Kombucha: panacea di ogni male?

KombuchaForse vi aspettate che in questo articolo si parli di un fungo, mi spiace deludervi ma non sarà così, perchè il Kombucha, detto anche fungo della Manciuria o Kargasok, è una miscela di batteri simbiotici tra cui Acetobacter xylinum, Acetobacter ketogenum e Pichia fermentans e vari lieviti appartenenti al genere Saccaromyces, Brettanomyces e Zygosaccaromyces, fatti fermentare nel tè con zucchero e aceto. Proviene probabilmente dall’Asia e si è poi diffuso in tutto il mondo circa 2000 anni fa. Era considerato una panacea per tutti i mali, oggi invece si hanno molti dubbi al riguardo: tra storia e scienza questo lo scopriremo insieme.

Di questa bevanda dal sapore acido, molto simile al sidro, non sappiamo l’origine: potrebbe essere giapponese perché la parola “kombu” significa alga marrone e “cha” significa tè, ma il pastore Weidinger, erborista, secondo una fonte attendibile ne conferma la provenienza asiatica: ci racconta di essere stato missionario per tre anni nell’isola di Taiwan dove si coltivava tè in grandi quantità, nella provincia di Fukien gli fu servito questa bevanda agrodolce che descrive come vino col gusto di un te, o un insolito tè col sapore del vino, che chiamavano “K’un-Pu-ch’ a”, che vuol dire “tè che viene dalla vita nell’oceano (?)”. Dopo Aver bevuto questa bevanda si sentì più in salute, si sentì rinfrancato dopo la lunga camminata.

In Cina, durante la dinastia Tsin (265-420 d.C.), era conosciuta e onorata come bevanda dalle magiche virtù e aveva diversi nomi: uno dei più famosi era il “Divino Tsche “. La gente narrò di uno sciamano coreano chiamato Kom-bu, il quale, nell’anno 414 d. C., prescrisse il tè per guarire i mali dell’imperatore giapponese; il “Divino Tsche” giunse dalla Cina, attraverso la Corea, sino al Giappone, dove gli fu dato il nome di “Tsche di Kombu” e quì divenne popolare.

Veniva utilizzato per molte patologie, principalmente diabete, ipertensione, tutti i tipi di problemi digestivi, malattie dello stomaco e dell’intestino, reumatismi e gotta.

Probabilmente la prima apparizione nella medicina occidentale fu grazie al libro pubblicato nel 1954 dal titolo: “The Tea-Mushroom and its Therapeutic Properties”, di GF Barbancik. Egli riferisce di aver curato con questo tè la tonsillite, diverse malattie di natura infiammatoria, catarro nello stomaco, dissenteria, arteriosclerosi, ipertensione, sclerosi. Il Dottor Sklenar nel 1964 aveva sviluppato una terapia per curare il cancro in cui il Kombucha (riferito però come “Combucha”) e altri rimedi, probabilmente probiotici, avevano un ruolo importante per risanare la flora batterica intestinale. Rudolf Sklenar in una pubblicazione dal titolo “Cancer Diagnosis Based on Blood and the Treatment of Cancer, Pre-cancerous Conditions, and other Metabolic Diseases with Kombucha and Coli-Preparations” riferisce che l’efficacia del Kombucha consiste in una potente disintossicazione dell’organismo e in un notevole miglioramento del sistema ghiandolare e del metabolismo.

E’ invece oggi documentato l’effetto intossicante che può provocare questo tè, è stato verificato infatti che potrebbe essere contaminato dal piombo delle teiere in ceramica in cui è contenuto.

Il dottor Edzard Ernst, attraverso una recente (2003) revisione sistematica, ha valutato le prove relative alla sua efficacia e sicurezza, ha studiato i relativi rischi e benefici del tè Kombucha. Egli ha detto che non vi sono prove sufficienti per sostenere il suo uso, esso può provocare danni al fegato, acidosi metabolica e antrace cutanea, vi è anche stato un decesso: i benefici dunque non superano i rischi. Questo in ragione del fatto che probabilmente i ceppi batterici presenti in questo tè sono variabili a causa del modo e dell’ambiente di preparazione e fermentazione, della provenienza e delle possibili contaminazioni, quindi i benefici per l’organismo (qualora ve ne fossero) possono celare gravi rischi.

I dati positivi sono troppo generici e poco e mal documentati, invece gli effetti negativi di questa bevanda sono documentati, i principali, ad oggi, sono: nausea, vomito, cefalea, sindromi allergiche, acidosi metabolica, ittero.

Forse affascinati dalla storia e dagli antichi “effetti benefici”, molti ne fanno uso tutt’oggi: probabilmente avrà anche avuto o avrà degli effetti benefici, questo è da valutare con nuove ricerche scientifiche ma è evidente il rischio che comporta l’utilizzo di questa bevanda a causa della variabilità quantitativa e qualitativa dei batteri e dei lieviti, ci sono poche evidenze scientifiche e soprattutto poche certezze per poterne consigliare l’uso.

Riferimenti:

  • “PDR: Integratori Nutrizionali” di Sheldon S Hendler e David M Rorvik.
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Fabio Milardo

Laureato in "Scienze erboristiche" presso la facoltà di Farmacia dell'Università degli Studi Catania, è stato responsabile di produzione e formulatore in un laboratorio di produzione di integratori alimentari. Tiene corsi di formazione ed è docente del master in "Medicina Integrativa" dell'Università degli Studi di Firenze. Classifica e raccoglie piante medicinali in Sicilia, approfondendo sia l'uso tradizionale che moderno.