Ipertrigliceridemia: dal riso rosso all’olio di pesce.

trigliceridi 3I trigliceridi hanno una rilevante importanza alimentare e biologica, sono costituenti dei tessuti di riserva (tessuto adiposo) e sono in grado di fornire un’elevata quantità di energia. Da un punto di vista biochimico sono formati dal glicerolo e dagli acidi grassi a catena lunga e vengono sintetizzati nei tessuti animali mediante una serie di reazioni enzimatiche. Il metabolismo del tessuto adiposo è incentrato sulla biosintesi e sulla degradazione dei trigliceridi. Gli acidi grassi per la formazione dei trigliceridi nel tessuto adiposo provengono principalmente dal sangue (precisamente dal plasma) e hanno origine sia endogena (acidi grassi sintetizzati dal fegato) che esogena (assunti con la dieta). L’ ipertrigliceridemia può essere dovuta a: anomalie genetiche malattie metaboliche e renali ipotiroidismo diabete mal controllato farmaci come diuretici tiazidici, estrogeni, beta bloccanti terapia antiretrovirale alcolismo pancreatite acuta gravidanza L’Italia è uno dei paesi con i livelli più alti di trigliceridi in Europa, l’ipertrigliceridemia è considerata un fattore di rischio per le cardio-vasculopatie ed è un’aggravante rispetto all’aumento nel sangue del colesterolo cosiddetto “cattivo” (LDL). Elevati livelli di trigliceridi (> 150mg/dL) sono considerati un fattore di rischio coronarico, che diviene particolarmente critico se associato a ridotta colesterolemia HDL (< 40 mg/dL) o nell’ambito della cosiddetta “sindrome metabolica”. Nella sindrome metabolica non viene considerato il colesterolo, ma: elevato livello di trigliceridi (≥ 150 mg/dl), ridotto colesterolo HDL (< 40 mg/dl, Maschi; <50, Femmine), obesità centrale (circonferenza vita ≥ 102 cm, Maschi; ≥88, Femmine), alterata regolazione glicemica (glicemia a digiuno ≥ 110), ipertensione arteriosa (PA≥ 130/85). Quando almeno 3 di queste 5 variabili sono presenti viene diagnosticata la sindrome metabolica, a cui si associa un raddoppio del rischio di mortalità vascolare. L’ipertrigliceridemia è principalmente dovuta allo stile di vita errato, come l’alcolismo, il fumo e l’abbondanza nella dieta di glucidi (zuccheri, carboidrati complessi come pane e pasta) e se non viene controllata porta a patologie come l’aterosclerosi che è un processo infiammatorio cronico-cumulativo che porta alla formazione di placche fibro-lipidiche all’interno del sistema vascolare che possono manifestarsi a livello cerebrale(ictus ischemico, attacco ischemico transitorio), cardiaco(infarto miocardico, angina pectoris) e arterioso periferico (ischemia critica degli arti, claudicatio). Si può intervenire, oltre che dal punto di vista farmacologico e alimentare, anche con alcuni integratori, in particolar modo parleremo del riso rosso fermentato e dell’olio di pesce. Se i trigliceridi sono superiori a 500 mg/dL si presenta, oltre ai rischi cardiovascolari, il pericolo di una pancreatite acuta che deve assolutamente essere sottoposta a controllo medico.

Il riso rosso (Oryza sativa) fermentato è un prodotto di fermentazione del riso con vari ceppi di lievito Monascus purpureus. E’ stato usato per secoli in Cina nell’alimentazione ed in medicina. L’uso del riso rosso fermentato sembra sia stato notato per la prima volta durante la dinastia Tang e fu introdotto a Taiwan dai commercianti in vino di Fukien, circa un secolo fa. E’ usato dai cinesi come colorante in preparazioni alimentari. E’ stato impiegato nella medicina popolare cinese, nel trattamento di indigestioni, diarrea e per migliorare la circolazione del sangue. Oltre alla presenza di pigmenti naturali quali monascorubine e monascine (derivati dell’azafilone) il riso rosso fermentato contiene amido, acidi grassi (oleico, linoleico, linolenico, palmitico, stearico), fitosteroli (beta-sitosterolo, stigma sterolo), isoflavoni e monacoline. Le monacoline (10 tipi diversi di monacoline presenti nel riso rosso fermentato) possiedono un’attività inibitoria nei confronti dell’HMG-Coa reduttasi. Questi inibitori sono comunemente conosciuti come statine. La prima statina introdotta negli USA è stata la lovastatina. Questa è stata ricavata dal Monascus ruber e chiamata monacolina k. La monacolina k è un lattone convertito, nell’organismo, nella forma attiva della statina, il corrispondente beda-idrossiacido della monacolina k (lovastatina). Il riso rosso fermentato ha attività ipocolesterolemica e ipotrigliceridemica, il cui meccanismo d’azione non è ancora totalmente chiarito, la quantità di monacolina k deve essere almeno di 10 mg per un’attività ipocolesterolemica e ipotrigliceridemica. L’attività ipocolesterolemica può essere ascritta in parte alla presenza di inibitori dell’ HMG-Coa reduttasi, ma le altre sostanze presenti (fitosteroli, acidi grassi, isoflavoni) potrebbero diminuire il colesterolo e i trigliceridi agendo sinergicamente. Il riso rosso fermentato è controindicato in soggetti con ipersensibilità alle statine, anche se ci sono pareri contrastanti al riguardo ma ne è comunque sconsigliato l’uso. E’ controindicato in donne in gravidanza e nell’allattamento al seno, in donne in età fertile ed in soggetti con livelli alti di transaminasi. Le precauzioni e le avvertenze relative alla lovastatina vanno applicate anche al riso rosso fermentato. Le interazioni, che principalmente portano ad un aumento di miopatia, sono attribuiti alla concomitante assunzione con i seguenti farmaci: azoli antifungini, ciclosporina, fibrati, gemfibrozil, antibiotici macrolidi, nefazodone, inibitori di proteasi, statine e warfarina (dall’uso concomitante con quest’ultimo può risultare un aumento di valori INR, come di emorragia). Anche l’uso concomitante con alte dosi di acido nicotinico può aumentare il rischio di miopatia. Alcuni alimenti possono avere interazioni: il succo di pompelmo contiene sostanze come la furanocumarina Bergamottina che inibisce il citocromo P450 3A4, l’enzima che metabolizza anche la lovastatina. Per aumentarne la concentrazione plasmatica è consigliabile assumerla dopo un pasto.

Gli oli di pesce sono lipidi che si trovano nei pesci, particolarmente nei pesci dei mari freddi ed in altre forme di vita marina, come il fitoplancton. Questi oli sono ricchi di acidi grassi polinsaturi a lunga catena del tipo omega-3. Gli omega-3 più studiati sono l’acido eicosapentaenoico (EPA) con 20 atomi di carbonio e cinque doppi legami e l’acido docosaesaenoico (DHA) a 22 atomi di carbonio e sei doppi legami. Sono componenti vitali dei fosfolipidi della membrana cellulare, specialmente del cervello e della retina. Un’integrazione con olio di pesce riduce i trigliceridi e può avere attività antinfiammatoria, antitrombotica ed immunomodulatoria. La riduzione dei trigliceridi indotta da EPA e DHA sembra il risultato degli effetti combinati di inibizione della lipogenesi e della stimolazione dell’ossidazione degli acidi grassi nel fegato. EPA e DHA inibiscono la trascrizione dei geni che codificano per gli enzimi coinvolti nella lipogenesi ed aumentano la trascrizione degli enzimi che regolano l’ossidazione degli acidi grassi. Un’altra indicazione importante potrebbe essere la prevenzione di eventi fatali in soggetti con anamnesi positiva di infarti del miocardio. Una meta-analisi di numerosi studi effettuati per determinare l’effetto dell’integrazione con oli di pesce sulla concentrazione plasmatica di trigliceridi, ne ha dimostrato un effetto positivo su questo parametro. L’effetto sui trigliceridi era dose dipendente, mentre i livelli di colesterolo non subivano modificazioni significative, sebbene alcuni studi abbiano riportato un aumento del colesterolo LDL ed altri un aumento del colesterolo HDL. Cautela dovrebbero usare i soggetti affetti da emofilia ed in trattamento con warfarinici per i suo effetti antitrombotici. La somministrazione di olio di pesce dovrebbe essere interrotta prima di ogni interventi chirurgico. Nonostante alcune segnalazioni di un peggioramento del controllo glicemico, studi recenti e meglio controllati non hanno messo in luce alcun effetto negativo dell’olio di pesce sulla tolleranza al glucosio, sulla secrezione insulinica o sulla resistenza all’insulina in soggetti non diabetici. Come misura cautelativa, i pazienti diabetici dovrebbero con l’aiuto del medico monitorare la glicemia. Non ci sono segnalazioni di effetti collaterali gravi fino a dosi di 15 grammi al giorno. L’effetto anticoagulante può causare, occasionalmente, modeste emorragie nasali ed una facilità alle ecchimosi. Possono avvenire interazione, rare, tra gli integratori alimentare a base di pesce e l’aspirina o altri farmaci antinfiammatori non steroidea e prodotti fitoterapici come l’aglio (Allium sativum) ed il ginkgo (Ginkgo biloba). Tali interazioni si manifestano come aumentata frequenza di ecchimosi, emorragie nasali, emottisi, ematemesi, ematuria e sangue nelle feci. Gli integratori a base di olio di pesce dovrebbero contene un antiossidante, come la vitamina E, per proteggere gli acidi grassi dall’ossidazione. La dose di EPA/DHA va uno a tre grammi al giorno assunta durante i pasti in quanto meglio tollerata.

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Fabio Milardo

Laureato in "Scienze erboristiche" presso la facoltà di Farmacia dell'Università degli Studi Catania, è stato responsabile di produzione e formulatore in un laboratorio di produzione di integratori alimentari. Tiene corsi di formazione ed è docente del master in "Medicina Integrativa" dell'Università degli Studi di Firenze. Classifica e raccoglie piante medicinali in Sicilia, approfondendo sia l'uso tradizionale che moderno.
  • Adriana Prifti

    Fabio come sempre la stesura del tuo articolo è perfetta. Adesso non ci sono dubbi come prevenire e curare l’pertrigliceridemia. 🙂

  • Fabio Milardo

    Grazie Adriana. Auguri di cuore