La scoperta del Fuoco di Sant’Antonio

Circa 400.000 anni fa l’uomo imparò a gestire il fuoco. Questa capacità, insieme all’abilità di cacciare e di adattarsi all’ambiente, consenti’ alla specie umana di migrare in Europa e Asia, colonizzando cosi buona parte delle terre.
Il fuoco fu cosi’ un alleato di grande efficacia per l’uomo primitivo. Per questo e per il suo fascino ipnotico fu divinizzato ed ebbe nelle religioni antiche e nei miti un ruolo sacro, magico o rituale. Anche per i filosofi greci il fuoco era una delle quattro essenze che costituivano il mondo insieme la terra, l’acqua e l’aria.

Grazie al fuoco l’uomo potè cuocere i cibi, illuminare le caverne, riscaldarsi e allontanare i predatori. Imparare ad addomesticare le fiamme perchè l’uomo verso le abitudini che ancora oggi lo caratterizzano consenti’ per esempio le prime pitture rupestri, dunque la nascita dell’arte, e fece si’ che i gruppi si riunissero attorno al focolare per consumare i pasti, facilitando l’instaurarsi dei legami familiari, anche se l’uomo dovette vincere un’iniziale paura per utilizzarlo.
In tempi preistorici i metodi per creare una fiamma erano due: per sfregamento e per percussione.

Nel primo caso si sfregano due legnetti intrisi di materiale infiammabile finchè questo non prende fuoco. Nel secondo si battono tra loro due pietre in modo che ne scaturisca una scintilla. Anche i raggi solari, focalizzati in un unico punto da una lente, possono creare una fiamma.
Inizialmente l’uomo osservò il fuoco come fenomeno naturale, scaturito per esempio dalla caduta di un fulmine su un albero. Il fuoco può essere utilizzato per inviare messaggi, poichè la forma delle nuvole di fumo, visibili anche da lontanto può comunicare importanti informazioni.
Per la scienza l’Herpes Zoster, detto anche il fuoco di Sant’Antonio, è causato dallo stesso virus responsabile della varicella, il Varicella-Zoster-virus.

Secondo le credenze e cerimonie tradizionali, Sant’Antonio Abate in Sicilia, essendo padrone del fuoco, nella notte tra il 16 e il 17 gennaio, si faceva festa, bruciando grandi castagne di legna, dette, appunto, i “falo’ di Sant’Antonio”. Le ceneri, chiuse in sacchetti tenuti nelle tasche degli abiti servivano come amuleti. Tenevano lontano le malattie e le persone portatrici di guai ed è stato considerato guaritore anche del virus herpes zoster.

Il virus responsabile dell’herpes è definito “neurotropo” ed “epidermotropo”. Risiede infatti a livello dei gangli nervosi, dove rimane inattivo e nascosto. Finchè si trova all’interno di tali strutture, sfugge alle difese naturali dell’organismo. In corrispondenza di determinati eventi, come può essere una malattia per cui le difese immunitarie dell’organismo sono basse, un periodo di stress prolungato, l’eccessiva esposizione al sole o alle lampade abbronzanti, la somministrazione di farmaci immosopressori, antibiotici, antimicotici ecc, il virus si riattiva e a partire dal ganglio in cui si trova, discende lungo la fibra nervosa, raggiunge l’area di pelle che tale fibra nervosa rende sensibilie e proprio in questo punto dà origine alla comparsa delle vescicole dolorose su un solo lato del corpo o del volto.
Le sedi tipiche dell’herpes zoster sono lungo il torace, l’addome, la schiena, o il volto. ma possono anche essere colpiti il collo, gli arti e la parte inferiore della schiena. La zona interessata può diventare particolarmente dolorosa e pruriginosa. Dopo una o due settimane le vescicole guariscono con la formazione di una crosta, ma il dolore continua.
Il dolore profondo che segue dopo la guarigione della fase acuta dell’infezione è chiamato nevralgia post herpetica, che può continuare per mesi perfino per anni, sopratutto nei soggetti anziani. I sintomi sono malessere, febbricola, brividi, disturbi gastrici, formicolii, prurito.
Al momento non si conosce una terapia che possa prevenire o arrestare lo zoster, e sebbene si possano tentare alcuni passi per accorciarne la durata, frequentemente l’infezione deve semplicemente fare il suo corso.
Per alleviare il dolore lieve si possono utlizzare farmaci analgesici. Un farmaco antivirale, l’aciclovir somministrato per via orale. Il trattamento dei sintomi prevede: disinfezione delle lesioni, seguita da applicazioni di talco mentolato, riposo e una dieta ricca di frutta e verdura.
Si consiglia l’assunzione di 1200-1600 UI al giorno di Vitamina E, non più di 2 settimane, sotto stretto controllo del medico. Si consiglia anche l’assunzione di 500 mg da 1 a 3 volte al giorno, dell’amminoacido Lisina, solo per una settimana.

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Adriana Prifti

Mi chiamo Adriana Prifti sono laureata nel 2008 al corso di laurea in Informazione Scientifica del Farmaco e nel 2012 al corso di laurea in Farmacia. Attualmente sono iscritta al Master di secondo livello in Medicina Integrativa con indirizzo Fitoterapia Clinica. Sono appassionata e specializzata in dermocosmesi. A tutti coloro che leggeranno i miei articoli, mi auguro di trasmettere non solo la mia passione per i rimedi naturali, ma anche e sopratutto il mio amore nel contribuire ad aiutare le persone a riacquistare la salute e il benessere.
  • Ada Di Lecce

    Complimenti Adriana!!!!