Stomatite: fitoterapia meglio dei farmaci?

La stomatite è una comune patologia però difficile da curare e debellare, a volte la terapia comprende immunostimolanti a causa della poca efficacia delle terapie farmacologiche; esistono tuttavia delle pianta, esattamente due sono molto efficaci, per trattare le fastidiose ulcere che si formano nella bocca impendendo le normali funzioni giornaliere. L’estratto idroalcolico della Mirra è ricco di tannini ed efficace per trattare anche altre patologie, si tratta di un rimedio sicuro e naturale.
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Introduzione:

“Afta” o “afte” deriva dalla parola greca “aphtha” che significa ulcera, sinonimi utilizzati comunemente sono “afta ulcerosa”, “stomatite” o “stomatite aftosa”. E’ tra le lesioni orali più comuni con una frequenza che va dal 5 al 25 %, di questi più della metà ha una recidiva entro tre mesi. La stomatite è stata segnalata anche tra i pazienti con HIV, è più frequente e più grande del solito, si evidenzia soprattutto nella fase avanzata della malattia.

Eziologia ed patogenesi:

Le cause della stomatite aftosa possono essere dovute a fattori locali o sistemici, questi ultimi possono essere di tipo infettivo (tifo, varicella, morbillo, scarlattina, difterite), di tipo ormonale (stato mestruale, gravidanza), di tipo carenziale (ipovitaminosi), di tipo dismetabolico (diabete, stati dispeptici, uremia).
Si tratta di una patologia che coinvolge la mucosa orale e comprende: gengive, guance, palato, faccia interna delle labbra e lingua. Spesso compaiono sulla mucosa una o più aree ulcerate oppure delle zone della mucosa particolarmente arrossate ben distinguibili dalla mucosa sana circostante in cui successivamente compaiono ulcere, caratterizzate da una patina bianca molto dolorosa.

Sintomi:

I sintomi tipici della stomatite sono: alito fetido, aumento della secrezione salivare, sanguinamento delle gengive, febbre, ingrossamento dei linfonodi e dolori spontanei che aumentano con il contatto.
Molto spesso è così dolorosa da impedire normali funzioni come mangiare, parlare o deglutire, soprattutto quando l’afte è sulla lingua: la stomatite sulla lingua è probabilmente la più invalidante e dolorosa a causa delle innervazioni e della costanza nel suo impiego.
Solitamente un’afta dura dai 7 ai 10 giorni, ma può anche durare mesi: alcuni estratti vegetali possono ridurre il periodo di guarigione e prevenirla, se ben trattata con metodi naturali può anche ridursi la recidiva.
I fattori predisponenti tale patologia sono: il fumo e lo stress, traumi, alimentazione errata, carenze nutrizionali, malattie sistemiche (es: anemia, malattia di Behcet, morbo di Chron), farmaci (ad esempio i FANS, beta-bloccanti, Nicorandil, Alendronato), predisposizione genetica, cambiamenti ormonali e disturbi immunologici.

Terapia tradizionale ed alternativa:

Le strategie terapeutiche per la stomatite sono molte: agenti topici, cauterizzazione e antibiotici, risciacqui contenenti enzimi attivi, trattamenti laser e terapia di combinazione, ma nessuna è definitiva. La fitoterapia ha due rimedi per alleviare il dolore, ridurre l’infiammazione e prevenire l’infezione in modo più sicuro ed efficace della comune terapia farmacologica, si tratta di rimedi curativi che la medicina moderna ha dimenticato.
A causa dell’indefinita eziologia è difficile trovare un trattamento risolutivo e le attuali terapie sono rivolte al miglioramento dei sintomi, queste devono essere naturali principalmente per la mancanza di tossicità in relazione ai farmaci comunemente utilizzati che inoltre non risolvono ma a volte prolungano i tempi di guarigione, ma anche per l’effetto benefico che si presenta rapido e potente.
Per trattare una stomatite è opportuno partire da rimedi che troviamo in casa come tè e camomilla: a prescindere dalla terapia che si decide di adoperare è utile e semplice fare degli sciacqui 3 volte al giorno con uno di questi due infusi, in corrispondenza della zona ulcerata, sia per ridurre il dolore, fattore importante per una patologia del genere, ma anche l’infiammazione e il rischio di recidiva. Si possono anche utilizzare le relative tinture idroalcoliche imbevendo un po’ di cotone per trattare la parte ulcerata.
Il razionale d’uso della Mirra (Commiphora molmol Engler) ricade proprio in patologie come questa; è una resina dall’odore acre raccolta in granuli brunastri, presente in Farmacopea Ufficiale, che dimostra attività antinfiammatoria, analgesica e disinfettante. E’ utilizzata pochissimo e spesso viene sostituita dalla più comune propoli che però, nonostante l’altrettanto notevole effetto antinfiammatorio, può dare problemi di allergia anche nell’uso topico in ragione dei derivati degli acidi caffeici, tali effetti invece non si riscontrano questo estratto idroalcolico.
La tintura di Mirra FU costituisce il rimedio d’eccellenza (per uso topico) per gengiviti, piorrea e stomatiti. Può essere utilizzata anche per la medicazione di abrasioni, ferite, ulcerazioni cutanee, foruncoli e acne, grazie alla presenza di una elevata quantità di tannini. Si può applicare direttamente sulla parte ulcerata imbevendo un po’ di cotone o meglio un cotton fioc con qualche goccia di estratto direttamente sulle ulcere in modo che queste si bagnino (sarebbe quì opportuno utilizzare il termine “spennellare”), da due a tre volte al giorno, è anche opportuno fare sciacqui più volte al giorno sopratutto per la prevenzione delle stomatiti: gli sciacqui si preparano mettendo in un bicchiere di acqua calda e salata (con sale grezzo) 20 gtt di tintura per la prevenzione ma fino a 60 se si è in fase acuta (questo è un ottimo rimedio anche per le gengiviti), ha un’azione antinfiammatoria e astringente sulle mucose, oltre che disodorante, disinfettante e stimolante la degranulazione.
Un’altra pianta utile è l’Agrimonia eupatoria che ha un’attività antinfiammatoria e disinfettante per uso topico, utilizzabile su cute e mucose. Le uniche indicazioni cliniche corrette sono: faringiti, stomatiti e diarrea, con un rilevante successo clinico. La modalità d’uso è sovrapponibile a quello della mirra, è molto efficace, oltre l’estratto idroalcolico, anche il decotto delle sommità fiorite, con cui si possono fare sciacqui almeno 3 volte al giorno senza effetti avversi: fare bollire in 250 ml di acqua 5 g di agrimonia per due minuti poi spegnere, coprire e lasciare in infusione per 30 minuti, poi filtrare ed utilizzare. Per uso esterno è utilizzabile anche per la cura di dermatiti essudative, abrasioni e ferite.

Conclusioni:

Sono piante sicure, non tossiche e prive di effetti collaterali utilizzate già nella medicina tradizionale per la cura di queste patologie, sono oggi adoperate per diverse malattie e miscelate anche ad altre erbe per la formulazione di tisane o integratori, ma non è da sottovalutare l’uso topico che, come abbiamo visto, possiede una sorprendente efficacia.

Bibliografia:

1. RichaWadhawan, Sumeet Sharma, GauravSolanki, RashmiVaishnav. “ALTERNATIVE MEDICINE FOR APHTHOUS STOMATITIS: A REVIEW”. International Journal of Advances In Case Reports, 2014;1(1):5-10.
2. Firenzuoli Fabio, Fitoterapia. Guida all’uso clinico delle piante medicinali. 2009, 600 p., ill., brossura, 4 ed. Elsevier.

Sitografia:
http://www.ospedalecardarelli.it/infopatologie/aree-terapeutiche/odontoiatria-e-stomatologia/stomatite

 

 

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Fabio Milardo

Laureato in "Scienze erboristiche" presso la facoltà di Farmacia dell'Università degli Studi Catania, è stato responsabile di produzione e formulatore in un laboratorio di produzione di integratori alimentari. Tiene corsi di formazione ed è docente del master in "Medicina Integrativa" dell'Università degli Studi di Firenze. Classifica e raccoglie piante medicinali in Sicilia, approfondendo sia l'uso tradizionale che moderno.