Farmaci equivalenti e originali qual’è la differenza?

Con l’entrata in vigore del nuovo decreto, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale il 16 agosto 2012, il nuovo criterio che deve adottare il medico di famiglia nella prescrizione dei farmaci, prevede la facoltà di indicare nella ricetta rossa non solo il principio attivo del farmaco, ma anche uno specifico nome commerciale. Il farmacista è tenuto a proporre al cittadino l’analogo equivalente, ai fini di un risparmio, e potrà essere consegnato uno qualsiasi, a secondo della preferenza dell’assistito se lo vuole.

Tuttavia, diventa vincolante solo se il medico oppone la scritta “non sostituibile”. Se il paziente rifiuta il cambio, deve pagare la differenza di prezzo tra i due farmaci, anche se in possesso di una ricetta del Servizio Sanitario Nazionale.
E’ una delle nuove regole nate dall’esigenza di far risparmiare al cittadino anche sui farmaci. Purtroppo non sempre tutto risulta facile e chiaro ai pazienti e sono sopratutto gli anziani quelli più in difficoltà con le nuove regole, perché se un paziente che assume 5 farmaci diversi, ciascuno, da una diversa azienda può trovarsi di fronte a più di 3.000 combinazioni di pillole equivalenti dal punto di vista chimico e clinico, ma dall’aspetto diverso. Il risultato di questo cambiamento? Una grande fonte di confusione ! Abituati non al nome del farmaco, ma alle dimensioni della scatola e ai suoi colori, il solo fatto che abbiano un colore diverso rispetto a quello delle pillole abitualmente assunte può portare possibilità di grossolani errori nella terapia clinica e tanta sfiducia verso gli equivalenti. In altri Paesi europei i farmaci generici sono ben noti e usati abitualmente da anni. Arrivano a coprire quote del consumo di farmaci che si avvicinano all’80 per cento del totale.
Il caso contrario avviene in Italia, i generici non hanno ancora molto successo. Per quale ragione? Sarà un problema di comunicazione poco convincente sui generici?
Una dimostrazione sono le seguenti domande che vengono fatte ogni giorno in farmacia:

Ho sentito dell’esistenza dei generici, ma non ho capito bene…”
“La scatola è diversa dalla solita, ma la medicina è la stessa?”
“Ma se è lo stesso farmaco, come fa a costare di meno?”
“Ma siamo sicuri che faccia lo stesso effetto?”
“Ma siamo sicuri che mi sta dando la medicina giusta?”
“Me lo ha già proposto la scorsa volta, ma non ho ben capito si cosa si tratti. Perchè dovrei cambiare?”
“Ho visto in televisione che funzionano, ma il medico mi ha detto di prendere quella della ricetta.”

Ogni farmaco è coperto da un brevetto, che permette all’azienda che per prima l’ha introdotto sul mercato, di produrlo in esclusiva. Quando scade il brevetto, la legge stabilisce che qualunque casa farmaceutica possa produrre quel medicinale a condizione però che venga commercializzato a un prezzo inferiore di almeno il 20 per cento. Questo abbassamento del prezzo, che in alcuni casi raggiunge anche il 50 per cento, è possibile in quanto non devono più essere recuperati gli investimenti in ricerca e sviluppo sostenuti dall’azienda farmaceutica che ha realizzato quel determinato farmaco.
I farmaci equivalenti, sono spesso chiamati generici, termine mediato dall’inglese, che non rende giustizia. Anche se costano meno, offrono le stesse garanzie delle specialità di marca. La loro immissione sul mercato è infatti vincolata dall’autorizzazione da parte del Ministero della Salute, che accerta che siano assicurati gli stessi standard qualitativi del farmaco equivalente di marca. Una delle prove più rigorose che i farmaci equivalenti devono superare è quella della bioequivalenza, cioè che l’efficacia terapeutica è le proprietà farmacologiche come velocità di rilascio, intensità di assorbimento e indice di eliminazione dei residui, risultino identici a quelli della specialità medicinale. Insomma, i due prodotti devono avere lo stesso principio attivo, la stessa proprietà terapeutica, gli stessi effetti collaterali, qualora presenti, i medesimi eccipienti, e un’identica forma farmaceutica (compresse, capsule, fiale, bustine).

Come gli altri medicinali, devono avere un dossier di accompagnamento, in cui sono riportate informazioni sulla materia prima impiegata e i dati relativi a tossicità, stabilità e dissoluzione del prodotto. L’unica differenza sta nel nome. Sono infatti commercializzati con la denominazione del principio attivo che contengono, seguito dal nome dell’azienda produttrice, contrariamente agli altri che hanno nomi di fantasia.

Bisogna ricordare che dietro a una prescrizione c’è una grande attenzione alla salute del paziente e ci sono società scientifiche che affiancano l’Aifa (Agenzia Italiana del farmaco) e che a loro volta valutano l’efficacia delle cure sia con i principi attivi griffati sia con i generici.

Ringrazio per la collaborazione la mia titolare Dott.ssa Camilla Bartarelli e il mio collega Luca Mannelli.

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Adriana Prifti

Mi chiamo Adriana Prifti sono laureata nel 2008 al corso di laurea in Informazione Scientifica del Farmaco e nel 2012 al corso di laurea in Farmacia. Attualmente sono iscritta al Master di secondo livello in Medicina Integrativa con indirizzo Fitoterapia Clinica. Sono appassionata e specializzata in dermocosmesi. A tutti coloro che leggeranno i miei articoli, mi auguro di trasmettere non solo la mia passione per i rimedi naturali, ma anche e sopratutto il mio amore nel contribuire ad aiutare le persone a riacquistare la salute e il benessere.