Effetti della Cannabis legati all’uso terapeutico

effetti cannabisPartendo dall’assunto secondo il quale le neoplasie rappresentano oggigiorno un gruppo di patologie ad elevata incidenza negativa per entrambi i sessi, si cerca quotidianamente di investigare circa i rimedi da impiegare per ottenere una cura efficace. Quasi sempre la ricerca di innovazione trova un più immediato riscontro nella scelta di rappresentati del panorama fitoterapico. E’ il caso della Cannabis sativa, pianta dalla storia millenaria, duttile per quanto riguarda antiche e moderne potenzialità terapeutiche.

Originaria dell’Asia Centrale, la Cannabis sativa L. (Canapa)  è una pianta annuale appartenente alla famiglia delle Cannabaceae. Foglie ed infiorescenze contengono  per lo più THC o Delta-9-Tetraidrocannabinolo (12-25%) e CBD o Cannabidiolo (1-4%).

  • Il primo è un composto psicoattivo, il che vuol dire che influisce sulla funzionalità cerebrale agendo sul SNC e la sua azione è la principale responsabile degli effetti legati all’abuso della sostanza.
  • Il secondo di norma è considerato un cannabinoide non psicoattivo, con qualche effetto sedativo ed antidolorifico.

La loro coesistenza all’interno della stessa pianta risulta essere sorprendente.

Numerose ricerche scientifiche, riportano gli  effetti antitumorali legati a CBD e THC contenuti nella Cannabis (terapeutica). E’ di anni recenti la conferma che il Cannabidiolo sia in grado di rallentare la crescita delle cellule tumorali e di inibire la formazione di cellule che nutrono i tumori. Ciò si aggiunge alle già note azioni attribuite alla sostanza come antiemetico, antidolorifico.

Nel 2007, uno studio condotto dal California Pacific Medical Center mostrava la capacità del CBD di uccidere le cellule tumorali in alcuni pazienti con cancro al seno per inibizione del gene ID-1 (proteina responsabile della diffusione del cancro ad altre cellule). Il gene in questione, in soggetti sani, è attivo solo durante lo sviluppo embrionale. Tuttavia si è riscontrata la sua presenza in gran quantità nei malati di tumore al seno e di altre forme tumorali in stato avanzato. In tali soggetti, il gene è attivo e provoca le metastasi, veicolando la malattia alle cellule sane.
Sean Mc Allister, ricercatore a capo dello studio, ha espresso la formidabile capacità del CBD di fermare il male al pari della chemioterapia, con la prerogativa unica e distintiva di riuscire a bloccare solo le cellule maligne.

Risale a Cristina Sanchez, biologa dell’Università Complutense di Madrid, la scoperta vecchia di 10 anni che le cellule tumorali cerebrali muoiono se esposte ai tetracannabinoidi (THC). La Dott.ssa Sanchez riuscì a dimostrare la capacità del THC di indurre l’apoptosi di cellule appartenenti ad una forma molto grave di tumore cerebrale. Il primo test clinico riferibile al THC fu condotto in Spagna nel 2006. Fu somministrato THC mediante catetere direttamente nelle cellule tumorali di 9 malati di tumore al cervello. In tutti i casi si ebbe riduzione significativa della proliferazione tumorale. La rivista Nature pubblicò i risultati dei test.
Un gruppo di studiosi della Harvard University riscontrò effetti analoghi nella cura di tumori al polmone. La scoperta sorprendente fu dovuta ancora una volta all’evidenza che THC colpisse solo le cellule tumorali, lasciando inalterate quelle sane.
Test pre-clinici condotti di recente alla St George’s University hanno riportato risultati altrettanto positivi per quanto riguarda alcuni tipi di forme leucemiche. Anche in riferimento a cancro alla prostata e al colon, sono presenti le stesse conclusioni.

effetti cannabisSono indispensabili molteplici test clinici per asserire ufficialmente l’efficacia degli effetti della cannabis.
Nel mondo scientifico è in atto tuttavia una sempre maggiore presa di consapevolezza sulla questione.
Nello specifico, sarebbe da confermare l’effettiva validità di questo trattamento, rispetto alle terapie convenzionali.

La radioterapia e la chemioterapia hanno effetti negativi su olfatto e gusto dei malati di cancro, il che induce i pazienti molto spesso a non voler assumere cibo. THC ha più volte manifestato effetti relativi all’aumento dell’appetito nei malati ed al miglioramento di gusto e olfatto.

La Cannabis terapeutica riduce inoltre il dolore associato al trattamento e serve ad indurre relax nel paziente che sta affrontando il trauma della propria diagnosi, riuscendo ad indurre l’addormentamento.
Il sonno è un elemento fondamentale per qualsiasi processo di guarigione: se il paziente non riesce a dormire, il recupero fisico e mentale sarà molto più difficile.

Un ulteriore senso di sollievo è offerto dalla capacità dei cannabinoidi di ridurre le vertigini in corso di trattamento: la diminuzione delle vertigini implica la riduzione conseguente del senso di vomito (azione antiemetica), fattore essenziale per i pazienti di questa categoria, per i quali un guadagno di peso rappresenta un passo importante per la guarigione.

In farmacia, Cannabis sativa può essere utilizzata per allestire preparazioni galeniche in Terapia del dolore, volte a curare la spasticità associata a dolore (in patologie quali sclerosi multipla, lesioni del midollo spinale), nausea e vomito in chemioterapia, per la stimolazione dell’appetito in pazienti affetti da cancro o HIV.

Il Ministero della Salute con il DM del 23 gennaio 2013 pubblicato sulla GU n. 33 del 08/02/2013 ha inserito nella Tabella II sez. B (modificata dal DL 36 del 20 marzo 2014 in Tabella dei medicinali sez. B) la voce “Medicinali di origine vegetale a base di Cannabis (sostanze e preparazioni vegetali, inclusi estratti e tinture)”.
Tale decreto conferma la possibilità di utilizzare in terapia, non solo il Delta-9-tetraidrocannabinolo o THC, ma anche i composti vegetali che lo contengono.
Questo significa che il farmacista può acquistare la Cannabis vegetale come sostanza mediante buono acquisto e utilizzarla solo per l’allestimento di preparazioni magistrali. La sostanza, quindi, non potrà essere ceduta nella sua confezione originale. Deve essere conservata nell’armadio chiuso a chiave degli stupefacenti e tutte le operazioni di acquisto e dispensazione vanno trascritte nel registro di carico e scarico.

Attualmente la sostanza è reperibile con tre diverse titolazioni di Delta-9-tetraidrocannabinolo (THC) e Cannabidiolo (CBD):

  • BEDROCAN: Cannabis Flos titolato al 19% in THC e <1% in CBD
  • BEDROBINOL: Cannabis Flos titolato al 12% in THC e <1% in CBD
  • BEDIOL: Cannabis Flos titolato al 6% in THC e al 7,5% in CBD

E’ necessaria una Ricetta Non Ripetibile redatta su ricettario privato prescritta da un medico qualsiasi (neurologo, oncologo, medico di base, ecc…) nel rispetto dei formalismi previsti della legge 94/98 (Legge “Di Bella”). Da non sottovalutare è la questione dei costi.

Tuttavia la scoperta sensazionale adesso, è che una sostanza di abuso, se utilizzata in maniera prudente (la disamina delle patologie fisiche e psichiche correlate all’uso ricreativo non è da tenere sottogamba), può rappresentare una strategia innovativa sulla via della guarigione dai tumori, scoprendo una nuova possibilità di impiego come antitumorale diretto.

A questo punto è auspicabile che non si rimanga nell’ambito della mera materia di ricerca in laboratorio. Non resta che aspettare ulteriori sviluppi, che ne stabiliscano definitivamente l’efficacia o ne smentiscano le reali possibilità di impiego.

Bibliografia:

  • Webb C.W, Webb S.M – Therapeutic benefits of cannabis: a patient survey.
    Hawaii J Med Public Health, 2014.
  • Benyamina A. Reynaud M. – Therapeutic use of cannabis derivatives. 2014.
The following two tabs change content below.

Antonella Foderaro

Classe 1988. Maturità classica. Laurea specialistica in Farmacia conseguita presso Alma Mater Studiorum - Università di Bologna. Appassionata di farmacologia, chimica, nutraceutica e cosmetica. Lavora in farmacia in qualità di farmacista.