Carenza di Vitamina D e di Serotonina nel Disturbo Affettivo Stagionale – SAD

L’azione più conosciuta della vitamina D è quella di aumentare l’efficienza dell’assorbimento intestinale di calcio per una corretta mineralizzazione dell’osso: facilitando l’assorbimento intestinale, mette a disposizione il calcio necessario; al contrario, favorisce la liberazione di calcio quando il livello nel liquido interstiziale scende. La deficienza di vitamina D provoca osteomalacia e rachitismo nei bambini, ma forse non tutti sanno che la carenza di vitamina D è concausa della maggioranza delle malattie croniche, incluso il comune cancro, le malattie autoimmunitarie, le malattie infettive e le malattie cardiovascolari.

Studi recenti stanno evidenziando che i livelli di vitamina D bassi possono anche pregiudicare la salute mentale, in particolare sono associati ad un maggior rischio di SAD, il Disturbo Affettivo Stagionale.Depressione Stagionale
Abbiamo già parlato del SAD, Il Disturbo Affettivo Stagionale (     ) una sindrome meteoropatica nota anche come winter depression, winter blues o seasonal depression. Si tratta di un disturbo legato a episodi di depressione che si verificano ogni anno in autunno o in inverno. Il disturbo inizia nell’adolescenza o nella prima età adulta e di solito si verifica più spesso nelle donne rispetto agli uomini. Clinicamente il SAD si configura come un disturbo dell’umore caratterizzato da sintomi depressivi “atipici”. E’ un disordine poligenico che coinvolge sub-meccanismi biologici e psicologici che coinvolgono in modo differenziato la depressione, la stagionalità, i ritmi circadiani, sensibilità retinica, pigmentazione iridea, fattori di sonno ed i neurotrasmettitori coinvolti con questi sistemi (serotonina e dopamina).

Nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali DSM-5, la sua classificazione è stata modificata, non è più classificato come un disturbo dell’umore, ma come segnale indicatore della depressione maggiore ricorrente con andamento stagionale che si verifica in un momento specifico dell’anno e regredisce completamente.

Il primo a parlare di SAD è stato Norman E. Rosenthal agli inizi del 1980. Rosenthal cominciò a studiare perché si sentisse lento e depresso durante i giorni bui dell’inverno nel nord degli Stati Uniti dove si era trasferito da Johannesburg. Ha ipotizzato che la riduzione della disponibilità della luce naturale durante l’inverno era la causa, ipotesi verificata con uno studio che utilizza la terapia della luce, controllato con placebo. Un documento sulla base di questa ricerca è stato pubblicato nel 1984.

La prevalenza del SAD negli Stati Uniti varia dal 1,4% in Florida al 9,9% in Alaska. In Italia 5-6%, nei paesi nordici come Svezia 8% ( Rivista di Psichiatria, 2007, 42, 4 ). Un’eccezione è rappresentata dall’Islanda, dove la prevalenza è più bassa (3.8% – 7.5%, ) per fattori genetici secondo alcuni autori, per la grande quantità di pesci tradizionalmente mangiata dal popolo islandese secondo altri. Un’anomalia simile si nota in Giappone, dove si consuma anche tanto pesce (il consumo di pesce annuo stimato è di circa 60 kg pro capite).
Che cosa sta causando questa diffusione di livelli bassi di vitamina D?
La vitamina D è presente in due forme:
• la vit. D2, sintetizzata in seguito all’esposizione alla luce ultravioletta dell’ergosterolo, presente nei lieviti e nelle piante;
• la vitamina D3, uno steroide prodotto nella cute per l’esposizione alla luce ultravioletta (lunghezza d’onda fra 290 e 315 nm) del 7-deidrocolesterolo, presente nella lanolina degli animali, ma può anche essere assorbita dall’intestino provenendo da cibi grassi ed in particolare dall’olio di pesce e dai supplementi di vitamina, aggiunti alla dieta.

Una teoria sui livelli bassi di vitamina D  è che non stiamo all’aperto tanto quanto le generazioni precedenti e quando siamo fuori abbiamo preso l’abitudine di spalmarci di crema solare che blocca gli UVB (raggi responsabili dell’abbronzatura) che naturalmente stimolano la produzione di vitamina D.

In quale meccanismo è coinvolta la vitamina D?
L’ipotesi attuale è che la vitamina D regoli i sotto-meccanismi associati con i fattori depressivi e i ritmi circadiani. E’ stato osservato che i livelli di vitamina D nel corpo fluttuano con il variare delle stagioni in risposta alla luce solare disponibile, per esempio vi è un ritardo di circa 8 settimane tra il picco di intensità della luce ultravioletta (UV) e l’insorgenza di SAD e questo corrisponde al tempo necessario per l’organismo per convertire in vitamina D attiva la pro-vitamina a seguito di esposizione alla radiazione UV.

Forse c’è una relazione tra i livelli bassi di vitamina D e i livelli bassi di serotonina responsabile dei sintomi depressivi. E’ stato dimostrato che nei pazienti depressi i livelli di vitamina D sono più bassi e ci sono forti indicazioni che il mantenimento di adeguati livelli di vitamina D sono anche importanti per una buona salute mentale.

Ecco alcune azioni fondamentali per prevenire la carenza da vitamina D:
1) Esporsi il più possibile alla luce. L’ideale sarebbe esporsi quotidianamente al sole, per almeno 20 minuti.
2) Non smettere l’attività fisica. Il movimento è fondamentale per la salute mentale, oltre che per l’organismo. L’esercizio più completo e sicuro è la camminata veloce.
3) Valutare con il medico la possibilità di un’integrazione di vitamina D con un dosaggio opportuno, meglio se dopo aver dosato la quota ematica di vitamina D. L’integrazione oltre che farmacologica può essere alimentare: un corretto apporto di vitamina D può essere trovato in alcuni tipi di pesce, tra cui il salmone, che ha 794 unità internazionali, sgombro che ha 388 unità internazionali e tonno, che ha 302 unità internazionali ( purtroppo spesso questi pesci contengono mercurio!). Andrebbe benissimo anche il vecchio cucchiaio di olio di fegato di merluzzo se non avesse un orribile gusto!
4) La fototerapia può aiutare a ripristinare il ritmo circadiano e alleviare i sintomi depressivi legati al SAD. Gli esperti dicono che la fototerapia aiuta anche a ripristinare l’equilibrio chimico del cervello. E’ da dimostrare bene se la luce solare migliora l’umore perché aumenta la disponibilità di vitamina D e non è stato dimostrato ancora se funziona nei depressi che non hanno SAD.
5) Psicoterapia. La terapia cognitivo-comportamentale (CBT) comprende una serie di terapie; si basa sull’idea che il paziente stesso / stessa spesso ha creato i problemi. La CBT di solito comprende un programma individuale di auto-aiuto, un altro programma per il paziente e il loro partner (se necessario) e un programma di gruppo (con altri individui).

La scoperta che le cellule della maggioranza dei tessuti posseggono un recettore per la vitamina D e che gran parte di esse possiede il complesso macchinario enzimatico per convertire la 25-idrossivitamina D circolante, nelle forma attiva, cioè nell’1-25 diidrossivitamina D, ha fornito nuove acquisizioni per conoscere meglio l’attività di questa vitamina che secondo alcuni ricercatori dovrebbe essere considerata un ormone più che una vitamina. Pare, quindi, che la vitamina D sia cibo per la mente e pertanto è il nutriente più sottovalutato nel mondo della nutrizione.

Fonti

  • Vitamin D recommended to combat Seasonal Affective Disorder – http://www.northjersey.com
  • Vitamin D deficiency, depression linked in UGA-led international study – http://news.uga.edu
  • P. Cappelli, V. Vannucchi – Chimica degli Alimenti. Conservazione e trasformazioni – Zanichelli