Un “sogno coraggioso” in un “COSMO” ostile per i malati di sclerosi multipla

Pubblicato su Multiple Sclerosis Journal, “Cosmo”, uno studio scientifico atto a verificare se effettivamente esista una correlazione fra Ccsvi (insufficienza venosa cerebrospinale cronica) e la sclerosi multipla. Antagonista poiché sostenitore e ideatore della tesi: il dottor Paolo Zamboni, conosciuto angiologo dell’Università di Ferrara. Lo studio evidenzia, dopo più di milleeottocento casi trattati che non vi esiste alcun legame, risultati visionati commentati e discussi da differenti esperti che, in modo cieco hanno esaminato tutte le documentazioni raccolte nel suddetto studio. D’altro canto il metodo di Zamboni, da lui definito non un metodo ma una teoria medica, inizia nel 2008 quando il professore riscontra un legame fra la patologia e l’insufficienza venosa cronica cerebrospinale, che causa accumuli di ferro a livello cerebrale. Prevede quindi un intervento di angioplastica simile a quella che si fa con il palloncino, per riaprire le coronarie ostruite e che potrebbe dunque contribuire a migliorare le condizioni dei pazienti, eliminando gli ostacoli al deflusso del sangue “sporco” dal cervello.

Il Prof. Zamboni ha sempre sostenuto che l’intervento non è una panacea, che sono previste recidive nel 50% dei casi e ha sempre ammesso che non è un intervento appropriato per ogni caso di sclerosi multipla. Dopo anni di studi ha eseguito la prima (definita da lui) “liberazione” dei vasi, affermando che una volta sul tavolo operatorio alla visione di vasi ostruiti, indipendentemente dalla patologia, non sarebbe stato etico non dilatarli. Il resto è stato ricamato largamente dal fenomeno mediatico, e dai “pifferai” che hanno creato false speranze e aspettative. Zamboni non ha alcun interesse economico o personale, ha iniziato il suo progetto di ricerca dopo la diagnosi di sclerosi multipla alla moglie nel 2008.

Lo studio Cosmo, multicentrico e in doppio cieco, ha coinvolto 1800 pazienti fra malati di sclerosi, malati affetti da ulteriori patologie neurologiche e persone sane. E’ stato finanziato anche dalle famiglie dei malati ed è costato un milione e mezzo di euro sborsati dalla Fisma, la fondazione dell’Associazione italiana sclerosi multipla (Aism). Già da Canada,Stati Uniti e Franciaarrivavano venti contrari al metodo Zamboni, adesso è l’Italia che fornisce valide risposte evidenziando che il 97% degli affetti non aveva Ccsvi.

Pronta la replica degli Zamboniani che affermano: «Nessuno studio può autopromuoversi come l’unico e definitivo, in medicina. Nemmeno Cosmo». Ora che è pubblicato avremo la possibilità di studiare meglio i suoi contenuti, annunciati da un anno, e ci esprimeremo con ancora maggiore chiarezza su di essi. Riteniamo tuttavia che i punti essenziali delle nostre critiche allo studio difficilmente potranno subire variazioni di rilievo».

zamboni

Polemica prevedibile, in Italia, dove tralasciando e non sottovalutando i gravissimi problemi che si discuteranno lunedì nella trattativa del nuovo “Patto per la Salute” fra Governo e Regioni, tralasciando e non sottovalutando l’incontenibile spesa sanitaria, tralasciando e non sottovalutando le famiglie che non hanno più soldi per pagare i ticket, il nostro paese è sensibile a certi argomenti, ricordiamo altre manifestazioni che vanno contro l’evidenza scientifica come per il metodo Stamina, anch’esso molto discusso.

Siamo quindi ad un bivio? sì o no al metodo Zamboni? Avuti i numeri contrari adesso vanno considerati i costi e le risorse che esso impiega, senza sottostimare le speranze di molti, che si sono fatti operare magari in strutture private, sottoponendosi a rischi e pagando per qualcosa che viene definito effimero, senza fondamento né comprovata efficacia… eppure… Si chiama Nicoletta Mantovani, la vedova di Pavarotti nonché presidente onorario dell’associazione Ccsvi, e racconta il suo caso: primi sintomi a diciotto anni, vita difficile quasi impossibile fino all’angioplastica del collo effettuata dal Dr. Zamboni che le avrebbe cambiato la vita, facendola “guarire” totalmente. E si ritorna ad un vicolo cieco.

La sperimentazione del “sogno coraggioso” brave dreams (acronimo di BRAin VEnous DRainage Exploited Against Multiple Sclerosis, che, tradotto dall’inglese, significa “sfruttare il drenaggio venoso contro la sclerosi multipla), pro Zamboni, studio multicentrico in doppio cieco, prevede il reclutamento di 679 pazienti ognuno dei quali costerà più di 3 mila euro, approvato nel 2012 e di cui si attendono i risultati è visionabile sul sito internet dell’associazione con link per un’eventuale donazione.

Un cielo ricco ancora di domande con risposte evidenti, forse non per tutti basta che si tracci una realtà per questa grave patologia descritta per la prima volta dal neurologo Jean-Martin Charcot che coinvolge trecentomila persone in Italia, ed ogni anno si contano 200 nuovi casi.

The following two tabs change content below.

Olga Patti

Laura in Farmacia presso Alma Mater Studiorum Bologna Master in Farmacovigilanza Farmacoepidemiologia. Stage presso Ospedale Infermi Rimini - Ufficio Farmacovigilanza.
  • rosy

    fa paura questa malattia, speriamo bene