NOROVIRUS : uno sgradito compagno di viaggio che non andrà su Marte.

E’ di questi giorni la notizia che è stata interrotta una crociera nei Caraibi di una nave della Royal Caribbean, perché più di 600 persone, tra passeggeri e membri dell’equipaggio, sono state colpite da una gastroenterite probabilmente causata da un violento tipo di “norovirus”. Eventi epidemici di questo tipo sono piuttosto frequenti sulle navi e nelle comunità.
Il norovirus è stato chiamato in molti modi ma originariamente fu definito “agente di Norwalk” perché riconosciuto come responsabile di un focolaio di gastroenterite acuta avvenuto tra i bambini presso una scuola di Norwalk, negli Stati Uniti, nel 1968. Nel 1972 venne identificato e sequenziato il genoma a RNA del virus, appartenente alla famiglia Caliciviridae e nel 2002 il nome è stato ridotto a ‘norovirus ‘ ( NV ) dalla Commissione Internazionale per la tassonomia dei virus .
I sierotipi e ceppi isolati appartengono a due genogruppi:

  • genogruppo I ( GI) che comprende il virus di Norwalk , virus Desert Shield e virus Southampton ;
  • genogruppo II ( GII ) che comprende il virus Bristol , virus Lordsdale , virus Toronto , virus Messico , virus Hawaii e virus Snow Mountain .

Cenni clinici
Il periodo di incubazione è di 1-3 giorni. I sintomi sono febbre, vomito, diarrea e nausea. A volte si può avere febbre bassa, cefalea, mialgie e astenia .
La malattia ha decorso acuto ma è benigna, infatti di solito la guarigione avviene spontaneamente entro 2-3 giorni senza ospedalizzazione. Bisogna ovviamente prevenire la disidratazione che accompagna queste manifestazioni specialmente nei bambini e negli anziani. Le persone infette da norovirus sono contagiose dal momento in cui iniziano i sintomi fino ad almeno tre giorni dopo la guarigione.
Aspetti epidemiologici
La trasmissione avviene rapidamente da persone infette, cibo o acqua contaminati , o toccando superfici contaminate. Il CDC (Centers for Disease Control) stima che siano almeno 23 milioni ogni anno i casi di gastroenteriti acute dovute a un’infezione da norovirus e che, nel complesso, questi agenti siano responsabili del 50% del totale delle gastroenteriti.
Dal punto di vista epidemiologico in Italia l’attenzione per questo virus è recente, a seguito di alcune epidemie che hanno interessato la provincia di Taranto nel 2000 e nel 2006.
In Europa, i norovirus sono considerati i più importanti agenti di infezione gastrointestinale non batterica.
Prevenzione
Il norovirus è rapidamente inattivato dal riscaldamento o da disinfettanti a base di cloro, è meno sensibile all’alcool e detersivi. Al momento non è disponibile un vaccino ( sono in corso dei trials su vaccini nasali e intramuscolari) e non servono antibiotici essendo un virus. Le infografiche del CDC raccomandano alla popolazione di lavarsi spesso le mani, cuocere i molluschi a temperature superiori a 65 C°, non manipolare il cibo quando si è malati, lavare accuratamente frutta e verdura, pulire e disinfettare superfici e biancheria con ipocloriti.
In Europa si adotta il sistema HACCP, adottato dalla NASA sin dagli anni ’60, un protocollo di autocertificazione della qualità igienico -sanitaria del prodotto alimentare.
La qualità igienico-sanitaria del cibo destinato agli equipaggi è decisiva per la sicurezza sui mezzi di trasporto.
Le navi da crociera partecipano al Programma di Sanificazione Vessel ( VSP ) ed adottano protocolli di monitoraggio sui passeggeri, il personale medico è tenuto alla segnalazione immediata di episodi gastroenterici che superino il 2 % del numero totale dei passeggeri o dell’equipaggio a bordo .
Il rischio di infezione alimentare deve essere contenuto a bordo degli aerei, specialmente per i piloti che mangiano per motivi di sicurezza pasti diversi per evitare che cibo contaminato possa creare problemi durante il volo.
Rischio zero invece per gli astronauti: nello spazio il cibo è sterile, sottovuoto e disidratato. La stabilizzazione del cibo è rigorosa e garantita per almeno 18-24 mesi, senza conservanti e, per quanto possibile, abbastanza gradevole anche se tutti i processi di conservazione e cottura alterano le caratteristiche organolettiche e l’eliminazione del sale che provoca ritenzione idrica negli astronauti nello spazio rendono un po’ insipido l’alimento.
L’azienda leader nella preparazione dei pasti destinati all’alimentazione nello spazio è italiana!
La Argotec, che ha sede a Torino, è l’unica responsabile europea per il bonus food degli astronauti ESA (Agenzia spaziale europea).
Quali sono i nuovi obiettivi nella sicurezza alimentare?
Giancarlo Genta, professore al politecnico di Torino, coordina la ricerca dell’International Academy of astronautics che lavora al progetto “White cosmic”, dedicato all’esplorazione umana di Marte. Tra i tanti bisogni occorrerà prevedere anche alimenti che abbiano una conservabilità di almeno 30 anni, considerato il periodo per andare e tornare dal pianeta!
Tra le probabili soluzioni si sta lavorando a stampanti 3D con cartucce che producano cibo.
La NASA ha finanziato un progetto per un prototipo ideato da Anjan Contractor, un ingegnere meccanico, per costruire una stampante 3 D che possa essere inviata nello spazio con cartucce ricaricabili con cibo in polvere che “stampi” pasti cotti.
Siamo sicuri che il norovirus non andrà su Marte, preferisce l’acqua e il mare!

Sitografia: