Disbiosi: non solo un disequilibrio della flora intestinale.

disbiosi-intestinale

Quando un farmacista ti consiglia di assumere fermenti lattici quando hai disagi intestinali, oppure quando fai terapie antibiotiche, lo fa solo per lucro, oppure c’è una base scientifica che lo porta a consigliarli? Molte volte disagi come gonfiore o cattiva digestione vengono sottovalutati, ignorati, mentre un brufolo desta più attenzione. Sarà un comportamento corretto?

L’intestino umano ospita all’incirca 100 trilioni di batteri, suddivisi in più di 500 specie diverse: questa varietà assieme a questo numero importante ci porta a considerare l’insieme di questi microorganismi come un organo nell’organo. Un sistema che vive in maniera simbiotica al nostro interno, viene definito microbiota intestinale, ha moltissime funzioni senza le quali non potremo sopravvivere: sintesi di vitamine come K, B1 e B6, amminoacidi, stimolazione sistema immunitario e regolazione self/no self, formazione massa fecale, inibisce la crescita di microorganismi patogeni. In realtà i microrganismi patogeni sono presenti, ma attraverso un equilbrio strettamente controllato, ci permette di tenere la crescita e lo sviluppo di questi sotto controllo. E’ responsabile della sintesi di acidi grassi a catena corta come butirrico e palmitico con un’azione depurativa a livello del fegato. Tuttavia, la crescita non controllata di una specie di batteri a discapito di altre, porta ad una alterazione dell’equilibrio che viene definito come disbiosi. Una modificazione spesso causata da: stress e stile di vita irregolare, alimentazione errata, farmaci come antibiotici ed anticoncezionali.

Per disbiosi intendiamo tutti quei sintomi che provocano stitichezza, dissinteria, alternanza di queste due fasi, gonfiore, malassorbimento, cattiva digestione, candida vaginale e irritabilità che racchiudono una condizione di alterato equilbrio. Quando la flora batterica si altera cambino i rapporti numerici fra i vari ceppi,di conseguenza i batteri lavorano male, e in tali condizioni i funghi come la candida proliferano per la mancanza di batteri antagonisti.

Soprattutto come farmacista posso riportare che spesso i problemi di disbiosi sonno correlati ad uno stile di alimentazione frenetico, senza assaporare gli alimenti e ingurgitandoli senza soffermarsi sulla masticazione. Questo impedisce che avvenga la prima digestione all’interno della bocca e che il cibo venga correttamente insalivato; questo porta allo stomaco un surplus di lavoro e di conseguenza un affaticamento che si ripercuote anche sull’intestino. Non solo, una cattiva masticazione fa si che le proteine siano digerite con difficoltà causando una decabossilazione amminoacidica che genera ammine tossiche come: indolo, scatolo, putrescina, cadaverina, mercaptano ed altre notevolmente tossiche e cancerogene. Quando si parla di intestino si pensa spesso ad un organo tubolare dove avvengono dei meri processi digestivi, invece è costituito da una prima parte chiamata intestino tenue ed una seconda parte chiamata intestino crasso.

Apparato digerente (1)

L’intestino tenue ha una mucosa costituita da estroflessioni denominte villi, e da pieghe. Hanno la funzione di aumentare la superficie di contatto con le sostanze in transito, in questo modo oltre ad aver un miglior contatto con il cibo miglioriamo l’interazione con i peptidi batterici, frazioni batteriche che vengno riconoscute dal sistema imunitario da parte delle cellule immunitarie della mucosa. Nell’intestino crasso avviene il riassorbimento degli elettroliti e del’acqua, ed inotre le sue cellule secernono muco con la funzione di lubrificare ed agevolare il passaggio delle feci. In questa parte dell’intestino il glucosio e gli amminoacidi vengono assorbiti in quantità minima in quanto questo compito è maggiormente deputato all’intestino tenue.

Lo squilibrio della microflora è considerato come punto di partenza nello sviluppo di malattie infiammatorie croniche intestinali (IBD inflamatory Bowel Diseases), questo perchè la disbiosi può modificare i legami intercellulari responsabili della permeabilità della mucosa, aumentando, o comunque variando la capacità di scindere tra ciò che è buono e ciò che non lo è. Questa situazione viene definita come sindrome della barriera gocciolante, dove a causa di un’alterazione della flora batterica intestinale, si ha una proliferazione di ceppi patogeni che alterano la struttura di coesione fra le cellule riducendo la capacità di controllare ciò che deve venir assorbito.
Aumenta in questo modo il rischio di penetrazione di agenti patogeni attivando le difese in loco, e attivando la cascata infiammatoria attraverso i leucociti e la produzione di citochine, causando un’infiammazione cronico-latente. Proprio lo stato infiammatorio generale di un organismo sembra possa contribuire in maniera importante nello sviluppare malattie metaboliche quali diabete, obesità e insulino-resistenza.

Inoltre, considerato che la flora vaginale abbia un suo delicato equilibrio a cui sottostare, per evitare disagi come pruriti o perdite maleodoranti, e che la barriera che separa l’ambito intestinale dall’ambito vaginale sia sottilissima, comprendiamo come una disbiosi possa essere la causa di tante problematiche intime femminili.

Anche il tipo di alimentazione influisce sul tipo di flora batterica residente nell’intestino, infatti a seconda di che tipo di cibo assumiamo, avremo un ceppo batterico predominante rispetto ad un altro. Ad esempio una dieta ricca di grassi comporta una diminuizione di Bifidobacterium spp, questa alterazione è la causa di un aumento di concentrazione nel sangue di lipopolisaccaridi LPS, come ad esempio l’endotoxem metabolica, che a sua volta è indice di aumento di incidenza delle malattie metaboliche.  Una dieta ricca di grassi tende a far variare il pH del colon ed incrementa la produzione di acidi biliari che vengono convertiti dai batteri intestinali in carcinogeni e cocarcinogeni come Fecapentani e Chetosteroidi; queste sostanze possono favorire una proliferazione cellulare neoplastica.
Un’ulteriore conferma di come la flora batterica giochi un ruolo fondamentale nella partita della prevenzione è stata data da un studio dove la somministrazione di Lactobacillus planterum e Bifidobacterium lactis a dei ratti, ha ridotto l’insorgenza di infarto del miocardio attraverso una diminuzione della leptina circolante. Questo stupefacente risultato porta a suporre che un corretto supporto alla flora intestinale sia auspicabile anche in soggetti con un infarto all’attivo. La teoria che è stata formulata per spiegare questa evidenza è che il microbiota metabolizzi la fosfatidilcolina alimentare producendo trimetilammina, che nel fegato viene trasformata in trimetilammina N-ossido (TMAO).

Detto tutto ciò, è importante capire se il nostro intestino è in equilibrio: se ciò è presente avremo un ph ben definito delle feci, e questo può essere controllato osservando se galleggiano nel wc, oppure si depositano sul fondo. In presenza di feci pesanti che rimangono sul fondo siamo in presenza di un ph con un valore fuori range, viceversa feci che sono in sospensione presentano un ph corretto, cioè la flora intestinale è in equilibrio. Altri fattori però possono influire sulla capacità di galleggiamento come ad esempio la quantità di fibra introdotta nella dieta tramite frutta e verdura, che gonfiando le feci le rende più leggere. In presenza di una dieta troppo ricca di grassi e con un malassorbimento di questi le feci tendono a galleggiare, ma soprattutto galleggiano in presenza di fermentazione intestinale perchè chiaramente inglobano aria.

Per quanto riguarda le tipologie di intervento sulla salute del nostro intestino le strade principali sono tre: comportamentale, fitoterapica e integrazione batterica. La prima prevede una lenta masticazione per insalivare il cibo e sminuzzarlo in modo da ridurre il rischio di fermentazione legato ad una parziale digestione, bere almeno due ore dopo il pasto per garantire la corretta concentrazione di acido cloridico necessaria alla digestione. La parte fitoterapica prevede invece l’assunzione dei macerati di Ficus Carica e Tilia Tomentosa: il primo ha un’azione regolatrice sulla secrezione dello stomaco ed un’azione regolatrice sulla motilità intestinale, mentre la Tilia Tomentosa ha un’azione maggiore a livello delle somatizzazioni a livello del tratto gastrointestinale. Per quanto riguarda l’assunzione di fermenti lattici a seconda del disagio correlato alla disbiosi esiste un ceppo specifico di probiotici.

Visto tutto ciò, la prossima volta che il farmacista consiglierà di assumere fermenti lattici dopo la terapia antibiotica, ascoltiamolo per non incorrere in altre problematiche.

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Devis Zampedri

Classe 1977 appassionato di omeopatia, ipnosi, nutrizione sportiva, praticante corsa di endurance, life coach. Sogno una farmacia dove possano essere proposti diversi livelli di ascolto e cura del paziente.