Intolleranze: alimenti contro l’infiammazione per diventare tolleranti

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Tutto comincia con un mal di testa che ritorna troppo presto, un disagio intestinale che dura da tempo, un bruciore di stomaco che si fa sentire ogni volta che mangiamo con gli amici: così iniziamo l’odissea degli esami, dei controlli e delle visite per arrivare alla fine con una diagnosi scritta nero su bianco: problemi psicosomatici.

Tutti abbiamo conosciuto almeno una persona che ha vissuto questa esperienza, da oggi però possiamo tranquilizzarla: non è un problema mentale, o perlomeno non solo, come vedremo, ma esiste una causa quantificabile, misurabile attraverso dei parametri ematici.

Se immaginiamo il nostro corpo come un contenitore in cui si accumulano tensioni emotive, sostanze tossiche con cui veniamo a contatto nell’arco della giornata, possiamo a rigor di logica immaginare che ad un certo punto il contenitore possa riempirsi completamente; quando questo avviene basta un niente per far traboccare il vaso ed abbiamo la presentazione del sintomo. Trattare un’intolleranza significa “svuotare il vaso”, eliminare cause emotive che cristallizzano il corpo in una situazione di ipotetico pericolo e ridurre tutte quelle sostanze o alimenti che possono essere correlate all’intolleranza in esame.

La capienza del contenitore è rappresentativa del livello di soglia: ovvero livello al di sotto del quale anche contatti di IgG e IgE, immunoglobuline G e E o anche anticorpi, con la relativa sostanza o alimento non provoca il manifestarsi del sintomo: il corpo possiede un range di tolleranza o di adattamento. Se superiamo il livello di soglia abbiamo il manifestarsi del sintomo, in modo metaforico abbiamo la goccia che fa traboccare il vaso. Un’altra analogia efficace è rappresentare il nostro corpo come una pentola a pressione, dove la valvola che fischia rappresenta il sintomo: possiamo chiudere la valvola con farmaci cortisonici che alleviano subito il disagio, ma non risolvono la causa, anche se in casi specifici un trattamento cortisonico può evitare complicanze; altra soluzione  togliere la pentola dal fuoco, allontanando così la causa del problema.

L’esempio della padella sul fuoco è emblematico, in quanto in presenza di intolleranze il nostro corpo risulta infiammato, cioè la presenza di uno stato di allarme attiva gli stessi meccanismi dell’infiammazione; inoltre questa situazione attiva l’insulinoresistenza favorendo l’accumulo di grasso.

Margie Profet ha esposto una teoria innovativa: i linfociti T, cellule del sistema immunitario, recepirebbero lo stato interno dell’organismo e lo stato esterno ovvero l’ambiente circostante. In pratica se noi siamo in una situazione di infiammazione interna e il corpo viene a contatto con una sostanza estranea esterna, si attiva un collegamento virtuale dei due eventi da parte dei linfociti; questo farà si che al successivo contatto con la sostanza estranea i linfociti la colleghino alla situazione di infiammazione, attivando un segnale di pericolo. Questo spiega come allergie o intolleranze alimentari non trattate portino a manifestazioni via via sempre più marcate e diffuse ad altre sostanze.

Grazie a Rita Levi Montalcini che ha ottenuto il Nobel per  i suoi lavori sulla citochina NGF (nerve growth factor) sostanza allergizzante che viene liberata in seguito a situazioni emotive che mettano a rischio la vita dell’archetipo caverna (tradimenti, lutti, licenziamenti), possiamo avere un’ulteriore conferma di come lo stato emotivo possa essere considerato come un fattore limitante nelle terapie mediche: ed in questo caso nelle terapie per il trattamento delle allergie o intolleranze.

Fred Finkelman nel 2007 individuò due vie che attivano l’allergia: una via classica e una via alternativa; la via classica dove piccole quantità di antigene e anticorpi al primo contatto attivano la risposta delle IgE e dell’istamina come modulatori;

La via alternativa o allergia ritardata è  legata alla ripetizione dello stimolo per almeno 2-3 giorni che può attivare macrofagi, un fattore chiamato PAF (Platelet Activting Factor)e stimolare le celluleTH intestinali e alle IgG che hanno la funzione di mediare questi segnali.

Il PAF ed il BAFF (B-cell Activating Factor) citochina rilasciata dall’interazione tra anticorpi IgG e cellule immunitarie sono due parametri per valutare lo stato di infiammazione del nostro organismo

Dal funzionamento della via alternativa comprendiamo come il corpo attui una serie di strategie per evitare la manifestazione del sintomo al primo contatto con la sostanza. In un certo senso il sistema immunitario invece di essere come veniva concepito anni fa come un esercito di soldati pronti a combattere qualunque sostanza considerata estranea, si è mostrato più tollerante.

Questa tolleranza può essere spiegata anche attraverso lo studio dei PANALLERGENI, delle sostanze antigeniche presenti in frutta e verdura cruda che assunte giornalmente attivano il sistema immunitario generando tolleranza; la cosa stupefacente è che si instaura tolleranza anche verso antigeni similari. Questo è evidente quando mangiamo ad esempio frutta esotica mai assunta prima, oppure nel caso della stagionalità di alcuni frutti come le pesche: non si scatena quasi mai una reazione allergica, questo perchè durante l’anno assumendo altri tipi di crudità si attiva tolleranza.

Il rovescio della medaglia accade  nelle allergie crociate dove l’assunzione di un alimento o il contatto con un polline presentanti antigeni correlati possono scatenare risposte allergiche. Anche se conoscendo queste cross-corrispondenze, abbiamo un’opportunità di guarigione: infatti mantenendo assunto l’alimento che potrebbe dare cross reattvità in maniera minima, si evita il manifestarsi della sintomatologia, ma grazie ai panallergeni si instaura lentamente tolleranza anche verso l’alimento o poline a cui si era allergici.

Un altro modo di ridurre le intolleranze alimentari è dedicare più tempo alla masticazione: si favorisce un contatto più duraturo con la mucosa orale, e di conseguenza l’alimento viene riconosciuto in maniera graduale dal sistema immunitario; ed inoltre si favorisce la  digestione in quanto il cibo arriva correttamente sminuzzato nello stomaco per essere velocemente digerito.

Per concludere possiamo considerare pratiche religiose di astensione volontaria come il venerdì cristiano o il Ramadan un antico sistema per evitare, o ridurre, le intolleranze alimentari; inoltre considerando che nei paesi occidentali la dieta tipo prevede grandi quantità di latticini e glutine, sarebbe preferibile un giorno a settimana evitare l’assunzione di questi alimenti, in modo da poter instaurare una sorta di depurazione e ridurre la possibilità del manifestarsi di intolleranze alimentari.

BIBLIOGRAFIA:

  • Recuperare la tolleranza alimentare, Attilio Francesco Speciani
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Devis Zampedri

Classe 1977 appassionato di omeopatia, ipnosi, nutrizione sportiva, praticante corsa di endurance, life coach. Sogno una farmacia dove possano essere proposti diversi livelli di ascolto e cura del paziente.