Hypericum perforatum: efficacia e interazioni.

Hypericum perforatumAppartiene alla famiglia delle Ipericaceae ed è conosciuto anche come erba di S. Giovanni perchè la notte di san giovanni tra il 23 e 24 giugno, quando si bruciavano le erbe la si teneva per proteggersi dalle streghe. L’Hypericum perforatum è oggi conosciuto principalmente per le proprietà antidepressive. Cercherò di illustrare l’efficiacia terapeutica in base alla tipologia di standardizzazione attuale attraverso i dettagli del meccanismo d’azione e ai dosaggi. Infine, il quadro tossicologico e le interazioni che caratterizzano la maggior parte degli antidepressivi. 

Il suo principale utilizzo clinico è nelle sindromi depressive di lieve/media gravità, (effetto equivalente all’imipramina, ma meglio tollerato dai pazienti) in questo senso è la pianta oggi più studiata in assoluto. infatti inibisce la ricaptazione di amine cerebrali in modo simile a quello degli antidepressivi. Il meccanismo d’azione non è così semplice come si riteneva fino a qualche anno fa ma è molto complesso:

  • Inibizione delle MAO-A e delle COMT.
  • Inibizione della ricaptazione della serotonina, della noradrenalina, della dopamina e del GABA con analoga potenza, risultando l’unico antidepressivo naturale fin’ora studiato che esibisce un profilo della captazione così ampio.
  • Aumento della secrezione notturna di melatonina

Vengono utilizzate le sommità fiorite, ricche di principi attivi quali: naftodiantroni (ipericina, pseudoipericina), composti fenolici (iperforina, iperoside, rutina, quercitrina e bioflavoni), un olio essenziale ricco di monoterpeni, tannini catechici e xantoni. Il meccanismo d’azione è da attribuire al fitocomplesso, con particolare riferimento al gruppo dei flavonoidi e all’iperforina piuttosto che all’ipericina, ne consegue sia che la standardizzazione attuale, basata sul contenuto in ipericina, è poco correlata con l’efficacia clinica, sia l’ingiustificato o inutile utilizzo di estratti non standardizzati.

Una ricerca infatti, attraverso l’utilizzo di una nuova tecnica sviluppata per determinare la misura quantitativa dei principi attivi in modo più efficiente e selettivo (HPTLC), ha determinato il contenuto di vari p.a. in cinque TM e/o preparazioni composte presenti sul mercato: oltre a confermare l’estrema variabilità dei p.a., la quantità di tintura madre (TM) da assumere per assimilare tanti p.a. quanti ne servono per l’effetto nella cura della depressione oscillerebbe tra 10 e 200 ml, dose che appare improponibile soprattutto se paragonata alle comuni dosi di TM utilizzate (30-60 gocce), considerando, inoltre, l’alta quantità di alcol assunta. Quindi la TM di Iperico ha davvero poco senso.

L’apporto giornaliero di ipericina non deve superare i 21 mcg/die, tenore che corrisponde a 7 mg di iperico (in e.s. titolato allo 0.3 % in ipericina). La commissione E in un recente passato indicava di assumere la droga della pianta a un dosaggio di 2-4 g facendo ancora riferimento alla quantità di ipericina presente.

I dati relativi all’iperforina indicano che l’azione inibitoria della ricaptazione non coinvolge specifici siti di legame a livello dei recettori dei neurotrasmettitori, suggerendo ai ricercatori che l’effetto centrale dell’iperforina potrebbe essere indirettamente mediato da un metabolita o da un neuromodulatore, oppure che la molecola potrebbe agire a livello periferico modulando i livelli di IL-6 circolante, in accordo con l’ipotesi secondo cui l’ipersecrezione di citochine potrebbe essere coinvolta nell’insorgenza e nel mantenimento dei disordini depressivi. L’inibizione dell’IL-6 spiega anche, o almeno in parte, l’aumento della serotonina indotto dall’estratto di Iperico. Riguardo l’azione inibitoria sulla ricaptazione neuronale sono stati suggeriti anche altri meccanismi d’azione, tra cui alcuni che coinvolgono sia la funzione dei sinaptosomi e delle vescicole di deposito dei neurotrasmetitori, sia la conduttanza ionica. Recenti ricerche indicano infatti che l’iperforina influisce in modo notevole sui flussi ionici delle cellule nervose, concorrendo così al miglioramento del tono dell’umore. 

Che l’Iperico possa, attraverso le sostanze fototossiche contenute, aumentare il rischio di tumori maligni cutanei è improbabile dato che questo rischio esiste solo per assunzioni pari a 30-50 volte la dose terapeutica giornaliera. La maggior parte delle interazioni tra iperico e farmaci è dovuta all’induzione degli isoenzimi epatici del Citocromo P450 e dell’espressione della glicoproteina-P, riducendo così la concentrazione plasmatica (e quindi l’emivita) e l’effetto terapeutico dei farmaci:

  • Isoenzima CYP3A4: carbamazepina, chinidina, ciclosporina, cisapride, digossina, diltiazem, eritromicina, etinilestradiolo, flutamide, indinavir, losartan, nifedipina, cortisolo, tacrolimus, tamoxifene, taxolo e derivati
  • Isoenzima CYP1A2: estradiolo, imipramina, teofillina, warfarin
  • Isoenzima CYP2C9: fenitoina, tolbutamide, torasemid

Per contro, sospendendo l’assunzione dell’Iperico si potrebbe verificare l’effetto opposto, che può diventare grave se il farmaco ha un basso indice terapeutico.

Da tenere in considerazione è, come spesso capita, sia il paziente in terapia con anticoagulanti orali, eparina, antiaggreganti piastrinici e/o fibrinolitici che non dovrebbe assumere contemporaneamente molte piante tra cui anche l’Iperico (ma ricordiamo anche Aglio, Ginkgo, Ippocastano, Meliloto etc …), sia il paziente in terapia con digitalici che dovrebbe far attenzione ad assumere l’Iperico (ma anche Biancospino, Crespino, Eleuterococco, lassativi antrachinonici, Liquirizia, Orthosiphon etc …) per rischi di interferenze farmacologiche.

E’ Nettamente superiore ai tradizionali farmaci antidepressivi in termini di comparsa e gravità degli effetti collaterali, che sono invece rari o assenti nell’Iperico, vediamone alcuni: disturbi gastrointestinali, reazioni allergiche, faticabilità, ansia, vertigini. Ha un’elevata tollerabilità con un’incidenza di effetti indesiderati variabili tra il 2.4 % e il 7.4 %, i più comuni sono i disturbi gastrointestinali, presumibilmente in ragione dei tannini, e l’astenia; non presenta inoltre sul sonno REM gli effetti soppressivi dei farmaci antidepressivi.

Quanto detto induce a pensare che tanto è stato fatto su questa pianta, ma tanto c’è ancora da scoprire, alcuni studiosi infatti credono fermamente che l’Hypericum perforatum può essere utilizzato anche nella depressione grave, sia ovviamente per l’indiscutibile efficacia che per la sicurezza d’impiego e l’ingente quantità di effetti collaterali, che gli antidepressivi sintetici causano.

Bibliografia:

  • “Fitoterapia. Guida all’uso clinico delle piante medicinali” di Fabio Firenzuoli, 2009, Elsevier.
  • “Guida Bibliografica ai più noti fitoterapici” di Elisabetta Boncompagni – Erika Bianchi – Corrado Giua, 2010, Aboca Edizioni.
  • “Piante medicinali: controindicazioni, effetti collaterali e interazioni con i farmaci” a cura di Fausto Mearelli.
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Fabio Milardo

Laureato in "Scienze erboristiche" presso la facoltà di Farmacia dell'Università degli Studi Catania, è stato responsabile di produzione e formulatore in un laboratorio di produzione di integratori alimentari. Tiene corsi di formazione ed è docente del master in "Medicina Integrativa" dell'Università degli Studi di Firenze. Classifica e raccoglie piante medicinali in Sicilia, approfondendo sia l'uso tradizionale che moderno.