La Digestione e l’Uso del Carbone Vegetale Dopo le Feste

digestione e carbone vegetaleDopo un suggerimento della dott.ssa Adriana Prifti sulla stesura di un’articolo sull’uso del carbone vegetale in seguito alle feste di fine anno, ho ritenuto che sia più importante parlare una attimino della fisiologia digestiva che i vari alimenti nutrizionali che subiscono all’interno dell’apparato digerente. Questo perché alla luce degli scarti che vengono prodotti durante il metabolismo di primo passaggio, si possono comprendere meglio i motivi dell’uso del carbone vegetale per il trattamento di alcuni disturbi caratteristici dell’intestino in condizioni estreme, come quelle in cui l’intestino si trova durante le feste di natale.

Ad ogni categoria di alimenti l’organismo riserva un trattamento speciale e cerca d’estrarre l’essenziale per preservare le sue funzioni fisiologiche vitali. Queste elementi essenziali si possono classificare in organiche e non organiche. Parleremo delle prime poiché sugli scarti delle prime che il carbone vegetale agisce. Le sostanze organiche vengono classificate in: Carboidrati, Lipidi e Proteine.

Senza entrare nello specifico a parlare della classificazione chimica dei carboidrati ecc, ma esistono zuccheri complessi (amido e derivati, presenti in molti alimenti quotidiani come pane, riso e pasta) e zuccheri semplici (frutta, zucchero da tavola – saccarosio – fruttosio e glucosio). Quest’ultimi non subiscono un metabolismo di primo passaggio significativo poiché essendo semplici non ci sono ovviamente motivi per semplificarli ancora, il copro gli assorbe immediatamente. Quindi la digestione importante è riservata a quelli complessi attraverso diversi enzimi che hanno il compito di renderli più biodisponibili (più appetibili all’intestino). Tra gli enzimi più importanti deputati a questo processo abbiamo le amilasi, una categoria di enzimi di scinde gli zuccheri presenti nella saliva, stomaco, intestino e sangue.

A partire dalla bocca quindi viene fatta una scrematura iniziale, parziale e prolungata  fino allo stomaco, laddove vengono disattivate a causa dell’ambiente acido. Successivamente grazie al succo pancreatico, versato attraverso il dotto pancreatico nel duodeno ed intestino tenue che le contiene di nuovo (ambiente neutro basico), si proseguirà con la semplificazione per facilitarne l’assorbimento dagli enterociti (cellule dell’intestino), la distribuzione nel sangue per eventuale scissione o per l’immagazzinamento nei vari distretti.

La digestione delle proteine (carni o legumi ad esempio) ha inizio invece nello stomaco dopo l’attivazione di un proenzima chiamato “pepsinogeno” con l’aumento dell’acidità dello stomaco. Infatti questo processo genera pepsina, un enzima deputato alla decomposizione delle macromolecole proteiche. Tuttavia, il processo continua ad essere attivo nel duodeno e nel piccolo intestino grazie all’azione degli enzimi pancreatici tripsina e chemiotripsina che favoriscono la scioglimento proteico e l’assorbimento delle loro unità funzionali, gli aminoacidi, necessari per muscoli, ormoni, sistema immunitario ecc…

La digestione dei grassi anch’essa ha inizio nello stomaco attraverso delle lipasi, enzimi che aggrediscono le molecole idrofile legate ai grassi presenti nel bolo alimentare. Successivamente passato lo stomaco (ambiente idrofilo), nel lume intestinale insieme a degli enzimi chiamati colipasi, si inizia la degradazione dei trigliceridi (grassi animali che vegetali) in monogliceridi e in acidi grassi liberi e dei fosfolipidi dando i lisofosfolipidi. Questi prodotti insieme ai sali biliari, proveniente dal fegato che agiscono da emulsionanti dato l’ambiente acquoso, formano le micelle, particelle deputate alla veicolazione del colesterolo esogeno (presente soprattutto nei grassi animali) e dei prodotti della degradazione dei trigliceridi nel sangue e da li alla sede di bisogno o d’immagazzinamento.

Perciò una mancanza degli enzimi pancreatici è un guaio! Un caso di pancreatite o disturbi idiopatici legati a disfunzioni dei dotti pancreatici o del fegato oppure una sindrome di malassorbimento alimentare, si può avere un’alterazione dell’intero meccanismo digestivo con numerose conseguenze intestinali. Tale però si verifica anche quando sono state introdotte elevati quantitativi alimentari. Infatti si hanno delle peristalsi intestinali ridotte e un maggiore lavoro alla flora batterica con conseguenti problemi di assuefazione, nausea, gonfiore addominale, aerofagia e stitichezza (da zuccheri) oppure diarrea  se non steatorrea (da grassi). Nel caso degli scarti proteici come urato, urea ed ippurati (tra l’altro origine di calcolosi renali, se prodotti in eccesso) che entrano nella composizione delle urina, una volta assorbiti oppure subiscono processi di putrefazione dalla flora batterica intestinale generando anidride azotate, biossido di carbonio e acqua con spesso diarrea.

Alla lunga questi processi possono prendere il sopravvento e innescare un circolo vizioso che spesso porta ad obesità, tumori intestinali e altri disordini dell’apparato digerente con varie conseguente su numerosi altri organi e tessuti annessi. Esistono molti prodotti in commercio con all’interno del carbone vegetale in abbinamento con numerosi estratti naturali o in combinazione con dei fermenti lattici oppure in alcuni casi anche con fibra alimentare e glutine. Però, prima di tutto bisogna chiedersi all’acquisto: So perché mi serve quel prodotto? questo perché certe volte l’uso può  essere controindicato e si può solo peggiorare il quadro clinico della situazione. Chiedere al farmacista non nuoce alla salute, fidatevi!

Perciò chiariamo un po la situazione! L’uso del carbone vegetale risulta utile per combattere i sintomi dell’aerofagia e del gonfiore in quanto capace di assorbire i gas intestinali prodotti durante il metabolismo primario degli alimenti, l’abuso invece risulta essere inefficiente e alla lunga come dimostrano alcuni studi può essere pericoloso e causare neoplasie intestinali (polipi). In caso di diarrea e steatorrea, la presenza di fermenti lattici da soli o in abbinamento a degli estratti vegetali, risulta essere utile poiché spesso vengono eliminati dei batteri della flora che invece dovrebbero rimanere all’interno a dare una mano a quelli rimanenti, però non risolve il problema dell’aerofagia e della putrefazione. La presenza anche della fibra alimentare risulta essere perfetta anche in caso di diarrea per la capacità di formare massa fecale, ma risulta non idonea nel caso di stitichezza accompagnata da aerofagia e gonfiore. Tuttavia data l’importanza della fibra alimentare nel ridurre l’assorbimento dei zuccheri e dei grassi, e quindi nel ridurre il carico di lavoro alle lipasi pancreatiche, la miglior cosa da fare è mangiare sempre un piatto d’insalata al giorno o ogni due giorni che male non fa, anzi! Dopo avere consultato numerose fonti scientifiche, vi posso assicurare che il nostro apparato digerente lavora in un modo abbastanza specifico ma da un certo punto di vista anche logico.

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Ragheb El Assouad

Farmacista Italo-Sirano esperto di digital marketing farmaceutico. Credo molto nel potenziale nelle informazione medica digitale nel migliorare l'efficacia dei servizi del sistema sanitario. Offro soluzioni alternative a chi ne ha bisogno.