Carnitina: rischi e interazioni farmaceutiche…

La Carnitina è abbastanza sicura, ma non è esente da rischi e interazioni.
I test standard di mutagenesi indicano che non possiede alcun potere mutageno, studi sulla funzione riproduttiva non hanno dimostrato alcune evidenza di danno sia per la fertilità che per il feto. Tuttavia, non esistono studi adeguati ne verifiche cliniche riguardo l’assunzione di L-carnitina in donne in gravidanza. Poichè gli studi sulla riproduzione animale non sono sempre predittivi della risposta umana, le donne in gravidanza dovrebbero ricorrere all’integrazione con carnitina solo quando ve ne sia una stretta indicazione e ovviamente sotto controllo medico. Non è noto se la L-carnitina venga escreta con il latte materno, pertanto è sconsigliabile l’assunzione durante l’allattamento.

L’integrazione orale è generalmente ben tollerata, sono stati riportati lievi disturbi gastrointestinali tra cui nausea, vomito, crampi addominali e diarrea. E’ stata riportata una modesta miastenia in pazienti uremici in trattamento con miscele racemiche D-L carnitina, mentre pazienti uremici in trattamento con sola L-carnitina non sembrano essere soggetti a tale effetto collaterale: come già accennato nel precedente articolo, la Carnitina è una molecola chirale il cui stereoisomero D non possiede alcuna attività biologica, ma può addirittura agire come antagonista della L-carnitina, che è invece lo stereoisomero biologicamente attivo.

Terapie che includono acido valproico e analoghi nucleosidici di didanosina, zalcitabina e stavudina sono in grado di produrre deficit secondari di L-carnitina, come pure gli antibiotici contenenti acido pivalico, come pivampicillina, pivamecillina e pivcefalexina: l’assunzione di L-carnitina risulta utile per prevenire tale deficit. Farmaci a base di acido valproico, oltre ad abbassare i livelli ematici di L-carnitina, inibiscono la beta ossidazione e la CPT1: nella pratica clinica infatti la somministrazione di L-carnitina risulta efficace nel trattamento dell’epatotossicità indotta dall’acido valproico. La concomitante integrazione con la Colina può rivelarsi vantaggiosa in quanto aumenta la ritenzione della Carnitina da parte dell’organismo.
Quando si assume doxorubicina è possibile ricorrere alla L-carnitina per proteggere le cellule del cuore dagli effetti collaterali tossici del farmaco chemioterapico utilizzato per trattare il cancro, senza che questo risulti meno efficace. Dati preclinici suggeriscono che l’acetil-L-carnitina potrebbe avere un ruolo neuroprotettivo, riducendo la tossicità dei composti a base di platino (antitumorali) e incrementando la loro attività.

Roaccutan (Isotretinoina), un farmaco usato per l’acne grave (quali acne nodulare o conglobata o acne con rischio di cicatrici permanenti), può causare problemi al fegato, innalzamento del colesterolo, dolori muscolari e debolezza: sintomi simili a quelli osservati nella carenza di Carnitina. Alcuni ricercatori, in Grecia, hanno dimostrato che l’integrazione con L-carnitina riduce tali effetti collaterali.

Infine, in letteratura non sono noti casi di sovradosaggio: la DL50 per via orale della L-carnitina nel topo è pari a 19,2 g/kg di peso corporeo.

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Fabio Milardo

Laureato in "Scienze erboristiche" presso la facoltà di Farmacia dell'Università degli Studi Catania, è stato responsabile di produzione e formulatore in un laboratorio di produzione di integratori alimentari. Tiene corsi di formazione ed è docente del master in "Medicina Integrativa" dell'Università degli Studi di Firenze. Classifica e raccoglie piante medicinali in Sicilia, approfondendo sia l'uso tradizionale che moderno.