SIBO, la sindrome intestinale non sempre riconosciuta

224885_324281891017333_1064754626_nSIBO è l’acronimo di Small Intestinal Bacterial Overgrowth, Sovracrescita Batterica dell’Intestino Tenue, una particolare forma di disbiosi intestinale determinata da una abnorme proliferazione di batteri anaerobi nei tratti alti dell’intestino tenue. Oggi la SIBO, anche se non sempre viene diagnosticata, è considerata una delle cause principali di alcune malattie croniche non solo dell’intestino, ma anche di altri apparati.

Batteri intestinali
L’importanza della flora intestinale autoctona è a tutti nota. Alla nascita il canale digerente è sterile, ma dalle prime settimane di vita c’è una progressiva colonizzazione per via orale di batteri che proseguirà fintanto che non raggiungerà l’equilibrio simbiotico della fase adulta. Nell’adulto la parte superiore dell’intestino tenue si mantiene priva di batteri, inibiti dai succhi gastrici e pancreatici, dalla peristalsi e dall’integrità immuno-funzionale della mucosa intestinale. Scendendo nell’ileo verso il crasso comincia la colonizzazione che si mantiene comunque bassa nel tenue, aumentando nel tratto terminale dell’ileo a più o meno 100 batteri / mL di contenuto intestinale. Nell’intestino crasso c’è una vasta comunità batterica di circa 1000 batteri / mL.

La microecologia del sistema intestinale umano è molto complessa, comprende oltre 500 diverse specie molto variabili da persona a persona e influenza lo stato di salute o malattia. Sono presenti batteroidi, bifidobatteri, clostridi, enterobatteri, enterococchi, lattobacilli e stafilococchi. I batteroidi e i bifidobatteri sono i principali microrganismi anaerobi, mentre l’Escherichia coli, gli enterococchi e i lattobacilli sono i principali microrganismi aerobi. I batteri intestinali normalmente vivono in simbiosi con l’organismo umano svolgendo importanti funzioni difensive, sintetiche ( vitamine) e depurative , in tal caso si tratta di eubiosi. Il loro metabolismo è importante per l’ospite, altrimenti insorge l’infiammazione, ossia la disbiosi. Se poi il numero dei batteri cresce fino ad almeno 105 unità formanti colonie, si ha l’invasione dell’intestino tenue e si parla di SIBO.

I sintomi della SIBO sono variabili per tipo ed entità e vanno dal meteorismo alla costipazione o diarrea, al malassorbimento con dolore addominale ricorrente, ma spesso la sindrome è asintomatica o oligosintomatica, perciò non sempre riconosciuta.

Le cause sono oggetto di studio, ma pare siano determinate da cattive abitudini di vita come dieta eccessivamente ricca di carboidrati, cibi raffinati ed alcool, stress, uso di farmaci ( si è notata una maggiore incidenza in chi fa uso prolungato di inibitori delle pompa protonica) , ipomotilità intestinale, diverticoli, malattie croniche intestinali, intolleranze alimentari o cicatrici da interventi chirurgici che ostacolano il transito intestinale. La fermentazione dei carboidrati, in particolare, produce gas, provoca la putrefazione delle proteine con produzione di ammine vasoattive, per esempio: istamina dall’istidina, tiramina dalla tirosina, cadaverina dalla lisina. Queste ammine vaso-attive aumentano la permeabilità intestinale, diminuiscono la motilità della muscolatura liscia ed inducono il dolore. Qualunque sia la causa, sta di fatto che questa superproduzione batterica col tempo genera uno stato infiammatorio cronico che richiama a livello della parete intestinale tutte le cellule atte a riparare il danno che l’infiammazione crea: i linfociti, i mastociti che liberano istamina ( responsabile della diarrea acquosa ), prostaglandine e citochine.

La diagnosi viene effettuata attraverso l’analisi digestiva completa delle feci ed iI Breath tests al glucosio e al lattulosio. Questi test dosano l’incremento di H2 o CH4 nell’espirato dopo la somministrazione di uno dei due zuccheri. Il test è specifico perché solo i batteri producono H2 e CH4, l’organismo umano non può farlo. Per la diagnosi di SIBO é necessario porre una diagnosi differenziale nei confronti della sindrome dell’intestino irritabile, dell’intolleranza al lattosio e al glutine, diverticoli e malattie organiche dell’intestino. Molto importante è l’anamnesi fisiologica e patologica.

Il trattamento principale della SIBO è una terapia a base di Rifamixina, un antibiotico che non viene assorbito a livello intestinale ed agisce come battericida sia contro gli aerobi che gli anaerobi. E’ consigliata una dieta povera di carboidrati semplici, raffinati ed alcool ed integrata con alimenti Probiotici ( yogurt con generi Lactobacillus, bifidobacterium, Saccaromyces e Streptococcus ), Prebiotici (alimenti non digeribili come inuline, oligofruttosio, lattulosio, fibra alimentare ) o Simbiotici (associazioni di probiotici e di prebiotici ).

Nella medicina funzionale ( una branca della medicina che cerca di scoprire, diagnosticare e curare i disturbi energetici e quelli regolatori prima che questi diventino morfologici ) si segue il programma 4R per guarire l’intestino :

RIMUOVERE dall’apparato digerente eventuale microflora patogena;
RIMPIAZZARE i fattori digestivi e/o gli enzimi ridotti;
REINOCULARE probiotici e prebiotici;
RIPARARE le cellule danneggiate.
Molto c’è ancora da verificare e scoprire sulla SIBO, capire se veramente è correlata con l’insorgenza di alcune malattie croniche o autoimmuni di organi non appartenenti all’apparato digerente. In gennaio 2014 in Oregon, a Portland, ci sarà il primo Convegno sulla SIBO.

  • Flavia

    l’articolo è interessante e puntuale ma occorerebbe indicare quali probiotici e prebiotici reinoculare in quanto non tutti sono adatti.
    Grazie per un’eventuale risposta in merito.
    Flavia