Rodiola rosea: come ripartire col piede giusto con l’aiuto della radice d’oro.

Il tramonto, una spiaggia vuota, le onde del mare che nel loro andirivieni creano la giusta colonna sonora a questo quadretto magico, simbolo di un’altra estate che volge al termine.
Settembre è da sempre l’emblema della ripresa, a malincuore bambini, ragazzi e adulti sono richiamati ai propri doveri.

Che sia il ritorno sui banchi di scuola, in ufficio o la disperata preparazione di un esame universitario rimandata troppe volte durante l’estate, ritornare alla solita routine invernale non è mai facile ed è spesso motivo di stress.
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STRESS. Ma cos’è lo stress??
Questo termine lo usiamo sempre (forse troppo), ma sappiamo a cosa si riferisce?
Nella metà degli anni 30, il medico e scienziato austriaco Hans Selye definisce col termine di stress una risposta strategica dell’organismo nell’adattarsi a qualunque esigenza, sia fisiologica che psicologica, a cui venga esso sottoposto.

Nell’immaginario collettivo la parola “stress” ha tipicamente un’accezione negativa e la si associa ad un effetto negativo per il nostro organismo, ciò non è del tutto vero. H. Selye ed altri studiosi dopo di lui hanno dimostrato che lo stress ha una faccia mutevole ,è positivo quando è desiderato e ci fornisce la sensazione di dominare il proprio ambiente, è negativo quando è indesiderato, spiacevole e accompagnato da sensazioni d’insicurezza, disagio, soggezione.
Vengono quindi identificati due tipo di stress:

• eustress o stress buono, indispensabile alla vita perché mette in atto meccanismi che stanno alla base dell’adattamento ambientale e quindi della prosecuzione della specie.
• distress o stress cattivo, originato da tutte quelle condizioni conflittuali che non portano ad una soluzione; questo se intenso o protratto nel tempo porta ad un profondo disequilibrio dell’omeostasi.

In altre parole, usando quelle di Donald Tubesing “Lo stress è come una spezia: nella giusta proporzione esalta il sapore di un piatto. Troppo poca produce un blando, noioso pasto; troppa può soffocarlo.”

Si tratta dunque di una reazione necessaria alla vita stessa: lo stress ci dà lo slancio indispensabile nel saltare gli ostacoli presenti sul nostro cammino.
Quand’è allora che diventa nocivo?
Quando gli ostacoli che incontriamo sono troppi!
Ecco allora che quell’arma a nostra disposizione ce la ritroviamo puntata contro!

Sull’argomento e sui possibili aiuti per sopportare meglio tutti gli eventi stressanti della nostra vita si potrebbe parlare per ore; dalle tecniche di respirazione, alla meditazione, al supporto psicologico, fino alla fitoterapia.
Quello di cui vi parlerò io arriva dalle zone artiche dell’Eurasia: la Rodiola rosea.

Il genere Rodiola comprende più di 200 specie, di cui almeno 20 (es. R. alterna, R. brevipetiolata, R. crenulata, R. kirilovii, R. quadrifida, R. sachalinensis e R. sacra) sono usate nella medicina tradizionale delle zone asiatiche. La più conosciuta e studiata è la Rodiola rosea L. .

La Rodiola rosea, o radice d’oro, come la chiamavano gli antichi, è usata nella pratica medica tradizionale da più di 2000 anni. Il medico greco Dioscoride nel 77 a.c. annoverò gli impieghi terapeutici della “Rodiazira” nella sua magistrale opera De Materia Medica,il primo trattato di medicina del mondo occidentale. Nel 300 a.d. i Tibetani disponevano di un gran numero di preparazioni a base di Rodhiola, in particolare per i disturbi legati ai polmoni e per accrescere la resistenza al freddo. Pare che i Lapponi usavano masticare pezzi di radice per sopportare meglio lunghi viaggi.

Oggi la Rodiola rosea è una delle più affermate piante ad uso adattogeno.
A questo proposito è bene aprire una breve parentesi: un errore comune è quello di infilare confusamente in un’unica categoria piante ad attività tonica, simpatico-mimetica e adattogena; in realtà, tutti gli adattogeni hanno un effetto tonico, ma non tutti i tonici sono adattogeni. Il profilo farmacocinetico fra queste classi è significativamente diverso, infatti a differenza dei primi due, gli adattogeni non inducono dipendenza, tolleranza e abusi potenziali, non mettono in pericolo la funzione mentale, inoltre non si registrano sintomi psicotici dopo un loro uso a lungo termine.

Dall’analisi fitochimica degli organi ipogei, che costituiscono la droga della pianta, sono stati isolati circa 140 composti catalogabili in diversi gruppi di metaboliti secondari, tra cui flavonoidi, fenilpropanoidi, monoterpeni, acidi fenolici e soprattutto derivati del feniletanolo.
A quest’ultimo gruppo appartengono i componenti più attivi: salidroside e tirosolo.

L’effetto adattogeno della Rodiola rosea è riconducibile a diverse sue azioni:

• interazione con il sistema ipotalamo- ipofisi-surrene e la conseguente inibizione della secrezione di cortisolo,e il controllo di mediatori chiave nella risposta allo stress.

• inibizione degli enzimi catabolici COMT (catecol-O-metiltrasferasi) e MAO-A e MAO-B (monoamino ossidasi) con conseguente aumento di circa un terzo dei livelli cerebrali di diversi neurotrasmettitori e sopratutto di serotonina, implicati nel controllo del comportamento (anche alimentare), dell’umore, dell’apprendimento.

• miglioramento del trasporto di ossigeno ematico, con incremento del numero di eritrociti e di emoglobina (con contrasto dei processi anaerobici a favore di quelli aerobici), moderazione dei livelli di acido lattico e acido urico.

• effetto anabolizzante sul tessuto muscolare:la Rodiola rosea è in grado di aumentare i livelli di acido glutammico e proteine nei muscoli allo stesso modo degli steroidi anabolizzanti, ma senza produrre effetti negativi caratteristici di un’assunzione prolungata di questi ultimi. (1)

La Rodiola rosea, sulla base di questo meccanismo d’azione, può essere utilizzata nel trattamento di diverse problematiche come depressione e ansia legate allo stress, mal d’altitudine, numerosi disordini gastrointestinali o nervosi, nella regolazione del peso corporeo, nell’incremento delle prestazioni fisiche e dello stato energetico, per il morbo di Parkinson e nelle turbe di memoria ed apprendimento, o ancora in disturbi che risultano essere una conseguenza dei periodi stressanti come ad esempio problemi legati alla sfera sessuale come l’amenorrea secondaria, la disfunzione erettile, l’eiaculazione precoce e l’ infertilità, ma anche per disfunzioni cardiovascolari o in caso di problemi uditivi (pare che la serotonina sia coinvolta nella modulazione dei processi sensoriali della corteccia uditiva primaria).

La farmacopea europea non prevede una monografia specifica sulla Rodiola rosea; ad ogni modo, gli estratti secchi idroalcolici di Rodiola rosea sono la forma tecnica di elezione nella pratica clinica e sono di norma standardizzati al minimo 3% di rosavine totali e 0,8-1% di salidroside.

Per quanto riguarda le controindicazioni si può stare tranquilli, la Rodiola rosea è una pianta sicura!
Gli studi clinici riportano che i prodotti a base di Rodiola rosea dovrebbero avere un range di dose che va da 50 mg a 660 mg per capsula, fino ad un massimo i 1500 mg/die, suggerendo un ampio margine di sicurezza (ADI). I test clinici effettuati ci aiutano a capire quale sia la migliore posologia per le preparazioni a base di questa radice in base al riscontro avuto nei pazienti. Per un effetto positivo sulle prestazioni fisiche riportano dosi di 200 mg/die e 680 mg/die e per coloro che dichiarano un effetto positivo sulla fatica mentale le dosi sono comprese tra 100-576 mg /die.

Va poi da sé che l’uso di posologie non adeguate può produrre reazioni avverse come agitazione o sovreccitazione: in tal caso è opportuno ridurre la dose di somministrazione o interrompere la terapia.

Ora quindi, prima di riprendere in mano il libro o di rientrare nel vestito da ufficio e abbandonare le tanto care e comode infradito, sapete che esiste una pianta meravigliosa che potrebbe farvi affrontare meglio il ritorno al solito tran tran … non resta che assumerla e ripartire!!

Sitografia e bibliografia:

1) www.smbitalia.org

2) Schwitter, Thomas. “Phytoterapy Reviews S.I.FIT Società Italianadi Fitoterapia.” Rhodiola Rosea: Uso Tradizionale, Composizione Chimica Ed Efficacia, 2011

3) Stephanie Maxime Ross, MH, MS, HT,CNC. “Rhodiola Rosea (SHR-5), Part 1,” 2014.

4) Campanini Enrica. Dizionario Di Fitoterapia E Piante Medicinali. Terza edizione. Tecniche Nuove, 2013.

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Silvia Simone

Sono laureata in "Scienze e Tecnologie Erboristiche" presso il dipartimento di Scienze della Vita dell'università di Modena e Reggio Emilia, attualmente frequento un Master di primo livello in "Fitoterapia clinica" presso l'università di Firenze. Nutro grande interesse e passione per la fitoterapia e credo in un approccio terapeutico integrato, che si occupi del paziente e non del disturbo.