Colesterolo: una visione globale sulla sua effettiva pericolosità.

A livello mondiale è in atto una pandemia silenziosa, tanto strisciante quanto mortale: il colesterolo alto. I governi stanno predisponendo fosse comuni per accogliere i milioni di morti che ci saranno negli anni a venire. Chiaramente sto scherzando, però il livello di ansia quando andiamo a ritirare gli esami del sangue è alto, e molto spesso non siamo in grado di leggere ed interpretare correttamente i valori. HDL, LDL, colesterolo totale, sembrano sigle terrificanti, cosa nasconderanno? Nel articolo che leggerete cercherò, analizzando i dati statistici e portando dati biochimici, di arginare la corsa alle statine a tutti i costi; e di valutare altri sistemi di controllo.

formazione colesterolo
Il colesterolo si forma a partire da due molecole di acetato ed attraverso una serie di passaggi vengono trasformati in 3-idrossi-3-metilglutaril-CoA , attraverso l’enzima idrossimetilglutaril-CoA reduttasi viene trasformato in acido mevalonico, e successivamente in squalene e poi in colesterolo.

Il colesterolo è un lipide facente parte della classe degli steroli, è presente in tutte le membrane cellulari, è un precursore della vitamina D grazie all’attivazione della luce, precursore degli acidi biliari e degli ormoni steroidei; ha caratteristiche idrofobiche perciò insolubile nelle soluzioni acquose. Precursore del coenzima Q10, dell’aldosterone e del cortisolo: due ormoni surrenalici che regolano la risposta allo stress e il ricambio idrico corporeo.

Presenta una caratteristica particolare: non ha una via di degradazione dedicata; perciò il problema che si pone la medicina è: come possiamo ridurre l’eccesso?

Il colesterolo si divide in due gruppi: quello esogeno e quello endogeno. Il colesterolo esogeno è quello che viene introdotto attraverso la dieta, mentre quello endogeno è quello che viene prodotto dalle nostre cellule. Il colesterolo esogeno è circa il 20% del totale, utilizzando un valore ottimistico, mentre la produzione endogena varia da 1 a 2 grammi al giorno.
Il colesterolo esogeno ha un’azione inibente sulla produzione endogena da parte delle cellule epatiche: questo potrebbe già far pensare che più colesterolo introduco con la dieta, meno ne produce il mio corpo. Questo è senz’altro corretto, ma le altre cellule non sono sensibili a questo controllo, portando facilmente ad un ipercolesterolemia.

Quando dal medico oppure in tv sentiamo parlare di colesterolo, non ci si riferisce quasi mai alla molecola, ma spesso si intendono tutte quelle proteine ad essa legate. Conoscendo la lipofilia della molecola di colesterolo capiamo come sia impossibile che possa essere trasportato nel sangue, infatti la natura per favorire la circolazione l’ha dotato di un rivestimento proteico. Questa associazione ha diversi nomi: HDL, LDL…, ognuna oltre alla funzione di tenere in soluzione i grassi nel sangue, ha la funzione di recettore: ovvero la diversità delle proteine associate permette di avere una data specificità per un certo tessuto. Infatti alle proteine HDL si lega il colesterolo che dai tessuti va al fegato per essere recuperato, invece il colesterolo che dal fegato ai tessuti è legato alle proteine LDL. Le LDL o”Low Density Lipoproteins” trasportano il colesterolo ai tessuti per permetterne l’utilizzo, in quanto la sintesi comporta un forte dispendio energetico. Il problema sorge quando la cellula non introietta le LDL per un mancato bisogno, questo succede quando le LDL sono in eccesso. Rimanendo in circolo vengono perossidate dai radicali liberi circolanti e causando infiammazione attivano la risposta dei macrofagi, che considerandole un pericolo le fagocitano. Questa situazione reiterata nel tempo provoca le placche ateromatose, provocando il restringimento del lume dei vasi.

trigliceridi 3L’utilizzo dei termini “buono” o “cattivo” si capisce quanto sia fuorvinte, infatti il colesterolo contenuto è sempre lo stesso, cambiano solamente le proteine di rivestimento e la destinazione d’uso. Infatti per valutare i dati sui lipidi circolanti nel sangue si consiglia di utilizzare la seguente formula:
Colesterolo Totale / HDL “Higt Density Lipoproteins” = X
Questo valore X deve essere minore di 5 negli uomini, e minore di 4,5 nelle donne. Ovvero più è alto il valore di HDL minore sarà il rapporto.

Per quanto riguarda il colesterolo LDL è calcolato da altri valori con la formula di Friedewald:
LDL = colesterolo totale – (HDL + 1/5 trigliceridi).
Le statine sono i farmaci più prescritti per il controllo del colesterolo e dopo un evento cardiovascolare. Sono farmaci che inibiscono la sintesi del colesterolo endogeno agendo sull’enzima idrossimetilglutaril-CoA reduttasi. Esistono diverse molecole facenti parte di questa classe di farmaci, tra cui: atorvastatina, simvastatina, fluvastatina, pravastatina, lovastatina, rosuvastatina e l’associazione simvastatina + ezetimibe.

Gli effetti collaterali delle statine sono principalmente legati al rischio di miopatia: le statine inibendo la via che produce anche il coenzima Q10 generano un difetto nella respirazione cellulare, dando luogo a dolori muscolari e crampi; legato alla respirazione si comprende anche il sintomo stanchezza generalizzata. Le cellule muscolari sono le più sensibili in quanto sono le più ricche di mitocondri, le nostre centrali energetiche. Da sottolineare che gli spermatozoi per avanzare hanno bisogno di energia, ricavata da, pensate un po’, dai mitocondri.

Prima di somministrare una statina, il medico dovrebbe controllare attraverso un esame del sangue
i valori di CPK “creatinfosfochinasi” un enzima capace di testimoniare di un eventuale danno muscolare; chiaramente con valori alterati la statina non viene somministrata.

Anche il fegato può essere offeso dal trattamento con questa classe di farmaci, infatti si notano alterazioni nella presenza degli enzimi epatici nel sangue, in maniera leggera, ma in alcuni casi si è arrivati all’epatite.

Altri effetti collaterali possono essere:
legati al cortisolo: riduzione della capacità di risposta allo stress.
Legati all’aldosterone: ritenzione di liquidi.
Legati alla vitamina D: riduzione dell’assorbimento del calcio.

I fattori di rischio che associati ad un valore di colesterolo alto fanno propendere per la sommistrazione di statine sono: fumo, diabete, sovrappeso, ipertensione, predisposizione genetica.

Ma in che modo viene valutata la necessità o meno di somministrare le statine?
Per quanto riguarda la valutazione delle LDL viene consigliata la somministrazione di statine se i livelli delle sudette superano i 190mg/dl; anche in assenza di ulteriori fattori di rischio.

Questo è quello che dice la scienza ufficiale, ora vediamo cosa dice la scienza dei grandi numeri.
Lo studio Framingham  che a partire dagli anni cinquanta per trent’anni ha valutato 1959 uomini e 2415 donne sane di età compresa fra i 31 e i 65 anni, ha dimostrato che:
Negli uomini sotto i 50 anni, eliminando influenze statistiche di altri fattori come fumo, peso corporeo, diabete e pressione, l’aumento di 10 mg/dl di colesterolo totale, la mortalità totale aumenta del 5% mentre quella cardiovascolare aumenta del 9%.
Nelle donne invece l’aumento del colesterolo non porta ad un aumento statistico significativo della mortalità.
Sopra i 50 anni un aumento di colesterolo non genera nessuna variazione nella mortalità.

Un articolo pubblicato su Lancet (Wverling-Rijnsburger et al. 2007) mostra:
Dopo i 70 anni la mortalità per malattia cardiovascolare è nulla.
Dopo i 70 anni la mortalità per patologia tumorale o infettiva diminuisce tanto più sono alti i valori di colesterolo.

Per quanto riguarda l’ultimo punto pensate che avere 240 mg/dl di colesterolo rispetto a 200 riduce la mortalità del 15%, ed avere 320 mg/dl addirittura riduce la mortalità sempre rispetto ad infezioni e tumori del 50%.

L’aumento del colesterolo circolante può avere diverse cause: alimentari, vita sedentaria, genetiche a causa delle cellule epatiche incapaci di ricaptarlo, emotive con l’aumento del cortisolo a causa di un’iperattivazione dell’asse “asse ipotalamo-ipofisi-surrene”.

In presenza di un paziente obeso, che molto spesso presenta resistenza alla leptina, ormone prodotto in eccesso da questa categoria di pazienti, abbiamo restistenza insulinica correlata che porta ad un accumulo di trigliceridi e colesterolo. Per questo è importante assumere carboidrati a basso indice glicmico, ovvero integrali, per ridurre la stimolazione insulinica che porterebbe altrimenti ad un ulteriore produzione di colesterolo.

Come sostituto alle statine esistono dei farmaci denominati agenti sequestrnti acidi biliari, ovvero delle resine che attraverso una loro affinità verso il colesterolo, riescono al legarlo all’interno dell’intestino trasportandolo all’esterno attraverso le feci. In questo modo si interrompe il turnover naturale che permette di riassorbire il colesterolo autoprodotto attraverso gli acidi biliari. L’accortezza che si raccomanda è di fare attenzione nella loro prescrizione in quanto resine adsorbenti, potrebbero adsorbire taluni farmaci.

Un’alternativa “naturale”, anche se dal punto di vista biochimico il principio attivo denota un funzionamento analogo alle statine, potrebbe essere l’utilizzo del riso rosso fermentato. Si ricava facendo crescere sul riso una muffa “Monascus purpureus” che porta alla formazione della Monacolina che presenta una struttura analoga alla statina lovastatina.

Gli interventi fino ad ora visti vanno ad intervenire solo sul colesterolo totale, per la niacina, una vitamina, non è così. La niacina o vitamina B3 componente del NAD “nicotinammide adenin dinucleotide” ha la capacità di aumentare i valori di HDL, unico farmaco al mondo in grado di intervenire a questo livello. Ricordando l’importanza del rapporto colsterolo totale/ HDL, si può comprendere come l’assunzione di questa vitamina dovrebbe essere consigliata a chiunque abbia i valori lipidici errati prima di qualsiasi altro intervento. L’utilizzo della niacina inoltre permette di abbassare i valori della lipoproteina A, considerato marker di rischio cardiovascolare. La niacina presenta un unico effetto collaterale che è rappresentato da un’estrema vasodilatazione, molto spesso a livello del viso, che regredisce nelle settimane successive proseguendo la terapia.

Un intervento “salutista” è sicuramente il movimento:
10 km settimanali di corsa per un mese fanno diminuire i trigliceridi
15-20 km settimanali di corsa aumentano il valore delle HDL
25 km settimnali di corsa per diversi mesi portano i valori di colesterolo totale e di LDL ad abbassarsi.

Considerando che suddividendo i km per cinque, i giorni lavorativi, otteniamo una distanza giornaliera irrisoria, tale per cui non dovrebbero esserci scusanti nell’applicare questo nuovo stile di vita.

E’ chiaro che i benefici a lungo termine si vedranno anche sulla glicemia e sulla funzionalità cardiocircolatoria.

Un altro aiuto dalla natura possiamo ottenerlo dall’utilizzo delle tinture madri di Allium sativum, Cynaria scolimus, Taraxacum officinale con somministrazione di 30 gtt mattina e sera e dal gemmoterapico Olea europea 1dh alla dose di 50 gtt mattina e sera.
In taluni casi, dove il biotipo della persona lo rappresenti, l’utilizzo di Nux vomica potrebbe dare risultati interessanti, ed anche Lycopodium per certi versi potrebbe esssere consigliato in alcuni soggetti con patologia conclamata.

Per utilizzare una metafora possiamo immaginare il colesterolo come un mattone, ed il nostro corpo come una casa, più gli anni passano più la casa ha necessità di mattoni per riparare le crepe e migliorare il sostegno globale; inoltre tanti più terremoti dovrà superare maggiori saranno le quantità di mattoni da utilizzare. Questo ci fa capire come progredendo con la vita e con i vari terremoti emotivi il colesterolo fisiologicamente per sua natura sarà portato ad aumentare proprio per darci un sostegno. Perciò al prossimo controllo del sangue cercate di valutare in maniera corretta i risultati, e soprattutto senza farvi coinvolgere dalla corsa al colesterolo basso a tutti i costi.

Bibliografia:

  • Speciani A. L. (2009) Colesterolo amico o nemico?
  • Abramson J., Wright J. (2007) Are lipid-lowering guidelines evidence-based?, Lancet, 369, pp. 168-9
  • Psaty B.M. Et al. (2004) Incidence of cardiovascular disease in older americans: the Cardiovascular Health Study, Journal of the American Geriatric Society, 52, pp. 1639-47
  • Weeverling-Rijnsburger A.W., Blauw G.J., Lagaay A.M., Knook D.L., meinders A.E., Westendorp R.G. (1997) Total cholesterol and risk of mortality in the oldest old, Lancet, 350, pp. 1119-23
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Devis Zampedri

Classe 1977 appassionato di omeopatia, ipnosi, nutrizione sportiva, praticante corsa di endurance, life coach. Sogno una farmacia dove possano essere proposti diversi livelli di ascolto e cura del paziente.