L’Alactasia e l’evoluzione umana

L’alactasia è l’intolleranza al lattosio ed è molto diffusa in Italia e Sud Europa, mentre non lo è nel Nord Europa. La diversa frequenza viene spiegata da studi multidisciplinari con il contributo degli archeologi e viene correlata ad un mutamento dietetico avvenuto qualche migliaio di anni fa: bere il latte fresco. La capacità di digerire il latte anche da adulto è stata una vera e propria rivoluzione che avvenne nelle popolazioni che praticavano l’agricoltura e la pastorizia, conseguente ad una mutazione selettiva che ha conferito agli adulti con la persistenza dell’enzima lattasi una maggiore forza evolutiva.

Le indagini sulle abitudini dietetiche degli insediamenti umani servono anche a fornire risposte al vecchio quesito sulle nostre origini, se cioè discendiamo dai cacciatori e raccoglitori che hanno imparato a praticare l’agricoltura e la pastorizia o se invece gli agricoltori ed i pastori hanno sostituito i popoli cacciatori e raccoglitori. Per dare una risposta certa a questo quesito gli archeologi studiano le tracce lasciate dall’insediamento umano nel continente segnate dai cambiamenti dietetici ed una di queste è l’utilizzo dei prodotti lattiero-caseari. Sono noti i legami tra alimentazione, genetica ed evoluzione umana e ci sono archeologi che si occupano in particolare della persistenza dell’enzima lattasi nelle popolazioni del Nord Europa e di come ciò ne abbia rivoluzionato le abitudini.

L’alactasia non è considerata una patologia, ma tutti sanno che se manca la beta-lattasi si hanno problemi intestinali se si beve latte non delattosato. I bambini alla nascita generalmente digeriscono il lattosio contenuto nel latte materno finchè questo ne costituisce il principale alimento dietetico, poi possono disattivare il gene della lattasi oppure la stessa può persistere. Gli studi sulla persistenza della lattasi sono iniziati negli anni settanta, quando in Polonia sono state scoperte delle ceramiche forate utili per la caseificazione, risalenti a 7000 anni fa, con dei residui di grassi del latte che sono la prima testimonianza di reperti di caseificazione al mondo. Durante l’ultima era glaciale, il latte era essenzialmente una tossina per gli adulti, perché – a differenza dei bambini – non potevano produrre l’enzima lattasi, necessario per scindere il lattosio. Circa 11.000 anni fa l’agricoltura ha iniziato a sostituire la caccia e la raccolta di erbe spontanee in Medio Oriente e i pastori impararono le tecniche per ridurre il lattosio nei prodotti caseari a livelli tollerabili tramite la fermentazione del lattosio nel formaggio o nello yogurt. Diverse migliaia di anni più tardi, una mutazione genetica diffusasi attraverso l’Europa, ha dato alla gente la capacità di produrre lattasi e bere latte per tutta la vita. Questo adattamento non solo ha consentito l’utilizzo di una nuova e ricca fonte di nutrimento che potrebbe aver sostenuto le comunità durante le carestie, ma è stato un fattore determinante per quei gruppi di contadini e pastori che  dal Sud iniziarono a migrare attraverso l’Europa.. Culture neolitiche del Medio Oriente si trasferirono in Europa godendo del vantaggio evolutivo che il latte conferiva, questi popoli di agricoltori e pastori con le loro tecnologie ed esperienze entrarono in competizione e sostituirono i cacciatori-raccoglitori locali.  Quindi la risposta alla domanda iniziale se discendiamo dai cacciatori-raccoglitori o dagli agricoltori-pastori pare che sia una sostituzione di popolazioni e non un’evoluzione della razza umana favorita dal vantaggio selettivo fornito alla specie dal gene della persistenza della lattasi nelle popolazioni del Nord Europa. Questa ondata di emigrazione ha lasciato un’impronta marcata sul Nord Europa, dove, a differenza di molte regioni del mondo, la maggior parte delle persone possono tollerare il lattosio. Potrebbe darsi che una grande percentuale di europei discendono dai primi lattasi-persistenti produttori di latte in Europa, nei quali il carattere sembra essere legato ad un singolo nucleotide in cui la base del DNA citosina cambiò in timina in una regione genomica nel cromosoma 2 . Ci sono altre sacche di persistenza della lattasi in Africa occidentale, Medio Oriente e Asia meridionale, che sembrano essere legate a 3 mutazioni distinte e casuali, come del resto avvengono tutte le mutazioni. In pratica non è stato il latte a provocare la mutazione, ma la mutazione è comparsa indipendentemente in popolazioni diverse che si dedicavano alla pastorizia. Questo carattere di persistenza alla lattasi, soprannominato l’allele LP, emerso circa 7.500 anni fa nelle fertili pianure dell’Ungheria, offrì un importante vantaggio selettivo. I ricercatori hanno stimato che le persone con la mutazione siano state più prolifiche fino al 19% in più rispetto a coloro che mancavano di esso ritenendo questo livello di selezione “tra i più forti mai visto per ogni gene nel genoma”.

Ma perchè l’allele LP ha seguito l’ondata migratoria? Quali sono stati i vantaggi evolutivi? Per i popoli del Nord un vantaggio potrebbe essere stata la migliore conservazione dei prodotti lattiero-caseari nei climi più freddi e perché erano alimenti che fornivano calorie in modo indipendente dall’alternanza delle stagioni e dall’abbondanza o carenza dei raccolti. Alcuni pensano che il latte , come fonte di vitamina D e calcio può aver aiutato, in particolare nel Nord, a scongiurare malattie come il rachitismo. Gli esseri umani sintetizzano la vitamina D naturalmente solo se esposti al sole, il che rende difficile per le popolazioni del Nord di farlo a sufficienza durante i mesi invernali. Per le zone aride come l’Africa invece la spiegazione più probabile è che la possibilità di bere latte da adulti abbia fornito un vantaggio come alimento liquido relativamente non contaminato e ricco di calorie e nutrienti, evitando diarree e disidratazioni. In ogni caso, la diffusione della mutazione è un fatto accertato e il vantaggio fornito dalla persistenza della lattasi ebbe un grande impatto, man mano che la popolazione cresceva rapidamente l’allele aumentava di frequenza. I risultati di questo modello sono ancora oggi visibili. In Europa meridionale, la persistenza della lattasi è relativamente rara – meno del 40% in Grecia e Turchia, solo il 15% in Sardegna. In Gran Bretagna e in Scandinavia, al contrario, più del 90% degli adulti è in grado di digerire il latte. In India: nel nord la percentuale di adulti che produce lattasi è del 63%, diminuendo fino al 23% spostandosi verso sud. Nella maggior parte del resto dell’Asia e tra le popolazioni native americane invece la persistenza della lattasi é molto rara. In Africa la distribuzione è alta nelle tribù che si dedicano alla pastorizia ed è bassa in quelle non pastorali.

L’alactasia è stata da un punto di vista evolutivo un anello debole per la specie umana e al contrario la persistenza della lattasi un punto di forza, viene spontaneo concludere quindi che bere latte non è innaturale come alcuni sostengono. 

Fonte : Archaeology: The milk revolution – Andrew Curry – nature.com