Stamina: cosa sta succedendo in Italia, chi era Sofia e chi è Vannoni?

staminaliTutti conosciamo il significato di “cellula staminale” ovvero una cellula non specializzata in grado di replicarsi in maniera continuativa e tramite un processo di differenziamento trasformarsi in cellule di tessuto specifico. Tramite la donazione del cordone ombelicale, o dal sangue o midollo osseo.. queste sono prelevate e utilizzate in laboratorio.

Queste caratteristiche solleticano la fantasia dei ricercatori che studiano come collocare le staminali nei tessuti affetti da patologie di diverso tipo. Ricerca che esiste da diversi anni dai risultati positivi ma anche insuccessi. Nel 2005 la questione staminali fu trattata con un referendum, e proibita. Il referendum si riferiva alle cellule staminali embrionali umane, i quesiti riguardavano la legge 40 (del 19/02/04) che regola le norme legate alla fecondazione assistita. Oggi la polemica si solleva su cellule prelevate da tessuti mesenchimali di individui adulti, quindi è al di fuori dei temi trattati nel 2005. A fine marzo 2013 esce in Gazzetta Ufficiale il decreto Balduzzi sull’impiego di medicinali per terapie avanzate preparati su base non ripetitiva, tra cui le cure con cellule staminali. Il provvedimento, prevede che i pazienti che hanno iniziato questo tipo di cure potranno portare a termine i loro protocolli, anche se il laboratorio di riferimento non è autorizzato.

Queste terapie rispettano gli standard di sicurezza? E soprattutto è giusto che evadano i severi controlli delle autorità? Non esistono del resto a nostra tutela? Ci sono interessi economici?

Il metodo Vannoni, che prende il nome dal fondatore e presidente della Stamina Foundation si occupa della cura di malattie degenerative, anche pediatriche con il metodo stamina già dal 2006 utilizzato nell’ospedale di Brescia. “Le staminali sono una risorsa incredibile che c’è dentro il nostro organismo, è quella che ci mantiene in vita, che decide quanto dobbiamo invecchiare e che ci ripara…. Le staminali sono in tutte le specie viventi. […] Il metodo Vannoni è un metodo per estrarre le staminali in modo attivo. Noi le prendiamo dalla parte spugnosa dell’osso, dal bacino; il pezzettino di osso che prendiamo lo lavoriamo e ne riusciamo a tirar fuori 5 tipi di staminali diverse, ognuna con le sue funzioni e con le sue utilità. Dal nostro serbatoio di cellule staminali, noi ne prendiamo un pochino e le moltiplichiamo e le rimettiamo nel nostro organismo in una quantità molto maggiore”. Queste le parole di Vannoni in un’intervista rilasciata per Le Iene. Tramite 1 o 2 iniezioni si possono fermare malattie come “la sclerosi laterale amiotrofica (Sla), la Sma, il Parkinson… tutte le malattie dell’osso, quindi la rigenerazione della cartilagine, dell’anca, tutte le malattie autoimmuni, come la sclerosi multipla, il lupus”. Il nocciolo del problema risiede nel fatto che Vannoni non ha percorso la routinaria strada della sperimentazione ma la somministrazione tramite regime di uso compassionevole, per malattie dunque dall’esito infausto servendosi della legge Turco-Fazio eludendo i controlli e la sperimentazione di prassi. Infusioni dal prezzo medio di 20-25mila euro sotto regime pubblico quindi dispensato dal SSN. Cifre troppo alte per le magre casse dello stato? Intervistato dalle Iene Vannoni ha confermato la sua teoria delle cure compassionevoli dichiarando che “le terapie sono state interrotte perché non produciamo in un laboratorio farmaceutico, quindi non produciamo le cellule staminali come se fossero dei farmaci, le produciamo come se stessimo facendo un trapianto e questo, secondo una legge della Comunità Europea, non è fattibile in Italia, tranne che in casi compassionevoli che sono permessi dalla legge italiana. L’Europa ha stabilito nel 2008 che le cellule staminali sono dei farmaci, quindi non sono cose vive, sono delle molecole e vanno prodotte in un laboratorio farmaceutico, come per fare dei farmaci iniettabili, con le regole di un laboratorio farmaceutico. Le staminali, però, non sono molecole e se le tratto come tali alla fine o muoiono o diventano inefficaci e questo, purtroppo, è quello che sta succedendo a fronte di una rigidità eccessiva, che impedisce alle terapie con staminali di diffondersi in tutta Italia. Ogni ospedale italiano dovrebbe avere un centro di cura con cellule staminali e lo potrebbe fare con un allestimento bassissimo se fossero, come sono, effettivamente considerate come trapianti. Invece, essendo considerate dalla legge come farmaci siamo costretti a produrre dentro dei laboratori farmaceutici che costano milioni di euro, per autorizzare i quali ci vogliono anni”. Che sia un escamotage per raggirare l’Istituto Superiore di Sanità o legittimo è ancora da appurare essendo ancora sotto inchiesta dal 2011.

La letteratura è segnata da fallimenti, coma, tumori sviluppati per mancato arresto dell’azione rigenerativa ma anche qualche successo come quello di Luca Merlino Direttore Vicario Assessorato alla Sanità Regione Lombardia affetto da Sma5 che ha recuperato l’uso degli arti e l’autonomia. Su Nature è stato pubblicato un articolo con un attacco feroce firmato Abbot che ripercorre la vicenda italiana Vannoni, ormai fenomeno mediatico sottolineandone i punti salienti: Vannoni non è un medico, è laureato in lettere, insegna “psicologia della comunicazione” all’università di Udine e si è trasferito nella Repubblica di San Marino per aggirare le leggi italiane, il suo laboratorio di Brescia è stato decretato fuorilegge da un’inchiesta giudiziaria, non ci sono dati sulla validità scientifica del suo metodo e da tutta questa vicenda ha tratto solo pubblicità gratuita. Sofia, la bimba affetta da atrofia muscolare spinale (Sma1) che lo scorso 8 aprile aveva vinto il ricorso per potersi sottoporre alle terapie con il metodo Stamina è morta il 2 Giugno. Se Sofia non avesse dovuto aspettare di vincere la causa per poter continuare la cura con le staminali sarebbe ancora viva? Secondo Vannoni certamente sì, che continua a sottolineare l’urgenza al trattamento che hanno questi pazienti, dichiarando Sofia la prima vittima della nuova legge che impedisce l’ampliamento delle cure compassionevoli. Il papà della piccola è pronto a fare causa allo Stato. Il fenomeno mediatico cresce esponenzialmente, la comunità scientifica si divide e si pronuncia contraddittoria, le famiglie dei malati si stringono e forse cercano false speranze.

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Olga Patti

Laura in Farmacia presso Alma Mater Studiorum Bologna Master in Farmacovigilanza Farmacoepidemiologia. Stage presso Ospedale Infermi Rimini - Ufficio Farmacovigilanza.