Disfunzione erettile: terapie e stile di vita

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L’impotenza è un disturbo che coinvolge molti pazienti ed i numeri sono in aumento. Occorre prestarvi attenzione dal momento che può assumere i contorni della patologia ed è comunque un campanello d’allarme che segnala la possibile presenza di un rischio cardiovascolare. E’ possibile distinguere tra disfunzione erettile primaria e secondaria (causata da un’altra patologia); considerare i fattori di rischio principali consente di poter attuare i primi interventi a partire dallo stile di vita ed agire così il prima possibile evitando l’aggravamento e lo sviluppo di patologie collaterali come ansia e depressione. Il trattamento farmacologico prevede l’utilizzo di sildenafil, tadalafil o vardenafil, farmaci tradizionali che presentano effetti collaterali ed interferenze nel metabolismo di altre sostanze farmacologicamente attive, da assumere sotto controllo medico. Tra le alternative naturali troviamo invece il Ginseng coreano, Ginkgo biloba e Schisandra chinensis che hanno mostrato prove di efficacia in questo campo.

La disfunzione erettile è un problema clinico piuttosto diffuso ma poco denunciato anche se carico di problematiche che coinvolgono anche l’aspetto psicologico e sociale. Nel 2012 su 30 milioni di casi all’anno soltanto 200 mila erano arrivati a chiedere l’aiuto di un medico ed i numeri sono in aumento. Si stima per il 2025 un numero di casi superiore a 322 milioni distribuiti prevalentemente nei Paesi in via di sviluppo.

L’impotenza deve però essere clinicamente definita: non si può definire tale quando ci si trova di fronte ad un episodio sporadico ma assume i contorni della patologia quando non si riesce ad avere un rapporto sessuale con successo nel 50% dei casi per almeno 6 mesi consecutivi; è possibile distinguere tra impotenza primaria, causata da problemi ormonali, genetici o da gravi problemi psichiatrici, e secondaria che è invece più diffusa e scaturisce da un’altra patologia come ad esempio diabete, arteriosclerosi, disordini neurologici, psicologici, stress prolungato o interventi chirurgici ai genitali.

E’ anche importante ricordare come la disfunzione erettile sia in realtà un campanello d’allarme da tenere in considerazione del momento che coinvolge meccanismi implicati anche nel rischio cardiovascolare. L’intervallo medio che intercorre tra la manifestazione dell’impotenza e l’insorgere di eventi cardiovascolari va mediamente dai due ai cinque anni. Tuttavia è normale che venga prestata più attenzione ai sintomi della disfunzione erettile che possono così essere utilizzati come campanello d’allarme per la prevenzione di altre patologie. La disfunzione erettile e le patologie cardiovascolari presentano gli stessi fattori di rischio: mancanza di esercizio fisico, obesità, fumo, ipercolesterolemia e sindrome metabolica.

Uno dei primi interventi che si possono attuare è l’inizio di un’attività fisica di intensità moderata: nel Massachusetts Male Aging Study gli uomini che hanno praticato un’attività fisica regolare hanno ottenuto una diminuzione del 70% del rischio di sviluppare impotenza a confronto con il gruppo di pazienti sedentari e in 8 anni di follow up dello studio una significativa diminuzione rispetto al controllo di episodi di disfunzione erettile. Le disfunzioni sessuali sono tuttavia di difficile inquadramento a causa dei molteplici fattori implicati. Occorre che ci sia armonia tra l’attività neurale, vascolare, il rilascio di ossido nitrico nel corpo cavernoso del pene e i livelli di androgeni. Sottovalutare il problema ed i risvolti psicologici può portare  a patologie collaterali come ansia e depressione. E’ quindi importante tenere presente tutte queste componenti fin dal momento della diagnosi e cercare di curare la complessità del problema e non solo il sintomo.

I farmaci di prima scelta nel trattamento di questa patologia sono gli inibitori della PDE5, un enzima che idrolizza il cGMP nel tessuto cavernoso del pene. In seguito a stimolazione sessuale avviene il rilascio di ossido nitrico che stimola la guanilato ciclasi a produrre cGMP poi metabolizzato dalla PDE5. Inibendo questo enzima si ha un aumento del cGMP, aumenta il flusso di sangue arterioso con conseguente rilassamento della muscolatura liscia, vasodilatazione ed erezione. Le principali molecole in commercio sono sildenafil, tadalafil e vardenafil; richiedono tutti una stimolazione sessuale in quanto non sono iniziatori dell’erezione. Il primo in ordine temporale è il sildenafil, entrato in commercio nel 1998. E’ attivo dopo 30 – 60 minuti dall’assunzione e l’efficacia è mantenuta per circa 12 ore. Esiste in tre dosaggi, 25, 50 o 100 mg; il dosaggio opportuno viene stabilito dal medico ed è soggetto ad aggiustamenti in base alla reattività del paziente. Seguono poi il Tadalafil ed il Vardenafil, entrati in commercio nel 2003. Entrambi sono attivi 30 minuti dopo la somministrazione ma l’assorbimento del tadalafil non risente dell’assunzione di cibo cosa che invece accade per il sildenafil ed il vardenafil il cui assorbimento è rallentato se assunti dopo un pasto abbondante e ricco in grassi.

Tutti questi inibitori della PDE5 presentano effetti collaterali normalmente di lieve entità come cefalea, dispepsia, mal di schiena, congestione nasale, vampate e capogiri tra i più comuni. Generalmente il comparire degli effetti collaterali è mitigato da un uso continuativo del farmaco. Questi farmaci vengono metabolizzati da varie forme del CYP450 (CYP3A4 come via primaria e CYP2C9 come secondaria): questo significa che occorre prestare attenzione nel caso in cui il paziente assuma farmaci o sostanze che risultano inibitori o induttori di questo enzima perché potrebbero verificarsi aumenti o diminuzioni non previste nella biodisponibilità del farmaco. Va da sé che l’assunzione di sildenafil, tadalafil o vardenafil debba essere seguita dal medico che consiglierà la molecola migliore scegliendola in base alla frequenza prevista dei rapporti, alle necessità del paziente ed alla sua personale esperienza. Si tratta comunque di terapie che risolvono il problema ma non lo curano. E’ stato osservato infatti che dopo un anno di trattamento con 5mg/die di tadalafil ed un periodo di sospensione di 4 settimane nel 75% dei pazienti la funzionalità erettile non è stata mantenuta.

Esiste poi la possibilità di utilizzare degli integratori a base di piante officinali che hanno dimostrato attività afrodisiaca. Studi recenti hanno focalizzato l’attenzione su alcuni estratti erboristici di alcune erbe orientali come il Ginseng coreano, il Ginkgo biloba e la Schisandra chinensis. Gli estratti sono stati studiati per valutarne l’efficacia ma anche nella speranza di riuscire ad isolare da questi delle molecole attive in grado di dare nuovi spunti per la sintesi di farmaci per il trattamento dell’impotenza che presentassero una struttura chimica diversa rispetto agli inibitori della PDE5 di cui sopra.

Il Ginseng coreano è noto nell’uso tradizionale nella medicina cinese come erba utile al benessere fisiologico complessivo. Questa sua attività è dovuta ad effetti a livello del sistema nervoso centrale, del metabolismo, del sistema immunitario e cardiovascolare. A livello della muscolatura liscia invece si è visto che alcuni ginsenosidi hanno la capacità di aumentare la conduttanza dei canali KCa inducendo un rilassamento della muscolatura liscia.

Un’altra pianta descritta nella farmacopea cinese è il Ginkgo biloba. E’ noto per la capacità di migliorare la perfusione vasale periferica ed a livello centrale; è stata dimostrata la sua capacità di contrastare la disfunzione erettile nel 50% dei casi dopo una somministrazione di Ginkgo per sei mesi continuativi e nel 76% dei casi in un altro studio che riguardava la disfunzione erettile causata dalla somministrazione di farmaci antidepressivi inibitori del reuptake della serotonina. Il Ginkgo può provocare sanguinamento, nausea, mal di testa e problemi gastrointestinali.

Infine la Schisandra, anch’essa pianta orientale, ha dimostrato un’efficacia nel trattamento dell’impotenza dipendente dalla sua attività inducente il rilascio nell’NO dalle eNOS (enzima responsabile della sintesi dell’NO) presenti nel corpo cavernoso e dalla capacità di indurre il rilassamento della muscolatura liscia tramite defosforilazione delle catene leggere di miosina.

Dunque occorre prestare la massima attenzione allo stile di vita ed alla dieta: questi fattori sono in grado di influenzare in maniera determinante la comparsa di fenomeni di disfunzione erettile. In uno studio durato dieci anni e riportato di recente sull’American Journal of Clinical Nutrition è stata riportata un’incidenza del 35,6% di episodi di disfunzione erettile. L’assunzione di flavonoidi con la dieta ha portato ad un calo statisticamente significativo nei casi di disfunzione erettile negli uomini sotto i 70 anni di età. I flavonoidi, molecole largamente presenti negli alimenti caratteristici della dieta mediterranea, sembrano essere tra i costituenti alimentari più efficaci nel combattere la comparsa di disfunzioni sessuali. Gli individui che praticano costante attività fisica e che consumano grandi quantità di flavoniodi ed antocianine nella dieta presentano un rischio inferiore del 21% di impotenza rispetto a chi non controlla esercizio fisico e dieta.

In conclusione la disfunzione erettile è una patologia che soprattutto negli ultimi anni ha trovato grandi risposte tra le terapie farmacologiche (sildenafil, tadalafil e vardenafil), tuttavia è necessario intervenire sullo stile di vita, sugli aspetti psicologici e sull’alimentazione per poter considerare il problema a tutto tondo e scegliere al meglio uno schema terapeutico adatto al paziente. Si può in generale partire dalla correzione dello stile di vita e dell’alimentazione, ottenere un supporto tramite l’assunzione di piante medicinali come Schisandra chinensis, Ginseng coreano e Ginkgo biloba ed infine, se queste misure non sono sufficienti, affidarsi alla terapia farmacologica classica.  E’ inoltre necessario tenere presente che si tratta di un problema clinico che non deve essere sottovalutato quale campanello d’allarme per l’incidenza di patologie cardiovascolari e anche per questo motivo è importante parlarne con il proprio medico ed affidarsi a personale qualificato.

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Laureata in chimica e tecnologia farmaceutiche a Torino nel 2010 mi sono poi specializzata con il Master in fitoterapia dell'Università di Trieste e Madrid. Farmacista appassionata, amo tenermi aggiornata su tutto ciò che riguarda le piante officinali e la salute in generale.