Fanno Bene gli Scozzesi ad Amare il Porridge?

Questo articolo nasce da un lungo dialogo, avvenuto giovedì scorso su skype, con un mio collega medico che da poco è stato in Scozia per qualche mese. Mi parlava, tra le altre specialità gastronomiche, del porridge e della passione degli Scozzesi per questa preparazione. Il porridge è un alimento in “momento gastronomico” fondamentale al quale non si rinucia mai: la colazione. Questa specialità è una piccola zuppa con la consistenza della polenta a base di avena, si consuma calda, con un pizzico di sale, a volte anche con zucchero di canna e del latte cremoso.

Una delle massime degli scozzesi su questo alimento è  che “il porridge si attacca allo stomaco e ti spazza bene le budella”, niente di più vero: ha tempi di digestione lunghi e un’adesione alle pareti gastro-intestinali molto forte, quindi un elevato potere saziante.

Il profondo senso di sazietà risiede nella fibra contenuta nell’avena. Generalmente, la fibra è la parte strutturale delle piante, dei cereali, della frutta e degli ortaggi; non può essere digerita dagli enzimi del nostro apparato gastrointestinale e quindi non ci apporta nutrimento.

Un recente studio ha confrontato soggetti che utilizzavano a colazione porridge e altri che mangiavano altri alimenti tra cui, fette biscottare integrali o crossaints.
Risultato? I “porridgiani” consumavano un terzo in meno delle calorie a pranzo: NON MALE !!!

Occhio a quanto segue! Il betaglucano è “la fibra dell’avena”: assorbe acqua nell’intestino formando un impasto che intrappola il colesterolo e una parte di acidi biliari. Poiché questi acidi derivano dallo stesso colesterolo, la rimozione dall’apparato digerente costringe l’organismo a sinterizzarne altro con una netta diminuzione di questo lipide.

C’è però un limite: troppa avena determina eccessiva produzione di gas da parte dell’intestino. Per ridurre il colesterolo del 5% sarebbe necessario ingerire circa 3-4 gr di betaglucano. In altre parole, nell’arco della giornata dovremmo assumere: una porzione da colazione di cereali tipo All bran; una porzione di pasta di semola; una porzione piccola di legumi o 1-2 frutti. Tuttavia, la riduzione del colesterolo espressa in termini del 5% è molto significativa in quanto contribuisce a ridurre un possibile attacco cardiaco del 10%.

In accordo alla capacità dell’avena di ridurre la pressione arteriosa, un recente studio ha paragonato i risultati di un gruppo di pazienti in terapia e che consumava 5 grammi di fibra di avena (tra cui il porridge) con quelli di un altro gruppo sempre in trattamento farmacologico e che mangiava cereali a contenuto di fibra molto più basso. Come risultato, il gruppo “dell’avena” fu in grado di smettere di prendere il farmaco nel 50% dei casi.

Il meccanismo alla base sta nel forte legame con la secrezione di insulina. Normalmente dopo un pasto vi è un aumenta della produzione di insulina. Se questi aumenti iniziano a essere frequenti, la produzione di questo ormone può diventare meno efficace e il corpo ne deve produrre sempre di più. Questo maldestro meccanismo si definisce come l’insulinoresistenza, auguratevi che il vostro medico non pronuncia mai questa parola in riferimento al cambiamento o meglio al peggioramento del vostro stato di salute. Perché? Nella maggior parte dei casi l’insulinoresistenza caratterizza diverse condizioni patologiche come ipertensione, obesità e sovrappeso, steatosi epatica , dislipidemie in generale e, non poteva mancare,aterosclerosi. Pertanto, con un importante e costante utilizzo di fibra il rilascio di insulina viene rallentato perché è rallentato, in generale, l’assorbimento dei principi nutritivi degli alimenti.

All’interno dell’avena è, inoltre, contenuta una famiglia di antiossidanti poco considerata: l’avenatrammidi. Svolgono una forte attività anti-radicale sono quindi in grado di proteggere efficacemente la matrice dermica (collagene, elastina, acido ialuronico GAG, …).
Oltre ad avere una forte pubblicità in ambito dermatologico, le avenatrammidi hanno importantissima capacità di impedire al formazione del colesterolo LDL di ossidarsi e quindi di danneggiare la arterie.

In conclusione, dopo averla solo considerata per molto tempo come cibo per animali, possiamo dire che l’uomo (soprattutto quello scozzese) ha iniziato a vedere il suo lato nutrizionale e pratico, anche se nessun alimento fa miracoli (cosa che spesso si sente vox populi o in tv). Alimenti come l’avena, quindi, portano solo benefici al nostro corpo; abbassa i livelli di colesterolo, diminuisce la pressione arteriosa, contribuisce a tenere sotto controllo l’evoluzione del diabete ed ha notevole proprietà antiossidanti sfruttate in cosmetica. Dunque, Buon porridge e buona avena a tutti !

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Sono il dott. Raffaele Nicola Maiullari, nutrizionista. “Fa che il cibo sia la tua medicina, la medicina sarà il tuo cibo” : questa massima di Socrate sarà il mio punto di partenza proprio perché credo fermamente che la cura della nostra salute e del nostro benessere parta necessariamente da una scelta consapevole degli alimenti quotidiani. Leggete gli articoli, commentateli e cercherò di chiarire ogni vostro dubbio.