Il “tenace monumento dei deserti”: il fico d’india

CONFETTURE DI STAGIONE

Questa volta ho scelto come titolo per il mio articolo una metafora per descrivere il frutto di cui intendo parlarvi.
Il fico d’india viene indicato come il “tenace monumento dei deserti” proprio per sottolineare la sua caratteristica principale: la presenza di spine e la sua capacità di sopravvivere nelle zone desertiche.

In botanica il fico d’india è noto come Opuntia ficus-indica: tale denominazione fu indicata per la prima volta da Miller nel 1768.
Il fico d’india appartiene alla famiglia delle Cactaceae, una pianta succulenta che può arrivare fino a 5 metri di altezza.
I cladodi, definiti comunemente ed erroneamente foglie, costituiscono il fusto e sono ricoperti da una pellicola cerosa che protegge la pianta dall’eccessivo calore, impedendo la traspirazione e proteggendola dall’attacco dei predatori.
L’Opuntia, come tutti i cactus, delega la funzione clorofilliana al fusto e non alle foglie.
Le areole, alla base delle foglie,si sviluppano in spine o radici particolari chiamate glochidi.

La composizione nutrizionale delle “foglie” è molto diversa da quella del frutto e dei semi.
Iniziamo dalla composizione chimica delle “foglie”:
i cladodi della pianta contengono una notevole quantità di acqua ma anche sali minerali (potassio, magnesio, calcio, ferro), vitamine (vitamina C e i precursori della vitamina A), fibra e carboidrati. nel succo delle foglie è possibile ritrovare vitamina B6, folati, tiamina.
I semi contengono lipidi e proteine; i frutti, invece, sono ricchi di zuccheri semplici, di sostanze antiossidanti.

Gli utilizzi di tale frutto sono molteplici.
Anticamente il succo ricavato dalle foglie era utilizzato come lubrificante per agevolare gli spostamenti di grossi massi di pietra; ed associato a miele e tuorlo sembrava esser utile contro le scottature.
I conquistatori del Messico utilizzavano il fico d’india per contrastare lo scorbuto, malattia dovuta alla carenza di vitamina C. Nella medicina messicana contemporanea, invece, i fiori sono utilizzati per contrastare la cistite e come diuretici; i frutti aiutano a bloccare la diarrea ed esercita azioni astringenti.
L’Opuntia vanta proprietà ipocolesterolemizzanti, gastro-protettive, anti-infiammatorie ed antiossidanti.
Alcuni studi condotti nelle Università di Palermo, Gerusalemme e Messina hanno confermato l’attività antiossidante, citoprotettiva e diuretica del fico d’india.

L’uso alimentare dell’opuntia si riferisce ai frutti: ricchi di carboidrati ( glucosio e fruttosio), oligoelementi, vitamine.
I frutti possono essere utilizzati freschi o per la produzione di gelatine, marmellate, succhi, liquori.

Nonostante la presenza di componenti nutritivi importanti e le attività benefiche di questo frutto è opportuno non mangiarne in quantità eccessiva in quanto potrebbe provocare blocco intestinale ed è sconsigliato a coloro che soffrono di diverticoli.

Abbiamo imparato a conoscere meglio questo frutto e spero in un consumo più consapevole del “tenace monumento dei deserti”.

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Ada Di Lecce

Classe 1983. Laureata in "Scienze erboristiche" alla Facoltà di Farmacia "Federico II" nell'ottobre 2009 e successivamente in "Scienze degli alimenti e nutrizione". Nutro gran passione per il magico mondo delle erbe.