Nuove evidenze scientifico-strumentali nelle soluzioni omeopatiche ad altissima diluizione.

Sembra sconcertante, ma, per esempio, nel 2009, la Regione Toscana ha aperto all’ospedale di Pitigliano il primo centro pubblico a livello nazionale dove le cure complementari – vale a dire omeopatia, fitoterapia, agopuntura e altro – sono “passate” dallo Stato. Allora perché non erogare denaro anche per maghi guaritori?

Questa frase contenuta nell’intervista a Garattini, pubblicata sul giornale La Stampa il 21/10/2015, mostra in realtà una persona non informata. Per prima cosa volendo ammettere per un istante che l’omeopatia non funziona, non è ammissibile che la si paragoni ad una scienza come la fitoterapia, da dove parte tutta la medicina odierna. Per seconda cosa credo che non si debba schernire chi si occupa di malati, soprattutto lo scherno non dovrebbe venire da un medico che con il giuramento di Ippocrate dovrebbe aver messo la salute del paziente in primo piano.

Facciamo un passo indietro: l’omeopatia ebbe come fondatore Hahnemann un medico tedesco nato a metà dell’800. A quel tempo la malaria veniva curata attraverso l’utilizzo di un estratto della corteccia di China: il chinino, si credeva che la sua azione fosse dovuta all’effetto astringente; Hahnemann rifiutò questa spiegazione per il semplice fatto che sostanze più astringenti dell’attivo della China non riuscivano a curare la febbre da malaria. Allora il medico decise di testare in maniera diretta il chinino assumendone una dose tutti i giorni senza però aver contratto la malattia. Dopo diversi giorni di assunzione quotidiana presentava gli stessi sintomi della malaria: da qui formulò l’enunciato “similia similibus curantur”, ovvero il simile cura il simile.

La sfida di quest’articolo è dimostrare attraverso nuove teorie avanzate dall’evidenza di fatti oggettivi misurati strumentalmente, che l’omeopatia ad alta diluizione porta con sé un plus che l’acqua pura non ha.

Innanzi tutto vediamo cosa si intende per diluizione in ambito omepatico.Si parte all’inizio da una sostanza che può essere in forma di tintura madre, macerati glicerici, bioterapici ed isoterapici, prodotti chimici derivanti da minerali o animali. Questa sostanza viene a seconda che sia liquida o solida, diluita attraverso un solvente liquido nel primo caso, alcolico principalmente, tramite triturazione con lattosio nel secondo caso. Esistono diverse diluizioni: decimale, centesimale, korsakoviana, cinquantamillesimale. Volendo descrivere la diluizione centesimale si parte con una parte in peso della sostanza base e successivamente si aggiungono 99 parti di solvente. Si procede con la dinamizzazione agitando per almeno cento volte. Questa soluzione rappresenta la prima centesimale o detta 1CH, prelevando una parte di questa soluzione appena preparata e riportandola a volume con altre 99 parti di solvente e dinamizzandola, otteniamo la 2CH e cosi via. Procedendo con questa procedura le molecole di soluto man mano vanno disperdendosi sempre più, finchè arrivati alla 12CH non abbiamo più soluto, in quanto sopra questa diluizione si oltrepassa il cosiddetto numero di Avogadro che rappresenta la quantità di atomi contenuta in una mole di sostanza: 6.022 per 10 alla 24, e la 12ch è equivalente alla diluizione 10 alla 24.

Allora cosa contengono le soluzioni oltre la 12CH se non abbiamo più soluto?
Si ipotizza che l’acqua possa avere una memoria delle precedenti sostanze disciolte, si è giunti a questa ipotesi studiando le conformazioni molecolari fra le varie molecole di acqua e le interazioni tra i legami idrogeno. Queste strutture complesse vengono definite “clatrati” o “cluster”, dal latino “clathrus” o inferriata; sono delle formazioni molecolari cave all’interno. Quando viene disciolto un soluto in acqua le molecole d’acqua circondando la molecola di soluto, a seguito della succussione oppure grazie all’irradiazione con onde sonore o sonicazione, la molecola abbandona questo spazio lasciando però intatta la struttura molecolare acquosa creando appunto delle cavità. Procedendo con la succussione, le molecole di soluto continuano ad abbandonare le nuove cavità per poi venir circondate di nuovo da altre molecole di acqua creando un continuo formarsi di cluster. Nonostante le diluizioni successive, le molecole rimanenti seguono la stessa dinamica finchè si arriva oltre il limite di diluizione, dove manca la presenza fisica del soluto, e si ha una soluzione di clatrati; una sorta di “ombra del soluto”. La stabilità di queste formazioni è migliorata in soluzioni idroalcoliche rispetto alle soluzioni di sola acqua.

Si comprende come ad ogni molecola di soluto corrisponda una sorta di impronta digitale lasciata nel solvente, data dalla conformazione molecolare del soluto; infatti la disposizione delle molecole d’acqua che andranno a formare i cluster sarà dipendente dalla molecola attorno alla quale si andranno a disporre.

Interessante da questo punto di vista, per sottolineare come in realtà la presenza di soluto non sia fondamentale, è l’esperimento dove è stata irradiata dell’acqua fisiologica con delle microonde non termiche e si è visto come si instauraravano modifiche nella capacità dell’acqua di influenzare l’apertura e la chiusura dei canali ionici di membrana; questa capacità veniva mantenuta anche dopo il tempo di irradiazione.

Senza spingerci in studi particolareggiati, il gruppo di Vittorio Elia dell’università di Napoli misurando caratteristiche come: conducibilità, calorimetria, phmetria e misure di forza elettromotrice di celle galvaniche ha potuto affermare che esiste differenza fra soluzioni di acqua pura e soluzioni omeopatiche sopra la 12CH per la differenza dei parametri misurati.
Mettendo assieme questi risultati con la presenza dei cluster, possiamo affermare che una soluzione omeopatica presenta una riorganizzazione della disposizione molecolare del soluto tale per cui si ha un’alterazione delle misure fisiche di tale solvente. E’come se la sostanza precedentemente presente nella soluzione lasciasse la sua ombra come ricordo di se.

Per studiare l’effetto dell’omeopatia sulle cavie si è scelto di utilizzare gli stessi modelli che vengono utilizzati per testare i farmaci allopatici: modello del riflesso di raddrizzamento e modello di catalessi.

  • Modello del riflesso di raddrizzamento:
    Grazie ai riflessi di raddrizzamento riusciamo a mantenere una postura corretta. Considerando che l’etanolo induce la perdita di questi riflessi, trattando degli animali con questa sostanza si é voluto testare il rimedio omeopatico Nux Vomica 30 ch. Gli animali a cui viene ridotto questo riflesso rimangono sdraiati ed immobili come se dormissero. Riconosciuto in ambito omeopatico come rimedio in grado di curare gli effetti dell’alcolismo, si é scelto di trattare per via orale degli animali a cui ad una distanza di sei ore veniva somministrata una soluzione di etanolo al 25% nella quantità di quattro grammi a chilogrammo per via intraperitoneale. Questo precedente trattamento con Nux vomica riduceva in maniera significativa il tempo di sonno del ratto albino.
  • Modello di catalessi:
    La catalessi é una condizione transitoria di immobilità in cui l’animale non riesce a correggere una postura sbagliata dettata da una posizione anormale di partenza. Può essere indotta con farmaci o con limitazioni nei movimenti.
    In questo studio si sono valutati gli effetti di Agaricus muscarius 30ch:
    Cavie trattate con aloperidolo (5mg/kg i.p.), un antagonista della dopamina che induce catalessi, se prima venivano trattate con Agaricus muscarius si notava una soppressione della catalessi.
    Mentre Agaricus se somministrato assieme alla apomorfina (5mg/kg) agonista della dopamina, favoriva la catalessi. Mentre l’apomorfina somministrata da sola non produce catalessi.
    Da questo studio si é inoltre visto che Agaricus può invertire la catalessi indotta da aloperidolo solamente se somministrato per via orale e non per via intraperitoneale. Si è provato a somministrare Agaricus 30 ch diluito 1:50000 senza dinamizzare e la sua efficacia scompariva, mentre dinamizzzando la soluzione ottenuta tornava ad essere attiva.

Inoltre, esistono moltissime ricerche in vitro condotte su cellule oppure su parti di esse, ma i due studi riportati sotto hanno la peculiarità di avere un plus in quanto per testare le diluizioni omeopatiche hanno scelto di utilizzare un enzima, una struttura che per quanto piccola possa essere, rappresenta un sistema di lavoro semplice e senza altre interazioni.

Boyd (1941, 42, 46, 54), fu il primo a condurre esperimenti in vitro, iniziò utilizzando Mercurius corrosivus 30ch (cloruro di mercurio). Per testarlo utilizzò l’enzima diastasi, che é un insieme di enzimi che digeriscono l’amido: osservò come il preparato omeopatico accelerasse la velocità di digestione della diastasi; la differenza risultò altamente significativa e venne successivamente confermata da altri studi.

Forte di questi risultati, N. Sukul e A. Sukul, hanno indagato sia Mercurius corrosivus, Mercurius iodatus (ioduro di mercurio), ognuno alla 30ch; lo scopo esperimento era capire se un diverso ione potesse influenzare l’attività dell’alfa-amilasi. Il solvente scelto é stato etanolo al 90%, e acqua pura: in modo da testare sia le differenze dovute al soluto, sia le differenze derivanti dal solvente.

Per valutare la stabilità delle soluzioni si é scelto di testarle a: 4 giorni, 1 mese, 12 mesi.

Mercurius corrosivus 30ch in acqua preparato 4 giorni, ed un mese prima; e quello preparato in etanolo al 90% hanno aumentato in modo significativo l’attività della alfa-amilasi. Mentre nel caso delle soluzioni preparate un anno prima, solamente la soluzione idroalcolica ha presentato una variazione significativa sull’attività dell’enzima rispetto al controllo; mentre la soluzione acquosa non ha variato l’attività in confronto ail controllo.

Per quanto riguarda le differenze fra lo ione ioduro e lo ione cloruro, dobbiamo premettere che in soluzione acquosa non dinamizzata, il mercurio presenta un’azione inibente sull’enzima: In quanto si lega agli amminoacidi cisteina, treonina e istidina (Muller e Saenger, 1993). Mentre in forma dinamizzata il mercurio sia cloruro che ioduro presenta un’attività promotrice dell’enzima. Mentre per quanto riguarda l’analisi degli anioni non si é notata differenza di attività, anche se in ambito ponderale il cloruro é in grado di promuovere l’alfa amilasi.

Questo ci porta a farci due domande:
1. Se l’omeopatia come sostengono é solo placebo, allora chi sostiene questo dovrebbe ammettere che anche un enzima é dotato di capacità di discernimento.
2. Se le diluizioni sopra il 12 CH non presentano soluto, cosa altera la velocità di attività di un enzima?

Analizzando i risultati di questi studi possiamo affermare che il rimedio omeopatico ha un’azione a livello chimico senza la mediazione di un organismo vivente. Considerando che l’attività di un enzima e di tutte le molecole biologiche é data dalla struttura tridimensionale delle stesse, ed anche minime variazioni strutturali date dal calore o dall’interazione con altre molecole porta a variazioni di attività, si può teorizzare che una diversa solvatazione delle molecole di solvente ed una loro diversa struttura organizzativa a livello di piani tridimensionali porti ad una conseguente influenza sulle strutture biologiche.

Altro dato che risalta subito é la instabilità delle soluzioni acquose, probabilmente come si introduceva all’inizio dell’articolo, dovuta al fatto che i cluster tendono a riorganizzarsi nel tempo, portando le molecole di acqua a disporsi come in origine prima della dinamizzazione. La presenza di alcool etilico, forse grazie ad ulteriori gruppi  -ossidrili, aumenta la stabilità delle strutture mettendo in comunione il doppietto elettronico dell’ossigeno, molto più disponibile di quello acquoso.

Questi dati fanno supporre che esista un’altra variabile da considerare per spiegare questi risultati, una variabile che necessariamente possa essere il punto di unione di tutti questi studi; vedremo nella seconda parte di questo articolo come lo studio dei soluti e dei loro legami con il mezzo solvente possano fornirci ulteriori informazioni al riguardo.

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Devis Zampedri

Classe 1977 appassionato di omeopatia, ipnosi, nutrizione sportiva, praticante corsa di endurance, life coach. Sogno una farmacia dove possano essere proposti diversi livelli di ascolto e cura del paziente.