L’uso della Valeriana ieri e oggi…

Il sonno - Salvador D'Alì
Il sonno – Salvador D’Alì

Per Valeriana intendiamo Valeriana officinalis L. perchè è la specie alla quale si riferiscono la maggior parte degli studi disponibili. Comunque in commercio si trovano anche Valeriana walchii (Valeriana indiana), e Valeriana edulis (Valeriana messicana) che sono utilizzati come tali o come fonte per l’estrazione dei valepotriati a livello industriale. Fa parte della famiglia delle Valerianaceae a cui appartengono piante erbacee o suffruticose il cui frutto è sempre un achenio e i fiori sono rosei o bianchi riuniti in infiorescenze a corimbo. E’ alta fino a 120 cm ed è originaria dell’Europa e dell’Asia ma si è acclimatata anche nel Nord-Est dell’America.

La parte utilizzata per le proprietà neurosedative è la radice, che contiene un olio essenziale ricco di monoterpeni e sesquiterpeni, iridoidi (come i valepotriati che sono molto instabili e assenti in estratti di scarsa qualità), alcaloidi come l’actinidina e GABA. Ha un odore molto forte dovuto principalmente alla formazione di acido isovalerianico e contiene lo 0.5-1 % di essenza di Valeriana (Valeriana extractum siccum hydroalcoolicum F.U.IX). Non è stata rilevata la sostanza o l’insieme delle sostanze che, direttamente o indirettamente, esplicano un’azione sui recettori per il GABA perchè probabilmente sarà l’intero fitocomplesso a dare l’effetto farmacologico.

Nella medicina popolare la Valeriana è utilizzata per attenuare la tensione nervosa temporanea e nella difficoltà ad addormentarsi, effetto che è stato poi confermato dalla recente letteratura. Negli usi tradizionali viene anche impiegato come digestivo, negli spasmi della muscolatura liscia e nella colite spastica. Nell’Europa orientale viene utilizzato il macerato di radice di Valeriana con acqua fredda come calmante e nell’insonnia, nell’esaurimento nervoso e anche nelle palpitazioni.

Il tipo di estratto migliore della radice è quello metanolico che ha indotto una totale inibizione sui potenziali postsinaptici mediata dai recettori adenosinici A1: si evince da uno studio che l’attivazione dei recettori adenosinici A1 e GABA è mediata da differenti componenti dell’estratto e che questi due meccanismi contribuiscono in maniera indipendente agli effetti di induzione del sonno. Per le loro affinità per i recettori A1 e A2 sono stati utilizzati l’estratto di Valeriana e quello di coni di Luppolo: ciò ha rivelato che questa combinazione possiede affinità anche per i recettori della melatonina ML1 e ML2 e della serotonina 5HT: questo potrebbe essere di buon auspicio per utilizzare la Valeriana in insieme all’estratto di Luppolo nei casi di insonnia e stati di agitazione. La variabilità degli studi sulla Valeriana però non porta ad una conclusione definitiva sull’attività, ma sono principalmente gli acidi valerenici, citati anche nella Farmacopea Ufficiale, che riducono il tempo necessario per l’induzione del sonno, mentre la qualità del sonno e l’attività onirica sono invariate, il sonno risulta più riposante nelle prime ore del sonno e soltanto in queste si esplica l’effetto, infatti, probabilmente anche grazie a questo, non è presente la sonnolenza o la diminuzione della vigilanza e dei riflessi che si osserva invece con l’utilizzo degli psicofarmaci: questo è quanto di più attendibile si può trarre dalla letteratura. La Valeriana risulta indicata inoltre per attenuare gli stati ansiosi, soprattutto come alternativa alle benzodiazepine od altri farmaci ipnotici e sedativi. A livello della muscolature liscia gastrointestinale la Valeriana presenta un’azione spasmolitica e miorilassante: probabilmente sono gli acidi valerenici a ridurre gli spasmi dolorosi in alcune forme di colon irritabile. Una sinergia che ha riscontrato successo è quella che associa alla Valeriana il Biancospino (Crataegus monogyna J.,Crataegus oxyacantha L.) e la Passiflora (Passiflora incarnata L.) (le proporzioni e le dosi cambiano in base all’effetto che si vuole ottenere). L’estratto oleoso (oleolito) presenta un profilo fitochimico adatto per curare insonnia, crampi addominali, irritabilità, colon irritabile, è in grado di estrarre i componenti attivi in forma stabile, tanto da essere la forma estrattiva migliore secondo alcuni autori: nelle tinture può essere presente un’alta concentrazione di arginina che trasforma i valepotriati e i valeranali in composti inattivi, a meno che non si tratti della Valeriana rossa (Centranthus ruber L.) che non presenta arginina e i cui principi attivi si ritrovano immodificati anche dopo anni di conservazione. La posologia della Valeriana (come estratto secco idroalcolico titolato allo 0.42% in acidi sesquiterpenici calcolati come acido valerenico) va da 50 mg a 500 mg da assumere prima di coricarsi almeno per 6 settimane; oppure in estratto idroalcolico 2 – 3 ml due o tre volte al giorno sia nei disturbi ansiosi sia per migliorare la qualità del sonno.

La Valeriana è dunque un ottimo rimedio che risulta spesso inefficace principalmente a causa del tipo di estrazione adoperata alla droga o per l’errata posologia; è caratterizzata inoltre da un’elevata sicurezza d’uso attestata da vari studi farmacologici, anche con un sovradosaggio è stato riscontrato solo una modesta sedazione del sistema nervoso centrale e nessun altro effetto collaterale di rilievo: dosi elevate hanno solo prolungato l’azione sedativa. Diversamente dai farmaci non esiste alcun effetto sinergico tra le attività deprimenti della valeriana e dell’alcool sul sistema nervoso centrale. Per quanto riguarda invece le interazioni con i farmaci, è stato riportato un caso clinico in letteratura riferito ad un paziente già in trattamento con Lorazepam che ha manifestato vertigini, palpitazioni e un’intensa sonnolenza dopo assunzione concomitante di un rimedio contenente Valeriana e Passiflora.

Riferimenti:

  • “Efficacy and tolerability of valerian extract LI 156 compared with oxazepam in the treatment of non-organic insomnia–a randomized, double-blind, comparative clinical study.”-Ziegler GPloch MMiettinen-Baumann ACollet W.
  • “Fitoterapia” – Fabio Firenzuoli.
  • “Manuale delle preparazioni erboristiche” – Franco Bettiol, Franco Francesco Vincieri.
  • “Piante medicinali: controindicazioni, effetti collaterali e interazioni coni farmaci” – Fausto Mearelli.
  • “Guida bibliografica ai più noti fitoterapici” –  Elisabetta Boncompagni, Erika Bianchi, Corrado Giua.
  • “Manuale di botanica farmaceutica” – Elena Maugini.
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Fabio Milardo

Laureato in "Scienze erboristiche" presso la facoltà di Farmacia dell'Università degli Studi Catania, è stato responsabile di produzione e formulatore in un laboratorio di produzione di integratori alimentari. Tiene corsi di formazione ed è docente del master in "Medicina Integrativa" dell'Università degli Studi di Firenze. Classifica e raccoglie piante medicinali in Sicilia, approfondendo sia l'uso tradizionale che moderno.