La somministrazione dei preparati nella medicina ayurvedica

Nella medicina Ayurvedica, la scienza che si occupa delle piante per uso terapeutico si chiama DravyaGuna, ovvero lo studio delle proprietà (Guna) delle cose o materie viventi o non viventi (Dravya). In questo ambito, come avviene per l’alimentazione, è di fondamentale importanza conoscere le proprietà farmacodinamiche delle singole piante (rasa, guna, virya e vipak) perché è proprio sulla base di queste caratteristiche che il farmaco agirà sul dosha (Vata, Pitta o Kapha).

Ad esempio, nel caso di esaurimento del dosha Vata, adottando una dieta e farmaci specifici che ne abbiano le stesse proprietà aumenteremo lo stato di quel dosha. Invece in condizioni di eccesso andremo ad utilizzare sostanze con proprietà opposte per abbassarne il livello.

In ambito ayurvedico, così come per altre medicine tradizionali o nelle preparazioni erboristiche, le piante terapeutiche possono trovarsi in diverse forme:

  • Swarasa (succo),
  • Kalka (pasta),
  • Kwatha (decotto),
  • Hima (infuso freddo),
  • Phanta (infuso caldo),
  • Churna (polvere),
  • Olio medicato (Ghrita) e il Latte medicato (Ksheerapaka).

Ciascuna delle suddette preparazioni ha un dosaggio generico di riferimento che varia in base alla tipologia (polveri, infusi, etc), a discrezione del medico ayurvedico prescrivente ed in base all’età del paziente. Ad esempio per le preparazioni in polveri le dosi per adulto sono generalmente di 3-6 gr. per assunzione, ma una volta stabilita la quantità, l’aspetto interessante è chiedersi quando è il momento migliore per assumerle?

In casi di farmaci ayurvedici già confezionati potrete trovare le indicazioni sulla confezione ma sicuramente il medico ve lo spiegherà al momento della prescrizione, basandosi sulla tipologia del farmaco e seguendo indicativamente queste raccomandazioni:

  • Se si tratta di un prodotto di tipo Rasayana (ovvero un tonico), vi verrà prescritto di prenderlo al mattino a stomaco vuoto. Quando un farmaco viene assunto a stomaco vuoto avrà il suo effetto massimo sul corpo, questo perché lo stomaco non ha niente altro da digerire che non la medicina.
  • Poco prima di pranzo invece sarà il momento ideale per il trattamento dei disordini dello stomaco, dell’intestino, del colon, del retto, della vescica e dell’utero. Tutto ciò che viene preso prima del pasto verrà digerito e raggiungerà più in fretta del cibo l’intestino crasso o le vie di espulsione, agendo rapidamente e mitigando gli eventuali effetti della medicina con il cibo che arriverà subito dopo.
  • In caso di problemi di cuore, del sistema nervoso, del tratto respiratorio la prescrizione richiederà un’assunzione immediatamente dopo il pasto.
  • Durante il pasto invece sarà il momento migliore in caso di disordini causati da uno squilibrio di Samana Vata (un subdosha di Vata situato tra stomaco ed intestino tenue)
  • Tra il pranzo e la cena è il momento in cui i farmaci agiscono su cuore, cervello e intestino. Infatti, se una medicina viene assunta tra i pasti, rimarrà nell’intestino per un periodo più lungo, quindi avrà un effetto mirato verso i problemi ad esso connessi.
  • Prima e dopo i pasti: andranno assunti in questo periodo i medicinali atti a curare tremori, convulsioni o tosse;
  • Mescolate al cibo, per persone che hanno un potere digestivo debole. Mescolare al cibo aiuta a mascherare il sapore della medicina ed aiuta ad aumentare la capacità digestiva 
  • Ripetutamente, per persone che soffrono di disturbi come vomito, singhiozzo o affanno. Questo tipo di disordini danno luogo a sintomi che si ripetono durante la giornata, si ha quindi necessità di assumere il farmaco più volte durante il giorno per tenerli sotto controllo.
  • Tra due pezzetti di cibo, questo sistema è utile in alcuni disturbi Vata (come Prana Vata che controlla la peristalsi e la respirazione). Prana Vata può provocare vomito e difficoltà respiratorie, così , inserire il medicinale tra due pezzi di cibo aiuta il paziente a normalizzare la peristalsi.
  • Prima di dormire per disturbi alle orecchie, naso, gola, occhi e testa.
  • In funzione dei dosha: Vata è predominante nel tardo pomeriggio di conseguenza, se un persona soffre di disturbi di origine Vata i sintomi si manifesteranno in questo momento della giornata, che sarà quindi quello più idoneo all’assunzione dei medicinali cosi per Pitta, che predomina e Kapha che è presente al mattino.

Queste poche righe introduttive ad una delle branche che si studiano in un percorso universitario per diventare medici ayurvedici derivano da un pensiero, proprio in questi giorni, una cara amica e collega mi ricordava come l’Ayurveda non sia proprietà di un singolo stato ma patrimonio dell’umanità. Con questo spirito e con grande umiltà mi accingo ogni volta a scrivere un articolo che riguarda la medicina Ayurvedica, per divulgare il più possibile una conoscenza vasta come l’universo, per avvicinare il maggior numero di persone ad una vera e propria scienza, fatta da e con medici ed operatori, perché non si riduca tutto meramente ad una dieta del momento o ad un trattamento di bellezza ma affinché tutto venga ricondotto ad una medicina, nata in India almeno 1000 anni prima di Cristo ed arrivata fino ai nostri giorni con il solo fine di essere al servizio di chi la segue. In tutto il mondo oggi sono diversi i medici e gli scienziati che studiano l’integrazione della tradizionale medicina ayurvedica con quella allopatica poiché l’una e l’altra siano complementari per migliorare non solo la durata ma anche e soprattutto la qualità della vita.

Bibliografia:

  • Materia Medica Ayurvedica di Claudio Tardelli, M.I.R. Edizioni
  • Sushruta Samhita
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Ho conseguito il diploma di Operatore Ayurvedico - Master of Ayurvedic Therapist presso l'Associazione Maha Atharva Veda di Roma, in collaborazione con il C.S.R.A.M. (Center for study and research on alternative medicine - New Delhi, India) nel 2011. ​ Ho frequentato ad agosto del 2011 il corso di approfondimento di due settimane presso la Chakrapani Ayurvedic Clinic & Research Center di Jaipur, Rajasthan (India). Gli studi continuano, perchè non si finisce mai di apprendere e soprattutto perchè l'Ayurveda è un terreno talmente vasto di argomenti impossibili da esaurire con un solo corso. La mia passione sono le erbe e l'alimentazione sulle quali sto concentrando la specializzazione e per avere una visione più ampia sono iscritta all'AEMETRA di Torino per conseguire il titolo di Naturopata. Il mio obiettivo è integrare usi e tradizioni orientali con la medicina occidentale, sia essa tradizionale che allopatica.