L’insufficienza Venosa Cronica, Centella, Vite, Ippocastano e Rusco: la Nemica e le Amiche delle Gambe

Bertrand Morane, protagonista di “L’uomo che amava le donne”, film del regista francese Truffaut, ripeteva spesso questa frase:

le gambe delle donne sono dei compassi che misurano il globo terrestre in tutte le direzioni, donandogli il suo equilibrio e la sua armonia.

Nel film il protagonista era ossessionato dalle belle gambe e del sogno di ogni donna. Il sogno di ogni donna è avere gambe perfette, senza alcun tipo di imperfezione e questo desiderio è amplificato soprattutto in estate quando si crea l’occasione di indossare abiti leggeri e di mostrare le proprie gambe. Tuttavia, è proprio nel periodo estivo che i problemi alle gambe aumentano a causa delle temperature elevate e dell’elevato tasso di umidità che accentuano la sensazione di gonfiore e pesantezza alle gambe,  in quanto  le vene si dilatano.

La sindrome delle gambe gonfie e/o pesanti è spesso causata dall’insufficienza venosa cronica, non solo una patologia ma anche un inestetismo che potrebbe minare l’autostima delle donne.

Ritengo, quindi, importante chiarire cos’è l’insufficienza venosa cronica, quali sono le classificazioni fisiopatologiche, le cause e i sintomi che la accompagnano e quali  siano i rimedi terapeutici consigliati per affrontarla.

L’insufficienza venosa cronica che indicherò con l’acronimo IVC è una patologia molto diffusa e si calcola che circa il 30% della popolazione  italiana femminile e il 15% di quella maschile ne sia affetta.

L’IVC è una condizione nella quale le vene non favoriscono il ritorno del flusso sanguigno e il sangue tende a ristagnare nei tessuti e tale situazione si verifica  frequentemente nelle vene delle estremità inferiori.

A seconda delle cause l’ IVC può essere suddivisa in due grandi categorie :

  1. IVC organica, causata da vere e proprie patologie delle vene quali le varici ( dilatazioni permanenti della parete delle vene) la cui formazione è spesso legata al numero di gravidanze, all’utilizzo di anticoncezionali orali, alla ritenzione idrica, al sovrappeso, alla familiarità e al tipo di lavoro svolto.
  2. IVC funzionale, che è, invece, causata da un sovraccarico di lavoro delle vene.

Tale patologia comporta una serie di sintomi che vanno dal semplice gonfiore fino ad alterazioni che comportano disagi per il paziente: pesantezza delle gambe, crampi notturni, senso di tensione, dolore, fino alla comparsa di vere e proprie complicanze, quali flebiti, trombosi o ulcerazioni.

Per l’IVC sono state proposte, in base alla sintomatologia, molteplici classificazioni (Widmer, Langeron, Porter), ma nessuna di queste è stata universalmente accettata; anche se gli studi clinici dei fitoterapici fanno spesso riferimento alla classificazione di Widmer. Seconda questa classificazione si hanno tre stadi:

  1. caratterizzato da lieve edema, è connotato da alterazioni microcircolatorie poco evidenti;
  2. caratterizzato da edema severo, ipercheratosi (ispessimento dello strato corneo della cute, determinato da un’aumentata produzione di cellule dell’epidermide), l’aspetto dei capillari cutanei cambia profondamente poiché esiste uno scompenso microcircolatorio e i capillari appaiono dilatati.
  3. caratterizzato da lesioni trofiche ed edema pericapillare che conduce ad ulcerazioni cutanee.

Una delle più comuni manifestazione dell’IVC è costituita dalle vene varicose (varici), vene dilatate e dal decorso tortuoso, che possono apparire di color carne, viola scuro o blu. Le varici sono il risultato della distruzione della rete dei proteoglicani nel tessuto elastico della parete venosa ad opera degli enzimi lisosomiali. Questo faciliterebbe il passaggio di elettroliti, fluidi e proteine attraverso la parete vasale con conseguente formazione di edema, riduzione della parete vasale ed alterazioni microcircolatorie.

Molteplici sono le cure fisiche, chirurgiche, mediche per tale patologia. Le cure fisiche sono rappresentate dall’elasto-compressione mediante calze  e bendaggi di vario tipo. La pratica chirurgica comprende lo studio, la progettazione e l’esecuzione di interventi che vanno dalla demolizione delle vene malate (safenectomie e varicectomie) ai più sofisticati interventi ricostruttivi. Si inseriscono fra questi gli interventi di chirurgia conservativa, che prevedono interruzioni venose con il fine di correggere la circolazione. Le cure mediche consistono nella somministrazione di farmaci convenzionali o naturali che possono limitare il processo degenerativo delle pareti venose.

Data la mia passione per la fitoterapia vorrei focalizzare la vostra attenzione sui rimedi fitoterapici consigliati nell’IVC. Le piante medicinali tradizionalmente utilizzate per il trattamento dell’IVC e consigliate dalla Commissione E e tedesca sono: Centella asiatica, Vite, Ippocastano e Rusco.

La Centella è data dalle parti aeree ( foglie, piccioli) di Centella Asiatica, pianta originaria del sud-est asiatico. La droga contiene triterpeni ( asiaticoside, centelloside, acido madecassico), flavonoidi (quercetina), aminoacidi ed un olio essenziale contenente vari terpenoidi. La Centella porta ad un aumento dell’elasticità delle vene e ad una riduzione della capacità didilatazione, grazie agli effetti benefici sulla circolazione del sangue e questi effetti sono associati ad un aumento della sintesi di collagene. Le azione farmacologiche che possono contribuire all’efficacia clinica sono: azione sul collagene, attivazione della fibrinolisi e aumento della sintesi di fibronectina. La centella risulta ben tollerata sia in seguito a somministrazione orale sia dopo applicazioni topiche.

La Vite è la droga data dalle foglie di Vitis vinifera,  arbusto rampicante. I componenti più importanti delle foglie sono le proantocianidine, i flavonoidi e i composti stilbenici, quali il resveratrolo. Le proantocianidine estratte dalla Vitis vinifera possiedono azione antinfiammatoria e protettiva. Quest’ultima azione previene l’aumento della permeabilità vascolare. Non sono effetti avversi associati all’uso di foglie di vite.

L’Ippocastano è la droga data dai semi di Aeculus hippocastanum, pianta originaria dell’Asia Minore. Il principio attivo responsabile dell’attività terapeutica è l’escina, glicoside triterpenico. L’escina possiede diverse proprietà farmacologiche che sono di potenziale beneficio nei casi di IVC: queste comprendono l’azione antiedemigena, antinfiammatoria e venotonica. Le proprietà antiedemigene dell’escina sono evidenti nelle prime fasi del processo infiammatorio; l’escina, inoltre, determina un aumento della contrattilità venosa. La Commissione E tedesca raccomanda l’utilizzo dell’ippocastano per il tarttamento dei sintomi dell’IVC, quali senso di pesantezza delle gambe, crampi notturni, gonfiore.

Il Rusco è la droga data dal rizoma di Ruscus aculeatus, comunemente noto come pungitopo, una pianta perenne che cresce spontanea nei boschi e sottoboschi di tutta Europa. Tale droga contiene saponine steroidee ( ruscogenina e neoruscogenina), flavonoidi e derivati benzofuranoidici. Possiede attività astringente, antinfiammatoria che possono essere di giovamento nel caso di IVC. Non sono note reazioni avverse.

Purtroppo, oltre all’intervento chirurgico,  non c’ è una cura risolutiva per l’ IVC, ma le piante da me citate utilizzate a livello topico o orale dopo aver consultato il medico o il farmacista possono contribuire ad alleviare i sintomi di questa patologia e ad aumentare la resistenza venosa e il tono capillare. Donne, non attendete il caldo per correre ai ripari, ma pensate, pensiamo alla salute delle gambe anche durante l’inverno.

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Ada Di Lecce

Classe 1983. Laureata in "Scienze erboristiche" alla Facoltà di Farmacia "Federico II" nell'ottobre 2009 e successivamente in "Scienze degli alimenti e nutrizione". Nutro gran passione per il magico mondo delle erbe.