Farmaci soggetti a ricetta limitativa: come dispensarli

 

I farmaci soggetti a ricetta limitativa, come molti sanno, si dividono in 3 categorie:
1. medicinali utilizzabili esclusivamente in ambiente ospedaliero(sono i farmaci classificati OSP);
2. medicinali vendibili al pubblico su prescrizione di centri ospedalieri o di specialisti;
3. medicinali utilizzabili esclusivamente dallo specialista in ambulatori.
In questo articolo parleremo della dispensazione in farmacia dei farmaci al punto 2.

Sono tutti quei farmaci che possono essere prescritti solo da medici che possiedono la specializzazione (o una delle specializzazioni) richiesta/e dall’AIC del farmaco OPPURE da centri Ospedalieri.

Nel primo caso, nel momento in cui viene data l’autorizzazione ad un medicinale soggetto a ricetta limitativa, viene anche specificata la/e specializzazione/i richiesta per la prescrizione. Esempio: il farmaco Kayexalate riporta che la prescrizione può essere effettuata da medici con specializzazione in medicina interna, nefrologia o cardiologia).

Ci sono però delle eccezioni: alcuni farmaci sono soggetti a Ricetta Limitativa, ma non è indicata la specializzazione richiesta. Che fa il farmacista?

Il farmacista si assicura che il medico che prescrive sia almeno  uno specialista (in qualcosa) e dispensa il farmaco; infatti non è compito del farmacista questionare sul fatto che la specializzazione del medico (es. ginecologia piuttosto che endocrinologia, cardiologia piuttosto che pneumologia) sia corrispondente o meno alla patologia per cui è indicato il farmaco.

Ultima cosa da chiarire bene: ricetta limitativa indica solo che la prescrizione deve avvenire sempre * per mano di uno specialista (v. avanti), ma non dice nulla relativamente al tipo di ricetta richiesta .

Infatti, una ricetta limitativa può essere:

  • ripetibile (Ricetta Ripetibile Limitativa), 6 mesi di validità per un massimo di 10 scatole.
  • non ripetibile (Ricetta Non Ripetibile Limitativa), 30 giorni di validità per il numero di confezioni indicato dal medico

Chiarito questo concetto, proseguiamo. Organizzerò i vari punti focali con il metodo “Domanda & Risposta”.

Sulla ricetta che prescrive il farmaco soggetto a ricetta limitativa, deve essere sempre riportata la specializzazione del medico?

Sarebbe bene, ma non è strettamente obbligatorio . Il farmacista ha di fatto il divieto di vendere farmaci soggetti a ricetta limitativa se la prescrizione non proviene da specialisti o centri ospedalieri, ma non è espressamente previsto che sulla ricetta debba essere riportata la specializzazione.

In sostanza, il farmacista deve sempre essere certo che il medico che ha redatto la ricetta sia uno specialista; come fare a saperlo? O è riportato nel timbro o il farmacista contatta l’Ordine dei Medici per chiedere chiarimenti o (visto che siamo nel 2012, epoca dei computer) utilizza l’anagrafica online dei Medici ( il sito della FNOMCEO ) in cui può controllare in tempo reale se una persona è un Medico Chirurgo iscritto all’Albo e quale specializzazione possiede.

Quando si vende a pagamento (c.d “ricetta bianca”) un farmaco soggetto a ricetta limitativa, la ricetta può essere redatta anche da un medico non specialista?

No, il fatto che il paziente sia disposto a pagare il medicinale non esula dal fatto che la prescrizione debba essere sempre redatta da uno specialista o da un centro autorizzato.

Semmai può avvenire il contrario, ovvero che un medico NON specialista può prescrivere a carico SSN un farmaco soggetto a ricetta limitativa (v. dopo).

Quindi, un medico di base senza specializzazioni o con una specializzazione diversa da quella richiesta, non può mai prescrivere su ricettario privato (a pagamento, ricetta c.d. “bianca”) un farmaco soggetto a ricetta limitativa.

Un medico di base senza specializzazioni o con una specializzazione diversa da quella richiesta, può prescrivere,  su ricetta SSN,  un medicinale soggetto a ricetta limitativa?

Si e No. Dipende.

Per poter rispondere è necessario introdurre il Piano Terapeutico.

Infatti un farmaco soggetto a ricetta limitativa può essere soggetto a Piano Terapeutico (es. Reminyl) oppure no (es. ).

Il Piano Terapeutico (PT) viene redatto dallo specialista che indica (tra le altre cose) la durata del trattamento con il farmaco. Per questo motivo, se un farmaco limitativo è soggetto a PT, il medico di base, una volta visionato il PT in corso di validità, può redigere la ricetta SSN per la prosecuzione cura.

Se invece il medicinale limitativo NON è soggetto a PT, il medico di base non specialista NON può trascrivere il medicinale su ricetta per dare continuità (chiarimento AIFA del 17.10.2008): la ricetta SSN di quel medicinale può essere redatta solo ed unicamente dallo specialista.

Domanda: nel primo caso, il farmacista deve visionare il PT?

Risposta: NO, dà per scontato che se il medico ha redatto la ricetta, vuol dire che ha visionato il PT. Se non è così, sarà l’AUSL con i controlli a rivalersi sul medico…

Una ricetta che prescrive un farmaco soggetto a ricetta limitativa e che proviene da un centro Ospedaliero, può essere  sempre spedita?

No.

Il fatto che la prescrizione provenga da un centro Ospedaliero non esclude il fatto che il medico che firma la prescrizione sia uno specialista (tenendo conto di tutto quello detto finora), quindi il farmacista deve assicurarsi che il medico operante nella struttura sia comunque uno specialista (con le metodiche descritte prima).

Chiarisco infine che il riferimento della norma per la provenienza della prescrizione da centri Ospedalieri (autorizzati) si riferisce all’emissione del Piano Terapeutico (altrimenti qualunque centro in cui opera uno specialista potrebbe emettere Piani Terapeutici).

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Appassionato Farmacista, "esperto" (oggi è un termine che vuol dire tutto e niente) di informatica, appassionato di legislazione farmaceutica.
  • Silvio Mecucci

    Ciao,
    io sono d’accordo con te, ma un’associazione regionale, di cui magari poi ti potrò rivelare l’identità, riguardo la prescrizione di un centro ospedaliero, mi risponde:
    —-
    il Kayexalate è un medicinale soggetto a ricetta ripetibile limitativa su prescrizione di centri ospedalieri o di specialisti (medicina interna, nefrologia, cardiologia).

    Quindi le condizioni sono due e l’una è l’alternativa dell’altra:

    · centri ospedalieri;

    · di specialisti (medicina interna, nefrologia, cardiologia).

    Siccome per prassi consolidata (da quando furono istituiti anni fa) tutti noi sappiamo che un codice a 16 cifre è di un centro ospedaliero, la condizione è soddisfatta, senza alcuna altra affannosa ricerca.

    In ultimo ti dico che nulla si può fare per far comparire in chiaro il nome del centro ospedaliero e/o la specializzazione del medico in quanto il Garante della Privacy ha imposto, su tutto il terriotrio nazionale, l’utilizzo del solo codice numerico a maggior tutela dei dati sensibili del paziente.

    Mi piacerebbe sapere cosa ne pensi,
    Silvio

    • Potrei (potrei) essere d’accordo, se ho capito la domanda.
      La prescrizione che proviene da un centro ospedaliero di per se potrebbe (dico potrebbe) essere valida di per se.
      La nostra AUSL però contesta questa cosa ritenendo che non c’è nessuna garanzia che il medico che l’ha prescritta lavori poi nel reparto specialistico che da adito alla prescrizione.
      Come vedi, anche in questo caso si interpreta o meglio, parere che vai, comportamento che trovi.
      Di per se la legge parla genericamente si “centri ospedalieri” e tanto basterebbe. L'”aggiunta” (se così vogliamo chiamarla) di avere comunque la necessità di sapere se il medico opera veramente in un reparto abilitato alla prescrizione rende sempre necessaria l’identificazione della specialità (come fa il farmacista a sapere se il medico pur non avendo la specializzazione, lavora presso il reparto di es. nefrologia?).

      Quindi, conformarsi all’AUSL è l’unica… In futuro, quando un’altra persona della stessa AUSL sostituirà colui o colei che ha emesso il parere…