I polifenoli del benessere….

polifenoliI polifenoli rappresentano un insieme di circa 5000 molecole organiche ampiamente  diffuse nel regno vegetale; a tale gruppo appartengono flavonoidi, xantoni, stilbeni, derivati chinonici, tannini (catechine), glicosidi cianogenetici e glucosinolati.

Numerosi sono gli studi che confermano l’effetto benefico dei polifenoli, il cui accumulo si verifica con assunzioni regolari data la loro lunga emivita, ma la loro funzione è varia: gli isoflavoni della soia modulano l’attività estrogenica, alcuni flavonoidi della passiflora si legano ai recettori delle benzodiazepine esplicando un’azione sedativa, i tannini sono astringenti, le catechine sono antiossidanti, e così via. L’azione antinfiammatoria dei polifenoli è dovuta in parte all’azione antiossidante, in quanto gli stessi radicali liberi fungono da mediatori dell’infiammazione.

La vera scoperta è che la somministrazione di polifenoli riduce i fattori che promuovono l’infiammazione quali la ciclossigenasi e la 5-lipossigenasi, l’ossido nitrico sintetasi, la tirosin chinasi (citosolica e di membrana), la degranulazione dei neutrofili, il rilascio di acido arachidonico (precursore di eicosanoidi come PGE2), fattori di trascrizione (come NFKB e AP-1) attraverso l’attivazione dell’”AMPK”, e incrementa le difese antiossidanti attivando l’ “NRF2”.

Queste sostanze si trovano nel mondo vegetale, quindi le giuste dosi di frutta, verdura, ortaggi, cereali, legumi e frutta secca non devono mancare in una sana alimentazione. Alcuni dei polifenoli più efficaci e dei più studiati sono: resveratrolo (uva rossa, arachidi, bacche di gelso), mangiferina (mango), catechine del Tè verdequercetina (ampiamente distribuita nell’epicarpo dei frutti, nel grano saraceno, nella cipolla, nei broccoli, nell’uva rossa, nelle ciliegie, etc.), rutina (buccia della mela, agrumi, grano saraceno, etc.), luteolina (sedano, peperoni verdi, foglie e semi di perilla, tarassaco, Salvia tomentosa, timo, camomilla, Caprifoglio giapponese, etc.), esperidina (buccia di limone e arancia).

Molto interessante al riguardo è il Maqui (Aristotelia chilensis), un grosso arbusto sempreverde caratterizzato da fiori bianchi e bacche di un intenso colore blu, grandi anche quanto un’oliva e ricchissime di antocianine(flavonoidi che danno la colorazione blu/viole a molti frutti), tra cui le Delfinidine che sembrano avere una potente azione antinfiammatoria e antiossidante, ma è ancora presto per poterne accertare l’efficacia in campo clinico e/o preventivo.

Una elevata percentuale di queste sostanze, una volta ingerite, prima di circolare liberamente nell’organismo, si lega ad altre molecole formando i metaboliti che, come quelli delle catechine, della quercetina e del resveratrolo molto spesso non perdono il potere antiossidante e sono biologicamente attivi: diventano delle molecole in grado di attivare nella cellula una potente risposta difensiva e riparativa. Esiste un modo per constatare la potenza antiossidante di un polifenolo in confronto ad un altro? L’unità di misura più diffusa per determinare la potenza antiossidante di una sostanza è l’ORAC (Oxygen Radical Absorbance Capacity) il cui indiscutibile hype mediatico lo ha proclamato l’unità di misura sovrana, questo la dice lunga su come l’attendibilità di parte dell’informazione scientifica sia sottomessa alla sfrenata concorrenza del commercio: si potrebbe dissetare a lungo su questo argomento ma esula dall’obbiettivo di questo articolo. L’ORAC prevede di quantificare il potere antiossidante in laboratorio, ma non è testato in vivo, cioè le sostanze esaminate non sono le stesse che si trovano nel nostro organismo una volta ingerite: ciò non toglie che le stesse sostanze siano realmente efficaci, ma tale valutazione, qualora fosse alta, non è indice di maggior potere antiossidante in un sistema biologico e sopratutto non è sostituibile ad uno stile di vita sano, una corretta alimentazione e l’attività fisica: una breve critica a chi pensa che il benessere sia al di fuori del proprio controllo.

Numerose ricerche hanno confermato che con un’assimilazione giornaliera di polifenoli è possibile ridurre l’infiammazione silente sistemica, pronta ad accelerare i meccanismi biologici dell’invecchiamento fisiologico compromettendo la fuzione di tutti i tessuti: alla base di molte patologie (in primis, la sindrome metabolica, in piena espansione anche in età pediatrica) vi è l’infiammazione dovuta ad uno scorretto stile di vita e ad una alimentazione povera di sostanze che sostengono il nostro stato di salute generale, come  i polifenoli, le vitamine (circa l’80 % delle vitamine nei cereali raffinati viene perduta), gli acidi grassi essenziali.

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Fabio Milardo

Laureato in "Scienze erboristiche" presso la facoltà di Farmacia dell'Università degli Studi Catania, è stato responsabile di produzione e formulatore in un laboratorio di produzione di integratori alimentari. Tiene corsi di formazione ed è docente del master in "Medicina Integrativa" dell'Università degli Studi di Firenze. Classifica e raccoglie piante medicinali in Sicilia, approfondendo sia l'uso tradizionale che moderno.