Dalla natura un efficace rimedio contro le prostatiti.

prostatitiPer prostatite si intende: un’infezione della prostata, la sindrome da dolore pelvico cronico o un’infiammazione asintomatica della prostata. Essa può essere acuta o cronica e batterica o non batterica. La sindrome da dolore pelvico cronico può essere infiammatoria o non infiammatoria. Può presentare sintomi urinari e/o dolore urogenitale.
Le prostatiti comprendono quindi varie condizioni infiammatorie della prostata dovute ad infezioni batteriche (Escherichia coli (la causa più comune), Klebsiella spp, Pseudomonas spp, Proteus spp, Serratia spp, Enterobacter spp, batteri Gram-positivi come Enterococcus spp), più frequentemente ad agenti infettivi non identificabili, oppure microrganismi quali clamidie e micoplasmi.

Dove la fitoterapia ha successo è nell’ipertrofia prostatica benigna, che comporta un ingrossamento della ghiandola prostatica dove vi è un’infiltrazione di cellule infiammatorie alcune delle quali, soprattutto i macrofagi, producono mediatori chemiotattici come i leucotrieni attraverso la cascata dell’acido arachidonico provocando una riduzione dell’efficienza organica e la nascita dei sintomi che caratterizzano l’infiammazione di cui parleremo in seguito.
E’una patologia tanto comune quanto resistente alle varie terapie a causa dell’anatomia della ghiandola prostatica e della fisiopatologia della malattia. A causarla è un’infezione che spesso va incontro a riacutizzazione e cronicizzazione del processo infiammatorio, anche in assenza di germi.
Occorre in primis adottare misure dietetiche in modo tale da ridurre al minimo gli stimoli flogogeni, quindi evitare eccessi di insaccati, cibi in scatola, condimenti piccanti, alimenti in salamoia, tartufi, fritti, cacao e cioccolata, crostacei, legumi secchi e frutta secca, cipolle e ravanelli, vini ad alto contenuto alcolico e superalcolici. La Serenoa repens e il Pygeum africanum sono dei potenti antinfiammatori specifici per patologie prostatiche come l’ipertrofia prostatica benigna e la prostatite cronica. L’effetto sui sintomi della prostatite (disuria, nicturia, getto urinario e residuo vescicale post minzionale) dell’estratto lipidico della Serenoa è dovuto all’inibizione del recettore 5­-alfa-reduttasi, che catalizza la trasformazione del testosterone a diidrotestosterone, e alla riduzione di circa il 40% del legame del testosterone e del diidrotestosterone ai propri recettori.

Questo effetto antiandrogeno avviene selettivamente nel tessuto prostatico senza così influenzare la concentrazione di LH, FSH e testosterone nel plasma senza alterare il sistema degli ormoni sessuali.
In questo modo il testosterone non si trasforma in diidrotestosterone, la sua forma attiva, che è principale causa dell’aumento del volume della ghiandola prostatica e dei sintomi ostruttivi che caratterizzano la patologia.

Recenti ricerche indicano che l’estratto lipidico della droga inibisce anche la 5-­lipo­ossigenasi e in parte anche le ciclo-ossigenasi, con significativa riduzione della liberazione di prostaglandine PGI2 e PGE2.
Il Pygeum africanum mostra azione antiflogistica e di inibizione dell’iper-reattività vescicale intervenendo significativamente sulla frequenza delle minzioni notturne, sul flusso urinario massimo e sul residuo vescicale postminzionale, riducendo inoltre la tumefazione infiammatoria della prostata e delle vescicole seminali. Anche il Pigeo inibisce (selettivamente come nella Serenoa repens) la 5­-alfa-­reduttasi, trovandosi in perfetta sinergia con la Serenoa, e la 5-lipossigenasi con conseguente riduzione nella formazione dei mediatori flogogeni catalizzati da questo enzima.
Questi sono rimedi naturali con un’efficacia e un profilo di sicurezza maggiore rispetto a farmaci come la finasteride i cui più comuni effetti indesiderati sono l’impotenza e la riduzione della libido.

Infine, a questi rimedi si possono anche associare piante ad azione immunostimolante come Echinacea angustifolia, E. pallida, E. purpurea ed Uncaria tomentosa, piante con potente azione antinfiammatoria come la Boswellia serrata, la Curcuma longa e l’Ananas comosus in ragione della bromelina (efficace soprattutto nell’orchiepididimite), potente antinfiammatorio ad alto dosaggio (non meno di 500 GDU al giorno).
Anche L’Urtica dioica è un ottimo rimedio, contiene fitosteroli con meccanismo simile a quello della Serenoa repens, ma contiene anche lectine che inibiscono l’EGF (Epidermal Growth Factor), un fattore di crescita cellulare capace di ridurre la sintomatologia e parzialmente anche il volume della ghiandola.

Molto in voga sono anche il Polline dei fiori e la Quercetina, ma ancora c’è tanto lavoro da fare per i ricercatori per accertarne l’efficacia e la sicurezza.

Riferimenti Bibliografici:

  • “Fitoterapia. Guida all’uso clinico delle piante medicinali” di Fabio Firenzuoli, 2009, Elsevier.
  • “Guida Bibliografica ai più noti fitoterapici” di Elisabetta Boncompagni – Erika Bianchi – Corrado Giua, 2010, Aboca Edizioni.
  • “Medicina interna sistematica” – Claudio Rugarli

Sitografia:

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Fabio Milardo

Laureato in "Scienze erboristiche" presso la facoltà di Farmacia dell'Università degli Studi Catania, è stato responsabile di produzione e formulatore in un laboratorio di produzione di integratori alimentari. Tiene corsi di formazione ed è docente del master in "Medicina Integrativa" dell'Università degli Studi di Firenze. Classifica e raccoglie piante medicinali in Sicilia, approfondendo sia l'uso tradizionale che moderno.