Curare l’Alzheimer? Una risposta naturale.

alzheimerLa malattia di Alzheimer viene scoperta nel 1901 dal dottor Alois Alzheimer, psichiatra tedesco, e successivamente approfondita dal medico italiano Gaetano Perusini. Si tratta di una patologia che colpisce principalmente in età avanzata, viene diagnosticata al 5% degli over 60. La fitoterapia e lo stile di vita possono rappresentare un valido sostegno per contrastare questa patologia; gli estratti di Mango, Curcuma e Ginkgo, grazie alle prove di efficacia e ai ridotti effetti collaterali, possono migliorare il profilo neuro-degenerativo e sintomatico del morbo.  

Dal 1984 la diagnosi del morbo di Alzheimer fa riferimento al criterio del “National Institute of Neurological and Communcative Disorders and Stroke” e del “Alzheimer Disease and related Disorder Association”. Viene tipicamente diagnosticata una demenza che presenta una progressiva sindrome amnesica con la successiva comparsa di altri disturbi cognitivi e neuropsichiatrici tali da modificare l’attività di tutti i giorni, compresa la funzione sociale.

Quattro processi contribuiscono alla formazione delle lesioni presenti nel cervello di persone con malattia di Alzheimer:

• la formazione di una placca amiloide
• la formazione dei grovigli neuro fibrillari
• l’infiammazione
• la neuro-degenerazione (o morte cellulare).

Ciascun processo contribuisce sia autonomamente sia in relazione agli altri nel provocare il danno cerebrale. La neuro-degenerazione e la perdita di dentriti, causata dalla presenza di placche di beta-amiloide, producono una riduzione della sintesi di acetilcolina. Una perdita compresa tra il 60 e il 90% dell’attività colinergica causa deficit cognitivo e la perdita delle funzioni mnesiche tipiche della patologia.

Studi epidemiologici suggeriscono che l’uso di FANS, vino e caffè e una regolare attività fisica, può ritardare l’insorgenza dell’Alzheimer o ridurre il tasso di progressione.

Una revisione sistematica di studi longitudinali di coorte osservazionali pubblicata a Gennaio nel “Journal of Alzheimer’s Disease” conferma il ruolo protettivo di attività ricreative contro la demenza. Risultati contrastanti sono invece stati trovati riguardo l’associazione tra la demenza e:

• fattori di rischio putativi (fumo)
• fattori protettivi (consumo lieve-moderato di alcol, antiossidanti nella dieta, dieta mediterranea).

Recenti ricerche, ancora oggetto di studio, suggeriscono vari metodi per la prevenzione: ad esempio la presenza dell’accumulo della placca amiloide, che avviene 10-20 anni prima che la malattia sviluppi i sintomi clinici, è un marcatore biologico chiave nella prevenzione di questa patologia, attraverso il quale può esserci una diagnosi in assenza di chiare manifestazioni cliniche, che rappresentano lo stadio avanzato della malattia.Ma questo marcatore, come altri, per ragioni che non spiego data la complessità, non viene utilizzato per la diagnosi, ma bensì per l’accertamento che alla base della sindrome vi sia un processo fisiopatologico.

Nonostante gli ultimi progressi nella comprensione della neurobiologia e della patofisiologia della malattia di Alzheimer, solo inibitori della colinesterasi e la Memantina sono utilizzati nel trattamento sintomatico con complessivo, ma limitato, miglioramento della malattia allo stadio lieve, moderato o anche grave, senza comunque cambiare, purtroppo, il decorso della malattia.

Tra i farmaci che inibiscono l’acetil-colinesterasi ci sono delle sostanze vegetali, alcune delle quali registrate come specialità medicinale: fisostigmina, huperzina A e galantamina, che hanno un discreto livello di evidenza e minori effetti collaterali rispetto al donezepil, farmaco anticolesterasico.

Altre piante sono oggetto di studio e sono promettenti per la realizzazione di nuove cure: il Mango e la Curcuma hanno dimostrato di ridurre la formazione di placche amiloide e neurofibrille, e la conseguente neuro-degenerazione. Il Ginkgo biloba invece vanta numerosi studi clinici effettuati su soggetti anziani malati, ma anche su giovani studenti che dimostrano il miglioramento del livello di attenzione e della memoria: è probabilmente la pianta più utilizzata nel morbo di Alzheimer in ragione della maggiore evidenza clinica.

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Fabio Milardo

Laureato in "Scienze erboristiche" presso la facoltà di Farmacia dell'Università degli Studi Catania, è stato responsabile di produzione e formulatore in un laboratorio di produzione di integratori alimentari. Tiene corsi di formazione ed è docente del master in "Medicina Integrativa" dell'Università degli Studi di Firenze. Classifica e raccoglie piante medicinali in Sicilia, approfondendo sia l'uso tradizionale che moderno.