Battere le intolleranze alimentari, evitando i soliti errori!

intolleranze alimentariCapita a volte, pur senza essere affetti da una malattia precisa, di soffrire di disturbi ricorrenti e persistenti di cui non si riesce a venirne a capo: gonfiori, capogiri, cefalea, stanchezza cronica, dermatiti o improvvisi cambiamenti di peso, ma anche astenia e insonnia. Spesso la causa dei disturbi si nasconde nelle abitudini alimentari. Vari proverbi e detti popolari della nostra tradizione ci ricordano che una corretta alimentazione è alla base di un vivere sano e a lungo, ma gli alimenti possono delle volte essere anche dei veleni e talvolta anche i farmaci. E’ la dose che fa il veleno”, questa massima di Paracelso si applica pienamente alle intolleranze alimentari.

Perché l’intolleranza è il sintomo di una reazione dell’organismo a cibi comuni, insospettabili, ma che costituiscono uno stimolo tossico capace di dare luogo a numerosi problemi. Quando questi cibi sono assunti a lungo e in quantità elevate, creano un accumulo di sostanze sgradite che danno luogo ai vari disturbi. L’organo coinvolto in questo processo è in primo luogo l’intestino, che recepisce alcuni cibi come “tossici”, coinvolge il sistema immunitario e scatena le reazioni infiammatorie.

A differenza delle allergie alimentari che sono la reazione improvvisa e acuta dell’organismo (in particolare del sangue) a determinate sostanze irritanti (detti “allergeni”) presenti in pollini, profumi, polveri, vaccini, ma anche in alcuni cibi, come latte, uova, crostacei e molluschi, frutti di bosco, pomodori, banane, kiwi. L’allergia è scatenata dalla presenza nel sangue di speciali anticorpi, le immunoglobuline IgE che se entrano in contatto con gli allergeni, possono provocare manifestazioni fisiche immediate e violente. Basta una piccola dose di cibo per scatenare reazioni anche gravi come lo shock anafilattico.

Pensiamo all’intolleranza al lattosio, dovuta a una carenza dell’enzima lattasi, necessario per la scissione degli zuccheri del latte (il lattosio). C’è chi non tollera nemmeno i 2-3 grammi di lattosio presenti in una barretta di cioccolato al latte, e chi durante i pasti ne tollera 12 grammi equivalenti a un quarto di litro di latte. E’ comune nelle popolazioni afro-caraibiche, asiatiche e mediterranee e sembra aumentare con l’età. I sintomi di questa intolleranza sono prevalentemente a carico dell’apparato gastrointestinale, nausea, diarrea, coliche, meteorismo, gonfiori, e si scatenano da 30 minuti a 2 ore dopo l’ingestione di lattosio. Come per le altre intolleranze può subentrare anche una sensazione di stanchezza e irritabilità. Inoltre, se una persona non assume cibi contenenti lattosio per un lungo tempo il suo organismo smette di produrre lattasi, in questo caso il lattosio deve essere reintrodotto a piccole dosi per riattivarne la produzione.

Più complesse sono le cosiddette intolleranze farmacologiche. Spesso si confondono con le allergie e la diagnosi richiede l’impiego di diversi test con la supervisione di uno specialista. Caso tipico è l’intolleranza all’istamina o alla tiramina. Ne ingeriamo in grandi quantità con gli alimenti di derivazione animale soprattutto quelli conservati a lungo o fermentati. L’istamina presente nei cibi, se non viene rapidamente degradata dal fegato, causa infiammazioni a più livelli, eritemi, pruriti, diarrea, coliche, gonfiori addominali, ma anche mal di testa, attacchi d’asma e ostruzione nasale. Sintomi simili a quelli allergici, si parla infatti di “falsa allergia”. Falsa perché in questi casi il sistema immunitario non è coinvolto. Il tutto s risolve in poche ore. Di fronte a una intolleranza dovuta all’istamina o alla tiramina la risposta è una dieta priva di alimenti che la contengano, pesce azzurro fresco, pesce in scatola, formaggi stagionati, salami, speck, ecc. Si parla persino di sindrome sgombroide quando il tasso di istamina contenuto nel pesce azzurro è cosi elevato da scatenare un vero e proprio avvelenamento. Sono da evitare anche i cibi che liberano istamina, agrumi, papaia, fragole, ananas, mango, e le sostanze che rallentano la degradazione dell’istamina da parte del fegato, tè nero, alcol, e i farmaci antidepressivi.

Altre intolleranze possono verificarsi nei confronti di farmaci antibiotici e antinfiammatori. Chi è intollerante all’aspirina, manifesta intolleranza ai salicilati, presenti in alcuni alimenti che quindi dovranno essere eliminati soprattutto curry, curcuma, semi di cumino, cannella, senape, origano. L’intolleranza ai salicilati interessa soprattutto l’apparato respiratorio, riniti, sinusiti, asma e l’apparato intestinale, diarrea, flatulenza, coliti.

Insomma, per contrastare le intolleranze alimentari significa anche imparare a magiare bene. Fare pasti regolari, masticare con calma, mentre si mangia si deve bere poco e invece bisogna bere molto lontano dai pasti e mai bevande fredde. Mangiare cereali, frutta e verdura fresca e poca carne. I cibi devono essere selezionati e facilmente digeribili che siano cotti che caldi. 

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Adriana Prifti

Mi chiamo Adriana Prifti sono laureata nel 2008 al corso di laurea in Informazione Scientifica del Farmaco e nel 2012 al corso di laurea in Farmacia. Attualmente sono iscritta al Master di secondo livello in Medicina Integrativa con indirizzo Fitoterapia Clinica. Sono appassionata e specializzata in dermocosmesi. A tutti coloro che leggeranno i miei articoli, mi auguro di trasmettere non solo la mia passione per i rimedi naturali, ma anche e sopratutto il mio amore nel contribuire ad aiutare le persone a riacquistare la salute e il benessere.